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Scherma, Vezzali: "Vi spiego come si vince"

Per la nascita del Winning Attitude Award, un oscar della mentalità vincente, ha parlato l'onorevole, sei volte oro alle Olimpiadi: "Volere è potere, per arrivare all'obiettivo bisogna superare i propri limiti". Tra gli altri saranno premiati anche Buffon, Vio, Magnini, De Carolis e Tamberi

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ROMA - Nella suggestiva cornice romana dello Stadio di Domiziano, a due passi da Piazza Navona, è stata presentata la nascita del Winning Attitude Award, che si celebrerà questo venerdì 11 novembre al Gran Teatro del Church Palace. Si tratta di un'iniziativa ideata dal mental coach Sandro Corapi e il giornalista Gianluca Meola, un vero e proprio oscar della mentalità vincente, che intende premiare tutti coloro che si sono contraddistinti per un gesto, un risultato o un'impresa capaci di veicolare messaggi utili al miglioramento e alla crescita personale. Tanti nomi importanti tra i vincitori della categoria sport di questa prima edizione. Valentina Vezzali, Gianluigi Buffon, Beatrice Vio, Filippo Magnini, Simone Inzaghi, Giovanni De Carolis, Sandro Campagna, Daniele Lupo, Andrea Lo Cicero, Gianmarco Tamberi e Vincenzo Nibali, saranno i testimonial della mentalità vincente che venerdì riceveranno questo premio.

Presente alla conferenza stampa l'onorevole Valentina Vezzali - sei volte oro alle Olimpiadi - che ha spiegato l'importanza del riconoscimento: "È un onore ricevere questo premio, significa che qualcosa ho fatto nei miei 36 anni di attività. Ma a prescindere dalle medaglie, credo che siano stati importanti anche altri messaggi che ho contribuito a far passare. Ad esempio che la maternità non può far depennare un'atleta dalle liste federali e che ognuno ha il diritto di scegliere la propria vita. Ho dimostrato che si può vincere un campionato del mondo anche a 4 mesi dalla nascita di una figlia, così come che l'età non conta è che è giusto continuare a competere se l'atleta "anziano" è ancora forte. Dal mio punto di vista, volere è potere". Una mentalità vincente, insomma, che le è stata trasmessa da una persona in particolare: "Se sono diventata quello che sono oggi lo devo certamente alla mia famiglia, che mi ha trasmesso determinati valori. Ma allo stesso tempo una figura fondamentale per la mia carriera è stato il maestro Ezio Triccoli: oggi è sempre più determinante la figura del mental coach, si può dire che lui sia stato il mio. Lui imparò la scherma in un campo di prigionia inglese durante la seconda guerra mondiale è una volta tornato in Italia ha aperto una palestra, quella che ho frequentato e che ha sfornato altri tre campioni olimpici. Ci ha fatto capire che il giusto modo di affrontare lo sport, così come la vita, è allenarsi in modo costante, con rispetto dell'avversario e soprattutto senza pensare mai che l'obiettivo che si prefigge non sia possibile. Bisogna sempre credere di poter andare oltre ogni limite".

Per riuscirci è importante tenere sempre in allenamento sia il fisico che la mentalità: "Allenare il corpo è fondamentale, ma lo è anche la mente perché ci devi sempre credere fino in fondo, anche se magari sei sotto 14-0 (nella scherma si arriva a 15, ndr), se non c'è scritta la parola fine si deve continuare a lottare sempre e credere di poter sovvertire il risultato. Questo mi ha permesso di compiere imprese quasi impossibili, le Olimpiadi di Londra ne sono un esempio visto che a pochi secondi dalla fine ero sotto di tantissime stoccate, era praticamente un incontro perso. Però io ho creduto fino alla fine di potercela fare e soprattutto in quel momento non ho mai pensato né di vincere, né di perdere, ma solo a quello che avevo dentro. Se ognuno di noi riesce a fare lo stesso, si possono veramente fare grandi cose". Proprio questo tipo di testimonianze, secondo i motivi alla base della nascita del WAA, dovremmo stimolare i giovani a seguire l'esempio dei campioni: "Per i giovani è fondamentale avere delle figure a cui fare riferimento. Quando gareggiavo ho sempre tenuto presente che tante persone mi guardavano e vedevano in me un esempio positivo. In questo senso ho sempre cercato di propormi, mettendo il mio massimo impegno con dedizione, serietà. Ho sempre cercato di essere la trascinatrice del gruppo e fino alla fine sono stata l'atleta a entrare per prima in palestra è l'ultima a uscire. Spero di aver trasmesso questa mia forza e determinazione alle mie compagne, che hanno il grandissimo onere di insegnarlo ai giovani. Forse è proprio questo il segreto della tradizione vincente della scherma italiana, la disciplina che ha regalato più medaglie d'oro al nostro sport. Nella mia Jesi è stato coniato un detto: la scuola fa scuola, i campioni fanno i campioni". E lei lo è, altroché.
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