ROMA - "Nella mia adolescenza ho provato molti tipi di droghe". La confessione è dell'ex campione del mondo -in ben otto categorie di peso - Manny Pacquiao, l'idolo delle Filippine che nonostante più di una volta abbia manifestato l'intenzione di lasciare l'attività, si ripresenterà sul ring il prossimo 5 novembre per affrontare a Las Vegas il forte statuntense Jessie Vargas. Il fuoriclasse in una intervista alla Reuters non cala veli sul suo passato, e questo nonostante il suo impegno politico -nelle Filippine è senatore- lo veda in pieno sostegno elettorale del presidente Rodrigo Duterte, che ha fatto della lotta alla droga il punto principale della sua strategia. "Il presidente non sapeva nulla della mia esperienza con la droga, questa è durata parecchio tempo prima che il pugilato mi salvasse. Lui però mi ha aiutato, ha promosso la boxe nelle filippine, ha sponsorizzato uno dei miei primi match".
Insomma, una storia da vecchio ring che parte da lontano. Pacquiao infatti sopravvive ad una infanzia poverissima. Il papà vende cocco, la mamma le arachidi, quando la casa non è la strada era una capanna di paglia. E la povertà estrema porta pericoli: Pacquiao si arrangia a fare di tutto per dare una mano, nel farlo conosce il suo primo ring, quello vero, la strada. La sua vita è una rissa, e in quell'ambiente è facile perdersi. E' il periodo in cui Pac-Man non riesce a restare impermeabile, da qui l'uso di droghe.
Poi il riscatto. Diventa una leggenda del ring, guadagna in carriera qualcosa come 500 milioni di dollari, quando ci sono i suoi match in patria si assiste a un rito collettivo, centinaia di migliaia di comparse adoranti che assistono ai suoi match sui maxischermi. Quando sul ring c'è lui scatta una sorta di tregua olimpica: i guerriglieri sospendono le operazioni, il numero dei reati commessi dai criminali comuni cessa di colpo. Una popolarità immensa che ne consiglia l'entrata in politica. Tra il match del secolo con Mayweather, dove si presenta con una spalla in disordine, il terribile ko subito da Marquez e la trilogia di scarso appeal contro Bradley, ottiene un seggio nel Senato filippino. Ma non è tutto: dopo i suoi match, a volte gli piace intrattenere la gente e tiene dei concerti. E ama tantissimo anche il basket: pazzo per quello Nba, gioca qualche minuto nella lega filippina. Pacquiao, tutto e il contrario di tutto: una storia da ring.
Insomma, una storia da vecchio ring che parte da lontano. Pacquiao infatti sopravvive ad una infanzia poverissima. Il papà vende cocco, la mamma le arachidi, quando la casa non è la strada era una capanna di paglia. E la povertà estrema porta pericoli: Pacquiao si arrangia a fare di tutto per dare una mano, nel farlo conosce il suo primo ring, quello vero, la strada. La sua vita è una rissa, e in quell'ambiente è facile perdersi. E' il periodo in cui Pac-Man non riesce a restare impermeabile, da qui l'uso di droghe.
Poi il riscatto. Diventa una leggenda del ring, guadagna in carriera qualcosa come 500 milioni di dollari, quando ci sono i suoi match in patria si assiste a un rito collettivo, centinaia di migliaia di comparse adoranti che assistono ai suoi match sui maxischermi. Quando sul ring c'è lui scatta una sorta di tregua olimpica: i guerriglieri sospendono le operazioni, il numero dei reati commessi dai criminali comuni cessa di colpo. Una popolarità immensa che ne consiglia l'entrata in politica. Tra il match del secolo con Mayweather, dove si presenta con una spalla in disordine, il terribile ko subito da Marquez e la trilogia di scarso appeal contro Bradley, ottiene un seggio nel Senato filippino. Ma non è tutto: dopo i suoi match, a volte gli piace intrattenere la gente e tiene dei concerti. E ama tantissimo anche il basket: pazzo per quello Nba, gioca qualche minuto nella lega filippina. Pacquiao, tutto e il contrario di tutto: una storia da ring.