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Boxe, Mayweather a caccia del record. Ma c'è la maledizione di Marciano

Se il fuoriclasse batterà l'haitiano Berto arriverà a 49 incontri tutti vinti, eguagliando la striscia della leggenda di Ripa Teatina. In passato altri si sono avvicinati (l'episodio più famoso è quello di Larry Holmes) senza riuscire, ma i favori del pronostico pendono tutti dalla parte di 'Money'

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Lawrence sale sul ring di Las Vegas, è una notte di settembre di trenta anni fa. E' campione del mondo dei pesi massimi da sette, ed il suo regno è saldo: Mandingo Norton ha provato a spodestarlo, ma lui ha resistito con un ultimo round di intensità brutale. Anche Reinaldo Snipes ci ha provato: Lawrence ha toccato il tappeto al settimo, ma si è vendicato quattro round dopo. Dal primo gong della carriera nel 1973 alla quella notte ne ha vinti 48, ha anche distrutto il mito di Muhammad Alì, ormai appannato da età e malattia.  Ancora uno ed eguaglierà un altro mito che si è ritirato dopo 49 incontri, tutti vinti. Si può fare, l'avversario, Michael, ha vinto le Olimpiadi nei pesi medi a Montreal, da prof ha fatto il mediomassimo e nessuno salito nei massimi ha mai conquistato il titolo del mondo. Lawrence 'Larry' Holmes però è presuntuoso, troppo sicuro di sè, e viene battuto: ci pensa Michael Spinks (che qualche tempo dopo perderà quasi senza combattere, attanagliato dal terrore, contro Mike Tyson), ma soprattutto ci pensa il fantasma del mito, Rocky Marciano. E' la maledizione del 49° incontro. Un anatema spietato con Holmes, ma non solo con lui. Ora tocca a Floyd Mayweather jr varcare la soglia. Anche 'Money' ha vinto i primi 48 incontri, e nella maggior parte dei casi si è trattato di esibizioni di tale classe pugilistica da fargli guadagnare  - oltre che una spaventosa montagna di quattrini, da qui l'alias- il titolo virtuale quanto prestigioso di miglior pugile pound for pound.
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De La Hoya, Marquez, Mosley, il messicano roscio Alvarez e per ultimo Manny Pacquiao, nel match nettamente vinto ai punti che ha diviso l'opinione pubblica. In molti hanno visto in Mayweather la perfezione del pugilato, in molti però hanno anche visto una esibizione platonica incompatibile con il giro complessivo di 200 milioni di dollari. Forse per questo stavolta i quattrini saranno di meno e il campione dovrà 'accontentarsi' di una quarantina... Quarantanove vittorie e dire basta. E' come se il mondo della boxe avesse voluto tracciare una linea netta e rendere omaggio al campione di Ripa Teatina. Un numero scelto come l'assoluto, che a dirla tutta sa vagamente di forzatura. Perché andando a scandagliare le strisce vincenti, impossibile omettere quella di Julio Cesar Chavez, altro fuoriclasse assoluto: ha vinto i primi 87 (avete letto bene, 87) match, e non certo contro avversari di comodo. Poi Pernell Whitaker gli impose il pari, quindi Chavez 'sporcò' il ruolino prolungando troppo la carriera: arrivarono sei sconfitte (su 109 incontri) che si accompagnarono a parecchi guai con il fisco.  

Mayweather per lasciare il segno ha optato per la 'missione possibile', scegliendosi un avversario tutto sommato abbordabile in Andre Berto. E' un pugile di Haiti con qualche macchia -vedere vicenda doping- ma solido, che non si tira indietro quando c'è da soffrire ed ha un pugno piuttosto pesante come dimostrato i 23 ko all'attivo sulle 30 vittorie complessive. Le prime 27 consecutive, poi la sconfitta contro quel Victor Ortiz a seguire letteralmente preso in giro da Mayweather, che lo irrise per punirlo dalle reiterate scorrettezze. Dunque, Berto tosto e potente: e allora la missione possibile? Sta nella enorme differenza di classe tra i due. Sempre che... il fantasma di Marciano non torni ad aleggiare sinistro. Farebbe bene a preoccuparsene non solo Mayweather, ma anche l'altro pugile attualmente a quota 48,  mediaticamente disintegrato dallo statunitense. Si tratta dell'argentino Cesar Renè Cuenca, elemento di tecnica raffinatissima ma dal pugno troppo dolce, atteso a Kazan il prossimo 4 novembre dal picchiatore russo Troyanovsky.  
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Il fatto che Berto sia pugile alla portata non è però del tutto tranquillizzante. Anche Holmes era strafavorito e, scendendo ampiamente di livello, lo erano anche Valuev e Nielsen. Il primo, gigante russo di 213 centimetri, era riuscito a prendersi una fetta di titolo (Wba) dei pesi massimi: vinceva più che altro per la sua stazza che per la qualità pugilistica piuttosto improvvisata. Fu fermato dal 'piccolo' Ruslan Chagev dopo aver vinto i primi 47.  Di livello ancora più basso il danese Nielsen, che il titolo mondiale se lo sognava: era riuscito a vincere 49 incontri di seguito con avversari quasi non irresistibili, ma proclamò ai quattro venti l'intenzione di superare Marciano. Ci pensò un certo Dicky Ryan, poco più di un onesto pugile, a fargliela pagare.

Insomma, qualità o meno, il brivido è assicurato quando c'è il mezzo Marciano. Rocky l'incontro del record lo sostenne il 21 settembre 1955 (esattamente trenta anni prima del tentativo di Holmes) contro il leggendario Archie Moore: un match selvaggio, straordinario, combattuto a viso aperto per nove round fino alla resa della 'Vecchia Mangusta'. Nonostante la sconfitta, Moore appena dopo il match dichiarò con la faccia di uno che era stato in gita al lago: "Penso che sia stato un grande match, mi sono divertito molto...". Chissà se Berto avrà lo stesso buon umore dopo il match.   
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