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Atletica, Asafa Powell oltre il limite: correrà la maratona

Il giamaicano, fuoriclasse dello sprint, andrà alla scoperta di se stesso a Nuova Delhi: "Non ho idea di quanto tempo impiegherò e ovviamente non so neppure se riuscirò a terminare la gara, ma sono onorato di prendere parte a un evento così affascinante"

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ROMA - Quando si dice cercare letteralmente altre strade. Anche per gioco. E poi, lo sappiamo bene, i giochi sono sempre molto seri quando c'è di mezzo una sfida atletica, quando si sceglie di andare (fosse anche per una volta soltanto) oltre i propri limiti e le proprie competenze, quando si rischia di esporsi in pubblico parlando in un'altra lingua, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Parliamoci chiaro: ce lo vedreste mai Asafa Powell al via di una maratona o di una mezza maratona (per lui pari sono)? Anche se la risposta è quasi certamente no, ciò tuttavia accadrà: il 20 novembre a Nuova Delhi nella storica mezza maratona che punta a superare i 34 mila partecipanti: "Sono affascinato da tutto quello che mi circonda e al tempo stesso non mi appartiene". Bel modo, bellissimo, di affrontare il mistero della diversità sportiva, di toccare quello che separa, e in un certo senso separerà per sempre, un mezzofondista da uno sprinter. A volte la differenza è talmente evidente: la strada e la pista per esempio. Uno ha fibre rosse, uno prevalentemente bianche. E non è che le bianche si possono inventare da un giorno all'altro. Anzi: o ce le hai o non te le regala nessuno. Uno si moltiplica negli sforzi esplosivi, contenuti ma ad un'intensità assordante. L'altro deve procedere per durate prolungate, deve entrare ed uscire dalla fatica come se nulla fosse, provvedendo sempre a evitare che il cuore non oltrepassi un certo numero di battiti al minuto, perché altrimenti si crolla e anche un chilometro può diventare una distanza infinita.

Un velocista che si prepara per il cosiddetto "lungo"? Difficile da immaginare. E infatti Asafa non lo farà, non può: ci sono delle tabelle, soprattutto in questo periodo dell'anno, quando si tratta di fare il "carico" lontano dalle competizioni. Però un po' di "mezzorette sparse" di corsa qua e là, nei giorni in cui l'allenamento ufficiale non è previsto, le farà, magari protetto dalle ore in cui il sole va a tramontare sulla sua Giamaica profumata dai mille talenti. Asafa è sincero: "Non mi aspetto nulla, non ho idea di quanto tempo impiegherò e ovviamente non so neppure se riuscirò a terminare la gara: ma sono onorato di prendere parte a un evento così affascinante e così lontano da me". Vale a dire che se anche finisse potrebbe andare oltre l'ora e mezza. Ma che importa. Il bello è esserci e per un velocista raccontare ai nipotini di aver chiuso una "mezza" è come dire di aver messo la testa nelle fauci di un leone senza un graffio! Non è come per un tennista (vedi la Wozniacki). I tennisti sono abituati a giocare tre ore, donne comprese. Così i calciatori. Così se vogliamo i piloti di F1 o della MotoGp. Gente in confidenza con le lunghe prospettive. I velocisti si possono al massimo allungare sino ai 400 metri. Per loro è come andare all'inferno. E già è grasso che cola che, appunto, qualcuno accetti il giro di pista (Bolt vomita all'idea, Mennea sarebbe stato un meraviglioso 400entista, e sarebbe stato disposto anche ad allenarsi, ma non ci ha mai creduto andando contro le convinzioni del suo coach Vittori). Grazie anche a un accordo commerciale che ruota attorno alla sua iconica figura, Asafa spiega che correre, alla fine, è correre: "La corsa, lunga o corta che sia, unisce le persone, non esistono nemici, a volte non esistono neppure gli avversari, ma semplicemente dei compagni d'avventura: partirò come un fitness amateur!".

E pensare che quest'anno ha corso i 60 in 6"44, a soli cinque centesimi dal record del mondo di Maurice Greene. Non è un bollito. Nella prossima stagione potrebbe diventare il primo atleta a scendere per 100 volte sotto i 10". Non stiamo raccontando barzellette. E' roba serissima. Asafa è quasi leggenda. E dunque anche se nascosto fra entusiasti e dilettanti sarà difficile confonderlo con un corridore della domenica. Ricorda, la sua prossima esperienza, proprio un episodio del Mennea 35enne, vagamente disperso: "Venne da me come uno scolaretto. Armando io ti conosco, mi disse, vorrei tornare ad allenarmi, puoi aiutarmi?". Dopo Los Angeles ' 84 s' era staccato dal campo e dalla velocità dei grandi. Si ripresentò da Armando Martini, tecnico del Cus Roma. "Mi colpì la sua umiltà", raccontava Armando. Gli ultimi mesi del campione Pietro, appesantito ma stimolato da una ritrovata voglia, iniziarono alla fine del 1987 con la fantasia, assai concreta, di partecipare ai Giochi di Seul: "Intanto asciugati". E lui umilmente cominciò a correre da "tapascione". Dimagrì con una volontà di ferro inseguendo altri sogni: "Riuscì a correre cinque chilometri in 16 minuti, a 3' 22" al chilometro. Ero sbalordito". Una sera, con l'umidità, fece 18 volte i 150 con 2 minuti di recupero: "Così t' ammazzi!", gli disse Armando scherzando.

Nei limiti del possibile Pietro tornò in forma. Chiese a Martini di seguirlo in Australia dove una ditta farmaceutica lo avrebbe sponsorizzato per un paio di mesi: "Non potei seguirlo e ancora oggi mi sento un po' in colpa". Perché? Perché travolto dal suo stesso entusiasmo Pietro si fece male a un polpaccio: "Fossi stato lì sarei riuscito a fermarlo prima". Pietro andò ai Giochi di Seul dell'88, passò il primo turno sui 200 correndo in 21"05, non il secondo. La gamba gli faceva male: "Era triste". Tornò un'altra volta all'Acquacetosa, qualche mese dopo, proprio nell'impianto dove Asafa si è allenato a lungo: "Armando, e se provassi con gli 800? Armando, che ne dici se comincio a preparare la maratona di New York?". La maratona! Sì, la maratona. Armando gli rispose: "Se vuoi puoi ancora fare ciò che vuoi...". Avrebbe voluto tanto, Pietro, ma alla fine non ci riuscì. Occorreva tempo, l'anima diceva sì, la testa no. Vinse la testa. Anche Asafa è nel mezzo del cammin di sua vita (ha quasi 35 anni). Però lui, senza guardare il cronometro, ci riuscirà. Da 100 metri a 21 chilometri. Parola di sponsor. E di cuore selvaggio.
 
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