Non è mai finita finchè c'è una sola unica, folle, possibilità. Mai. Nel senso letterale. Se poi quella possibilità è nelle mani, nelle gambe, nel cuore e nella testa di Aaron Rodgers, categoria quarterback-fuoriclasse la parola speranza si veste di concretezza e forza.
Mancano zero secondi alla fine del match tra Lions e Packers, ma c'è ancora una chance. E' figlia di una sciagurata (per i Leoni) penalità rimediata da un difensore di Detroit, Taylor, che ha afferrato per il casco proprio Rodgers quando ormai non serviva a nulla e la partita per Green Bay era bella che andata. Face mask e un altro down per la squadra plurititolata che ha inseguito per tutta la partita ed è ancora sotto di due decisivi punti.
Dunque, palla a Rodgers, ma la pressione dei linebacker è immediata e Aaron rischia di essere nuovamente preda di un placcaggio. Riesce a muoversi con agilità e a sfuggire al blitz, è costretto a indietreggiare, è lontano, molto, dalla end zone. Ha una sola scelta: il passaggio dell'Ave Maria, espressione idiomatica con la quale nel football viene chiamato il lancio della disperazione, quando, insomma, non ci sarà un domani rispetto al match che stai giocando.
Si coordina e molla una bomba che solca il cielo scuro di Detroit, è una parabola altissima che piomba in end zone dove si affollano un po' tutti. Ma il più lesto si chiama proprio come il quarterback-fuoriclasse: Rodgers, Richard Rodgers. Ha uno stacco da cestista, abbranca l'ovale e ritorna giù con i due piedi.
Touchdown. Touchdown. Touchdown. Una scossa elettrica attraversa tutti gli appassionati di football. E' come un film. Meglio di un film. Perchè reale. E' la magia di uno sport incredibile.
[[ge:rep-locali:repubblica:128781981]]
Aaron Rodgers sembra un bambino a cui hanno fatto il regalo più bello della sua vita. Corre come un pazzo verso l'altro Rodgers. Ma tutta la sideline Packers si precipita lì. E' una festa caotica e allegra. Mentre i rivali si afflosciano come se non avessero più una stilla di energia e il quarterback dei Lions, Matthew Stafford si dà un colpo in testa per la rabbia e fa volare via il cappellino con i colori di Detroit.
Pazzesco. E, al di là del tifo (ma non oso immaginare la reazione degli appassionati italiani che inondano di commenti la pagina facebook Green Bay Packers Fans Italy) per l'una o l'altra squadra, è l'ennesima conferma dell'incertezza unica che rende unica questa disciplina maltrattata dalla gran parte dei media italiani. Ma, si sa, in ogni campo arroganza e ignoranza vanno a braccetto.
E' una vittoria fondamentale per Green Bay e per le sue aspirazioni di play off e anche oltre. Riscatta quattro brucianti ko arrivati negli ultimi 5 match, piega e annulla le speranze di una clamorosa risalita di Detroit (un altro team, forte e aggressivo, assolutamente competitivo dopo alcuni repulisti interni) e restituisce entusiasmo e convinzione ai giallo verdi.
Bella anche l'intervista finale, sul campo, con il qb fuoriclasse. Alla giornalista Aaron parla con il cuore: "E' stata la più fantastica, incredibile e bella vittoria della mia vita. Ci abbiamo provato sino alla fine, anche dopo quel disastroso primo tempo (sotto per 17-0...), un successo immenso".
Un miracolo sportivo. Il giorno dopo aver compiuto 32 anni. E' la festa di un Campione. Sì, con la maiuscola.
Thursday Night
Detroit Lions - Green Bay Packers 23 - 27
Mancano zero secondi alla fine del match tra Lions e Packers, ma c'è ancora una chance. E' figlia di una sciagurata (per i Leoni) penalità rimediata da un difensore di Detroit, Taylor, che ha afferrato per il casco proprio Rodgers quando ormai non serviva a nulla e la partita per Green Bay era bella che andata. Face mask e un altro down per la squadra plurititolata che ha inseguito per tutta la partita ed è ancora sotto di due decisivi punti.
Dunque, palla a Rodgers, ma la pressione dei linebacker è immediata e Aaron rischia di essere nuovamente preda di un placcaggio. Riesce a muoversi con agilità e a sfuggire al blitz, è costretto a indietreggiare, è lontano, molto, dalla end zone. Ha una sola scelta: il passaggio dell'Ave Maria, espressione idiomatica con la quale nel football viene chiamato il lancio della disperazione, quando, insomma, non ci sarà un domani rispetto al match che stai giocando.
Si coordina e molla una bomba che solca il cielo scuro di Detroit, è una parabola altissima che piomba in end zone dove si affollano un po' tutti. Ma il più lesto si chiama proprio come il quarterback-fuoriclasse: Rodgers, Richard Rodgers. Ha uno stacco da cestista, abbranca l'ovale e ritorna giù con i due piedi.
Touchdown. Touchdown. Touchdown. Una scossa elettrica attraversa tutti gli appassionati di football. E' come un film. Meglio di un film. Perchè reale. E' la magia di uno sport incredibile.
[[ge:rep-locali:repubblica:128781981]]
Aaron Rodgers sembra un bambino a cui hanno fatto il regalo più bello della sua vita. Corre come un pazzo verso l'altro Rodgers. Ma tutta la sideline Packers si precipita lì. E' una festa caotica e allegra. Mentre i rivali si afflosciano come se non avessero più una stilla di energia e il quarterback dei Lions, Matthew Stafford si dà un colpo in testa per la rabbia e fa volare via il cappellino con i colori di Detroit.
Pazzesco. E, al di là del tifo (ma non oso immaginare la reazione degli appassionati italiani che inondano di commenti la pagina facebook Green Bay Packers Fans Italy) per l'una o l'altra squadra, è l'ennesima conferma dell'incertezza unica che rende unica questa disciplina maltrattata dalla gran parte dei media italiani. Ma, si sa, in ogni campo arroganza e ignoranza vanno a braccetto.
E' una vittoria fondamentale per Green Bay e per le sue aspirazioni di play off e anche oltre. Riscatta quattro brucianti ko arrivati negli ultimi 5 match, piega e annulla le speranze di una clamorosa risalita di Detroit (un altro team, forte e aggressivo, assolutamente competitivo dopo alcuni repulisti interni) e restituisce entusiasmo e convinzione ai giallo verdi.
Bella anche l'intervista finale, sul campo, con il qb fuoriclasse. Alla giornalista Aaron parla con il cuore: "E' stata la più fantastica, incredibile e bella vittoria della mia vita. Ci abbiamo provato sino alla fine, anche dopo quel disastroso primo tempo (sotto per 17-0...), un successo immenso".
Un miracolo sportivo. Il giorno dopo aver compiuto 32 anni. E' la festa di un Campione. Sì, con la maiuscola.
Thursday Night
Detroit Lions - Green Bay Packers 23 - 27