✕

Doping, hacker russi: bufera sulle medaglia britanniche a Rio

Tra i nomi della terza ondata di rivelazioni, Nicola Adams e Laura Trott. Hanno assunto sostanze considerate dopanti, ma avendolo fatto per fini terapeutici hanno beneficiato dell'esenzione
1 minuti di lettura
ROMA - Ci sono anche le britanniche Nicola Adams e Laura Trott, tre medaglie d'oro in due alle Olimpiadi di Rio, tra gli atleti che avrebbero usufruito delle "esenzioni facili" della Wada, di quel meccanismo cioè che ha consentito a moltissimi atleti, tra questi Simone Biles e le sorelle Williams, di partecipare a gare ufficiali pur essendo imbotitti di sostanze dopanti (ma giustificate ufficialmente con fini terapeutici). La terza ondata di documenti trafugati dagli hacker di Apt 28 (gli stessi che hanno hackerato la mail di Hillary Clinton,  e dunque ritenuti vicini al Cremlino), è una piccola valanga di fango sulla squadra olimpica inglese: quella che in Brasile ha fatto, insieme agli Usa, la parte da leone nel medagliere finale.

Oltre alla pugile Adams (autorizzata dal 2007 al 2009 ad assumere salbutamolo, salmeterolo e fluticasone proprionato e, nel 2016, metilprednisolone) e  alla ciclista biolimpionica Trott (salbutamolo e salmeterolo nel …
ROMA - Ci sono anche le britanniche Nicola Adams e Laura Trott, tre medaglie d'oro in due alle Olimpiadi di Rio, tra gli atleti che avrebbero usufruito delle "esenzioni facili" della Wada, di quel meccanismo cioè che ha consentito a moltissimi atleti, tra questi Simone Biles e le sorelle Williams, di partecipare a gare ufficiali pur essendo imbotitti di sostanze dopanti (ma giustificate ufficialmente con fini terapeutici). La terza ondata di documenti trafugati dagli hacker di Apt 28 (gli stessi che hanno hackerato la mail di Hillary Clinton,  e dunque ritenuti vicini al Cremlino), è una piccola valanga di fango sulla squadra olimpica inglese: quella che in Brasile ha fatto, insieme agli Usa, la parte da leone nel medagliere finale.

Oltre alla pugile Adams (autorizzata dal 2007 al 2009 ad assumere salbutamolo, salmeterolo e fluticasone proprionato e, nel 2016, metilprednisolone) e  alla ciclista biolimpionica Trott (salbutamolo e salmeterolo nel 2007), nei documenti compaiono anche Siobahn Marie O'Connor, argento nei 200 misti femminili, e Olivia Carniege Brown, argento nell'otto con femminile. Insomma, quella che diffusa oggi pomeriggio dagli hacker russi è una vera e propria mattanza di medaglie olimpiche inglesi. Il che non può non far riflettere sul fatto che il comitato olimpico britannico è stato, insieme a quello americano, il più severo nel pretendere la condanna e la squalifica dell'atletica leggera russa, alla vigilia di Rio 2016.

Ieri pomeriggio, nel tentativo di anticipare gli effetti mediatici di nuove eventuali rivelazioni degli hacker, il comitato olimpico britannico, in un comunicato, aveva spiegato che erano 53 (su 366) gli atleti della spedizione inglese che erano andati a Rio con una Tue (therapy use exemption, il documento sottoscritto dalla Wada che autorizza gli atleti ad assumere sostanze dopanti a fini terapeutici). Un numero inquietante: un atleta olimpico inglese su sei è malato di una malattia che si può curare solamente con sostanze dopanti (e il fatto che poi molti di loro abbiano vinto molte medaglie è solo un caso). Tra gli atleti coinvolti, in questa terza ondata, anche la spagnola Belmonte Garcia Mireia, oro a Rio nei 200 metri farfalla e nei 400 misti.