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Atletica, Tamberi contro Schwazer: "Vergogna d'Italia"

In una pagina Facebook appare un commento durissimo, nei confronti del marciatore che sta per rientrare alle gare dopo la squalifica, del campione del mondo indoor di salto in alto, confermate anche dal suo entourage: "Non lo vogliamo in azzurro"

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ROMA - L'azzurro che vola contro l'angelo caduto. Gianmarco Tamberi, oro ai mondiali indoor nel salto in alto, si scaglia contro Alex Schwazer e sceglie Facebook per manifestare tutto il suo sdegno per la possibilità di ritrovarsi compagno di squadra a Rio 2016 del marciatore squalificato per doping. "Vergogna d'Italia, squalificatelo a vita, la nostra forza è essere puliti, noi non lo vogliamo in nazionale" è il post che compare sulla pagina Facebook "No, non ho mai pensato di doparmi".

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Parole dure, durissime e autentiche, fanno sapere fonti vicine all'iridato di salto in alto e che stanno scatenando polemiche in ambito azzurro. La squalifica del marciatore altoatesino per doping (tre anni e nove mesi per la positività all'Epo alla vigilia delle Olimpiadi di Londra) scade domani, il 29 aprile: il marciatore rientrerà in gara una settima dopo, il 7 e l'8 maggio alla Coppa del Mondo di marcia a Roma e cercherà di guadagnarsi un posto in nazionale per salire su quell'aereo per il Brasile.

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Sulla stessa pagina del gruppo viene pubblicata un'intervista all'australiano Jared Tallent, oro alla 50 km di marcia di Londra, in cui l'atleta condanna il ritorno dell'altoatesino: "Ora rientra lui, poi i russi: è come ridere in faccia agli atleti puliti". In bacheca pubblicata anche una lettera di Luciano Barra, ex segretario generale Fidal ed ex responsabile della preparazione olimpica del Coni, al presidente Fidal Alfio Giomi, in cui "implora" di non iscrivere Schwazer alla Coppa del Mondo proprio per evitare ulteriori polemiche dopo le affermazioni di Tallent.

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Una protesta plateale, sotto gli occhi di tutti, che a quanto pare non porta solo la firma di Tamberi, ma anche di alcuni azzurri. Per loro evidentemente la macchia del doping resta la "macchia", una chiazza nera su un abito da sposa. A poco servono i chilometri macinati, i test sulla ciclabile di Saxa Rubra e in palestra, sotto l'occhio di tecnici come Sandro Donati, lo spadaccino dell'antidoping. A poco serve la legge: per la Fidal se l'atleta ha scontato la squalifica torna ad avere i diritti di tutti gli altri, anche riprendere la maglia azzurra. Ora Alex dovrà fare i conti con gli occhi dei suoi potenziali compagni di squadra, con quegli sguardi e quei pensieri-giudizi difficili da mandare giù.



 
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