ROMA - L'anticamera per il titolo mondiale, conquistata con la politica dei piccoli passi ed un pizzico di innocua presunzione che non guasta mai. Andrea Scarpa è al secondo bivio importante della sua carriera: il primo lo ha svoltato dalla parte giusta nello scorso giugno, quando è andato a Londra ed ha messo giù in sei round un tipo non facile come John Wayne Hibbert. Un successo che gli è valso il titolo Silver dei superleggeri nella versione più prestigiosa, la WBC. Una cintura che non dà automaticamente il diritto di avere una chance mondiale, ma poco ci manca. Proprio per questo la prima difesa del titolo, sabato alla Wembley Arena, si può considerare una semifinale per il titolo iridato, anche in considerazione del notevole valore dell'avversario. Si tratta del campione d'Inghilterra Ohara Davies, 24 anni, un picchiatore: ha vinto tutti gli incontri disputati (13) non facendo sentire all'avversario l'ultimo gong in 11 occasioni.
Elemento da prendere con le molle per il 29enne Scarpa, che ha dalla sua un cammino di costante avvicinamento verso gli obbiettivi che contano. Certo, dopo due sconfitte nella primissima parte della carriera contro Tommasone (il nostro prof alle Olimpiadi) e Finiello non era facile pronosticare una crescita di questo tipo. Il foggiano residente a Torino è migliorato dal punto di vista tattico e tecnico, migliorando la precisione dei colpi e iniziando a trovare anche importanti conclusioni prima del limite (in tutto 10 su 20 vittorie complessive).
Detto dei piccoli passi, passiamo al pizzico di presunzione. Il suo alias, Sugar Ray, richiama due miti della boxe: “Mi è sempre piaciuto Sugar Ray Robinson -spiega lo stesso Scarpa - perché sapeva fare tutto. Infatti, molti esperti lo considerano il più grande pugile di tutti i tempi indipendentemente dalla categoria di peso. Anche Sugar Ray Leonard è stato un grande campione, ma mi ispiro più a Robinson che a lui. So bene di non potermi paragonare a loro, ma è importante avere un modello di riferimento”. Sulla difficoltà oggettiva del match: ”Se non fossi ottimista, non dovrei neppure salire sul ring. Inizio sempre ad allenarmi due mesi prima di un match importante, in quel periodo lavoro solo nei week-end. Non guardo mai i video dei miei avversari, ci pensa il mio maestro e poi elabora la strategia giusta per vincere. Voglio ringraziare la famiglia Cherchi per avermi fatto ottenere la possibilità di battermi a questi livelli. So che il pubblico sarà tutto a favore del mio avversario, ma non mi faccio condizionare da queste cose: una volta salito sul ring”.
A proposito di Salvatore Cherchi, anche il popolare organizzatore, presidente della Opi Since 82, ha detto la sua sul match: “La vittoria di Andrea è stata un’impresa e lo ha fatto conoscere presso l’esigente pubblico d’oltremanica. Anche sabato prossimo dovrà compiere un’impresa perché Davies è un pugile tosto, su cui l’organizzatore Barry Hearn ha investito molto convinto che abbia le qualità per diventare campione del mondo. Un’altra grande prestazione in un’arena inglese, sarà un passo avanti per Andrea verso il titolo mondiale”
Elemento da prendere con le molle per il 29enne Scarpa, che ha dalla sua un cammino di costante avvicinamento verso gli obbiettivi che contano. Certo, dopo due sconfitte nella primissima parte della carriera contro Tommasone (il nostro prof alle Olimpiadi) e Finiello non era facile pronosticare una crescita di questo tipo. Il foggiano residente a Torino è migliorato dal punto di vista tattico e tecnico, migliorando la precisione dei colpi e iniziando a trovare anche importanti conclusioni prima del limite (in tutto 10 su 20 vittorie complessive).
Detto dei piccoli passi, passiamo al pizzico di presunzione. Il suo alias, Sugar Ray, richiama due miti della boxe: “Mi è sempre piaciuto Sugar Ray Robinson -spiega lo stesso Scarpa - perché sapeva fare tutto. Infatti, molti esperti lo considerano il più grande pugile di tutti i tempi indipendentemente dalla categoria di peso. Anche Sugar Ray Leonard è stato un grande campione, ma mi ispiro più a Robinson che a lui. So bene di non potermi paragonare a loro, ma è importante avere un modello di riferimento”. Sulla difficoltà oggettiva del match: ”Se non fossi ottimista, non dovrei neppure salire sul ring. Inizio sempre ad allenarmi due mesi prima di un match importante, in quel periodo lavoro solo nei week-end. Non guardo mai i video dei miei avversari, ci pensa il mio maestro e poi elabora la strategia giusta per vincere. Voglio ringraziare la famiglia Cherchi per avermi fatto ottenere la possibilità di battermi a questi livelli. So che il pubblico sarà tutto a favore del mio avversario, ma non mi faccio condizionare da queste cose: una volta salito sul ring”.
A proposito di Salvatore Cherchi, anche il popolare organizzatore, presidente della Opi Since 82, ha detto la sua sul match: “La vittoria di Andrea è stata un’impresa e lo ha fatto conoscere presso l’esigente pubblico d’oltremanica. Anche sabato prossimo dovrà compiere un’impresa perché Davies è un pugile tosto, su cui l’organizzatore Barry Hearn ha investito molto convinto che abbia le qualità per diventare campione del mondo. Un’altra grande prestazione in un’arena inglese, sarà un passo avanti per Andrea verso il titolo mondiale”