ORLANDO - Domenica notte è andata in scena Wrestlemania 33, cioè l'evento che sta al wrestling così come la Coppa del Mondo sta al calcio. I soldi che genera sono praticamente gli stessi tra manifestazioni correlate, merchandising e fan che arrivano da tutto il mondo. Solo all'Orlando Citrus Bowl ce n'erano 75245, provenienti da 50 stati americani e 62 Paesi nel mondo, per un incasso complessivo di 14,5 milioni di dollari (polverizzato quello precedente realizzato dai Rolling Stones nel 2015).
PROGETTI FUTURI - Numeri che per i vertici della WWE devono essere una base di partenza, un sentiero da percorrere per espandersi ancora di più nel mondo. Lo spiega Paul Levesque, in arte "Triple H", wrestler e vicepresidente esecutivo di questa macchina da soldi quale è la World Wrestling Entertainment, mostrando con orgoglio il Performance Center di Orlando, un'accademia per costruire le Superstar del futuro, dove attualmente si allenano 112 aspiranti wrestler, 96 uomini e 16 donne: "Il prossimo passo del nostro progetto è espanderci ancora di più a livello globale. In Inghilterra abbiamo già creato un torneo indipendente e ha avuto un successo incredibile, sia dal punto di vista del seguito che della qualità. Ecco, il nostro obiettivo è questo: riproporre tanti modelli simili in ogni parte del globo, strutturarli sullo stile americano, creare eventi". Una sorta di piattaforma globale, insomma. Tanti ponti che colleghino questa sorta di "vivai" disseminati ovunque con la WWE statunitense: "Noi stiamo cercando il carisma e il talento, vogliamo mettere chi sogna di diventare wrestler nelle condizioni di poterci riuscire veramente. Solo qui, in questo centro di addestramento, il 40% degli allievi arriva fuori dagli Stati Uniti e a Wrestlemania 33 ha partecipato per la prima volta nella storia un atleta di nazionalità cinese. Stiamo cercando in ogni Paese, in ogni città e in ogni villaggio delle figure carismatiche, che possano rappresentare altre culture, anche in eventi di risonanza mondiale come quello di domenica".
SCOUTING IN TUTTO IL MONDO - La rete di reclutamento è già ben avviata, come ci spiega Matt "A-Train" Bloom, ex wrestler e oggi allenatore del WWE Performance Center: "Abbiamo un gruppo di osservatori che lavora in giro per il mondo. Inizialmente era abbastanza complicato, non sapevano dove andarli a pescare. Ora però abbiamo cominciato a prendere dei punti di riferimento: andiamo a vedere i partecipanti agli eventi di crossfit e highland games, studiamo le partite di football, basket, calcio e così via. Prendiamo i migliori atleti del mondo. Abbiamo un paio di ragazzi indiani che facevano kabaddi, una disciplina che non avevo mai sentito nominare prima. Una ragazza, poi, era una ballerina: una campionessa che aveva vinto anche dei titoli. Non ti aspetteresti mai di vedere un ex danzatrice fare wrestling, eppure ha fatto un lavoro incredibile ed è cresciuta moltissimo". Gli allenamenti sono intensi e curano non solo la parte fisica. I wrestler sono a tutti gli effetti degli attori, seguono copioni precisi e per "funzionare" devono entrare in empatia con il pubblico: "È un lavoro continuo - spiega Bloom - e a tempo pieno. Sono dei professionisti che curano ogni aspetto, sia fisico che mentale. Non è semplice saper abbinare muscoli e carisma".
ATLETI E ATTORI - Non è detto infatti che ogni atleta sia portato per le telecamere e l'esposizione ai media, soprattutto quando arriva da culture ben diverse da quella occidentale: "Il discorso varia da un allievo a un altro: prendendo come riferimento i due ragazzi indiani di cui parlavo prima, uno di loro è un super "entertainment", l'altro ha delle potenzialità fisiche incredibili. Qui possono lavorare su entrambi gli aspetti, ci sono anche delle apposite sale di registrazione dove si può prendere confidenza con le telecamere. E ovviamente si studia anche la lingua: tutti prendono lezioni d'inglese, c'è un tutor che viene una volta al mese e lavora con loro per una settimana". Sono oltre dieci ore al giorno di lavoro per inseguire un sogno comune: quello di partecipare un giorno a Wrestlemania.
PROGETTI FUTURI - Numeri che per i vertici della WWE devono essere una base di partenza, un sentiero da percorrere per espandersi ancora di più nel mondo. Lo spiega Paul Levesque, in arte "Triple H", wrestler e vicepresidente esecutivo di questa macchina da soldi quale è la World Wrestling Entertainment, mostrando con orgoglio il Performance Center di Orlando, un'accademia per costruire le Superstar del futuro, dove attualmente si allenano 112 aspiranti wrestler, 96 uomini e 16 donne: "Il prossimo passo del nostro progetto è espanderci ancora di più a livello globale. In Inghilterra abbiamo già creato un torneo indipendente e ha avuto un successo incredibile, sia dal punto di vista del seguito che della qualità. Ecco, il nostro obiettivo è questo: riproporre tanti modelli simili in ogni parte del globo, strutturarli sullo stile americano, creare eventi". Una sorta di piattaforma globale, insomma. Tanti ponti che colleghino questa sorta di "vivai" disseminati ovunque con la WWE statunitense: "Noi stiamo cercando il carisma e il talento, vogliamo mettere chi sogna di diventare wrestler nelle condizioni di poterci riuscire veramente. Solo qui, in questo centro di addestramento, il 40% degli allievi arriva fuori dagli Stati Uniti e a Wrestlemania 33 ha partecipato per la prima volta nella storia un atleta di nazionalità cinese. Stiamo cercando in ogni Paese, in ogni città e in ogni villaggio delle figure carismatiche, che possano rappresentare altre culture, anche in eventi di risonanza mondiale come quello di domenica".
SCOUTING IN TUTTO IL MONDO - La rete di reclutamento è già ben avviata, come ci spiega Matt "A-Train" Bloom, ex wrestler e oggi allenatore del WWE Performance Center: "Abbiamo un gruppo di osservatori che lavora in giro per il mondo. Inizialmente era abbastanza complicato, non sapevano dove andarli a pescare. Ora però abbiamo cominciato a prendere dei punti di riferimento: andiamo a vedere i partecipanti agli eventi di crossfit e highland games, studiamo le partite di football, basket, calcio e così via. Prendiamo i migliori atleti del mondo. Abbiamo un paio di ragazzi indiani che facevano kabaddi, una disciplina che non avevo mai sentito nominare prima. Una ragazza, poi, era una ballerina: una campionessa che aveva vinto anche dei titoli. Non ti aspetteresti mai di vedere un ex danzatrice fare wrestling, eppure ha fatto un lavoro incredibile ed è cresciuta moltissimo". Gli allenamenti sono intensi e curano non solo la parte fisica. I wrestler sono a tutti gli effetti degli attori, seguono copioni precisi e per "funzionare" devono entrare in empatia con il pubblico: "È un lavoro continuo - spiega Bloom - e a tempo pieno. Sono dei professionisti che curano ogni aspetto, sia fisico che mentale. Non è semplice saper abbinare muscoli e carisma".
ATLETI E ATTORI - Non è detto infatti che ogni atleta sia portato per le telecamere e l'esposizione ai media, soprattutto quando arriva da culture ben diverse da quella occidentale: "Il discorso varia da un allievo a un altro: prendendo come riferimento i due ragazzi indiani di cui parlavo prima, uno di loro è un super "entertainment", l'altro ha delle potenzialità fisiche incredibili. Qui possono lavorare su entrambi gli aspetti, ci sono anche delle apposite sale di registrazione dove si può prendere confidenza con le telecamere. E ovviamente si studia anche la lingua: tutti prendono lezioni d'inglese, c'è un tutor che viene una volta al mese e lavora con loro per una settimana". Sono oltre dieci ore al giorno di lavoro per inseguire un sogno comune: quello di partecipare un giorno a Wrestlemania.