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Boxe, l'altro Ali: le cadute sul ring del mito

(ap)
E' considerato il più grande, e le 5 sconfitte, alcune drammatiche, rendono ancora di più l'idea di come il suo ruolo nella società, il fuoriclasse del Kentucky lo abbia conquistato oltre che con la classe pugilistica anche con le parole
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L'altro Muhammad Ali. Quello che soffre, che perde, che viene maltrattato, persino umiliato sul ring. Per le nuove generazioni, che magari tendono ad identificarlo come una icona su una t-shirt o come immagine sfumata un filmato in bianco e nero, la cosa migliore per far capire chi è stato e soprattutto cosa ha rappresentato Alì è partire dalle sconfitte. Rocky Marciano, fisico, tenacia e pugni d'acciaio, ha chiuso la sua carriera, condotta su livelli stratosferici, con 49 incontri, tutti vinti. In tempi più recenti Floyd Mayweather ne ha eguagliato il record. Julio Cesar Chavez, il leggendario messicano con una faccia che sarebbe piaciuta a Pancho Villa, ha vinto i primi 87 match (e sarebbe questo il vero record) e la sua prima sconfitta è arrivata solo al 91esimo. Carlos Monzon, dopo qualche incertezza iniziale, ha spazzato via tutti quelli che gli hanno attraversato la strada davanti negli ultimi 13 anni di carriera.
Alì invece no, Ali ha perso 5 volte, e tutte in maniera netta, a volte drammatica. Eppure il più grande sportivo di sempre è lui, The Greatest è lui.

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Perché oltre alla boxe c'è stato e, nonostante da poco Ali abbia lasciato la vita terrena, c'è tanto altro. Perché come diceva un altro grande uomo nato nel Kentucky come Alì, Abramo Lincoln, ''Non mi preoccupa che siate caduti. Mi preoccupa che vi rialziate''. E Ali si è sempre rialzato: con le parole quando il fisico appesantito lo aveva costretto a scendere sul ring, con uno sguardo, sia pure appannato, quando il nemico Parkinson gli aveva tolto pure quelle. Se Marciano dopo aver smesso si è ritirato nella sua gloria, se Mayweather non fa altro che farsi fotografare mentre accarezza montagne di dollari, se Chavez ha visto la sua immagine opacizzata da problemi con il fisco ed altre vicissitudini, se Monzon ha fatto di tutto per distruggere se stesso nel tentativo di liberarsi dai demoni, Ali si è rialzato ed ha incantato sul ring della società con le sue battaglie per i diritti civili.

Una sorta di Ulisse moderno, eroe umano ma in balia delle proprie fragilità mostratesi con sconfitte dal retrogusto diverso. Le prime due quando era un re nel pieno delle forze. Al Madison Square Garden di New York, nel 1971, in un match talmente atteso che Frank Sinatra -storico amico della boxe- dovette fare il fotografo per accedere a bordo ring. Joe Frazier, deriso e insultato da Alì, sfogo tutta la sua rabbia su un gancio sinistro che lo mise al tappeto nell'ultimo round: Ali riusci a rialzarsi, ma finì il match distrutto nel fisico e nel morale. E poi Ken Norton, il 'Mandingo' di celluloide, che nel 1973 gli fracassò la mascella.

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Le ultime tre sconfitte invece quando il re era nudo o quasi. Leon Spinks, pur portando al collo la medaglia d'oro dei mediomassimi conquistata ai Giochi di Montreal, aveva appena 8 match da prof quando nel 1978 a Las Vegas fece valere la sua esuberanza al cospetto di un campione ormai imbolsito. E poi nel 1980 con Holmes, un grandissimo pugile che per giunta aveva vissuto come sparring per anni all'ombra del più grande assorbendone i segreti. Alì non aveva scampo, cercò di vincere sul piano della personalità: Holmes non ne aveva tanta, Ali ironizzò sulla particolare forma della testa del rivale, lo definì una nocciolina, ma sul ring non si presentò una farfalla che punte come un ape, ma un fantasma triste. Durò dieci round, con Holmes impietosito nel non voler infierire sull'antico maestro.

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E poi l'ultima drammatica rappresentazione, nel 1981 a Nassau, nelle Bahamas, in un match che non si sarebbe dovuto svolgere. Ali parlava già lentamente, e sul ring si muoveva ancora più lentamente, Trevor Berbick non ebbe problemi a batterlo. Il giamaicano fu l'unico trait-d'union tra Ali e Tyson: fu lui infatti a consegnare al cattivo Mike la corona mondiale ed a farne il più giovane iridato nella storia dei massimi. Destini intrecciati e diversi. Tyson cadde nell'abisso prima di riemergere come un uomo diverso, Berbick finì ucciso, massacrato da un nipote per questioni di soldi, Spinks finì i suoi guadagni in un battito di ciglia, Holmes invece li seppe amministrare ed attualmente è un uomo ricco e di successo, forse perché in quella notte di Las Vegas ebbe rispetto del mito. ''Non mi preoccupa che siate caduti. Mi preoccupa che vi rialziate''.
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