POTSDAM - Diciannove secondi, diciannove piccoli ma interminabili secondi. Giovanni De Carolis lascia il titolo mondiale dei supermedi (versione Wba) nelle mani del tedesco Tyron Zeuge proprio in extremis. Avrebbe meritato di finire ai punti dopo una prova che è stata miscela di coraggio e strategia tattica. Purtroppo però la legge della boxe non fa sconti, e Zeuge proprio nell'ultimo round è riuscito ad esprimere tutto il potenziale del suo sinistro. Per il pugile romano della Montagnola si è fatta dura: ha reagito al primo atterramento, si è rialzato anche al secondo ma a quel punto l'arbitro, il portoricano Roberto Ramirez, ha posto fine al match. Kot a 2'41'' del dodicesimo e ultimo round. Un vero peccato, ma la conclusione prima del limite in extremis non è certo una novità nella storia. Ricordiamo due illustrissimi precedenti: Jake LaMotta seppe sovvertire un match perso contro il francese Dauthuille quando mancavano 13'' alla fine, Julio Cesar Chavez respinse l'assalto mondiale di Meldrick Taylor quando di secondi ne mancavano appena due.
Detto questo, la sconfitta patita sul ring di Potsdam, non scalfisce minimamente quanto di magico costruito da Giovanni De Carolis. Si sapeva che ripetere la difesa contro Zeuge, ottimo pugile, di otto anni più giovane (24 contro 32) nonché pupillo della potente organizzazione tedescsa, sarebbe sta impresa improba. Il romano però non ha recitato il ruolo di vittima predestinata: ha perso perché ha provato a vincere, impostando un incontro di personalità e grande sostanza agonistica che poi ha pagato al momento di fare la conta delle energie. Nel momento dell'epilogo, due giudici avevano un punto per il tedesco (giudizio assolutamente condivisibile), uno addirittura tre. Quindi anche se quei diciannove secondi fossero stati cancellati come d'incanto, il titolo avrebbe comunque preso la strada della Germania.
Match molto bello, appassionante. De Carolis parte caricando un po' troppo i colpi, facendo una boxe di grande pressione ma dando l'impressione di sentire il match: al tedesco nei primi due round bastano un paio di combinazioni per farsi preferire. Poi De Carolis cresce: il romano vive di ganci, portati in quantità rilevante, e di qualche montante. Bastano, uniti al grande ritmo imposto, per rendere la vita difficile al tedesco. L'Italiano va meglio fino alla settima ripresa, nell'ottava Zeuge fa vedere qualche combinazione interessante, nella nona la svolta. Un sinistro fa barcollare De Carolis, che accusa il primo momento di vera difficicoltà. Non è proprio l'inizio della fine però: il romano nel decimo e undecimo round c'è, anche se arriva all'ultimo round nella condizione complessa di dover ribaltare la situazione. Troppo anche per lui: le energie latitano, il furore agonistico del tedesco non dà scampo. L'arbitro Ramirez lo guarda negli occhi e probabilmente non trova più nulla: fare continuare, sia pure per pochissimo, poteva essere pericoloso.
Detto questo, la sconfitta patita sul ring di Potsdam, non scalfisce minimamente quanto di magico costruito da Giovanni De Carolis. Si sapeva che ripetere la difesa contro Zeuge, ottimo pugile, di otto anni più giovane (24 contro 32) nonché pupillo della potente organizzazione tedescsa, sarebbe sta impresa improba. Il romano però non ha recitato il ruolo di vittima predestinata: ha perso perché ha provato a vincere, impostando un incontro di personalità e grande sostanza agonistica che poi ha pagato al momento di fare la conta delle energie. Nel momento dell'epilogo, due giudici avevano un punto per il tedesco (giudizio assolutamente condivisibile), uno addirittura tre. Quindi anche se quei diciannove secondi fossero stati cancellati come d'incanto, il titolo avrebbe comunque preso la strada della Germania.
Match molto bello, appassionante. De Carolis parte caricando un po' troppo i colpi, facendo una boxe di grande pressione ma dando l'impressione di sentire il match: al tedesco nei primi due round bastano un paio di combinazioni per farsi preferire. Poi De Carolis cresce: il romano vive di ganci, portati in quantità rilevante, e di qualche montante. Bastano, uniti al grande ritmo imposto, per rendere la vita difficile al tedesco. L'Italiano va meglio fino alla settima ripresa, nell'ottava Zeuge fa vedere qualche combinazione interessante, nella nona la svolta. Un sinistro fa barcollare De Carolis, che accusa il primo momento di vera difficicoltà. Non è proprio l'inizio della fine però: il romano nel decimo e undecimo round c'è, anche se arriva all'ultimo round nella condizione complessa di dover ribaltare la situazione. Troppo anche per lui: le energie latitano, il furore agonistico del tedesco non dà scampo. L'arbitro Ramirez lo guarda negli occhi e probabilmente non trova più nulla: fare continuare, sia pure per pochissimo, poteva essere pericoloso.