Sport

Da Sagan a Zidane, se il campione va oltre le regole

Hamilton e Vettel (ansa)
Il mondo dello sport è pieno di campioni che spesso perdono la testa
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Il campione che va oltre le regole. Che aggredisce il rivale, entrando nel suo spazio vitale. Oltre la barriera del borderline, del politically correct. Peter Sagan, il numero uno indiscusso del ciclismo mondiale in sella o meno alla bici, che con una gomitata fa assaggiare transenne e asfalto a Mark Cavendish, facendo così le valigie al Tour de France, è solo l'ultimo caso. L'adrenalina, la voglia di vincere, la competizione. Soprattutto se in pista, sul campo da basket, calcio, hockey, sul ring c'è l'avversario, il rivale. Quello che ti può sfilare il successo, la supremazia, la grandezza. Qualche settimana fa toccava a Lewis Hamilton e Sebastian Vettel prendersi la scena sotto lo sguardo degli esterrefatti tifosi azeri a Baku. Lewis frenava di colpo in regime di safety car - non punibile da regolamento -, con il tedesco della Ferrari ferito che si affiancava, una ruotata alla Mercedes e la mano alzata dal volante per scagliarsi idealmente contro l'inglese. La questione non è chiusa. Un "like" di qualche ora fa del tre volte campione del mondo inglese a un post su Instagram di un suo tifoso che criticava la scelta della Fia di non punire Vettel - oltre lo stop and go in gara e i tre punti decurtati dalla sua licenza - lascia intendere che un'altra puntata del testa a testa tra i primi due della classifica mondiale piloti possa essere dietro la prima curva a disposizione. Ma 28 anni anni fa Prost e Senna facevano anche peggio. A Suzuka, in ballo tra i due il titolo mondiale, che il brasiliano avrebbe vinto solo se primo al traguardo nella gara nipponica e nella successiva e ultima della stagione, Ayrton in un sorpasso disperato in una curva fu chiuso dal francese. Entrambi fuori gara, Senna ripartiva con l'aiuto dei commissari - contro il regolamento - e tagliando una chicane. Primo alla bandiera a scacchi, poi squalificato, con titolo mondiale a Prost. Inserendo la retromarcia, qualche giorno fa è stato "festeggiato" il ventennale dal morso all'orecchio sinistro di Mike Tyson a Evander Holyfield sul ring di Las Vegas. Forse il gesto più violento mai visto - di sicuro su un quadrato, l'orecchio di Holyfield reso a brandelli, con sangue sul volto di Iron Mike - ma anche in generale nello sport mondiale. Anche se i due pugili negli anni a seguire si sono chiariti, stabilendo anche una relazione cordiale.

Undici anni fa invece c'era la testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi nei supplementari della finale di Coppa del Mondo tra Italia e Francia a Berlino. Un gesto violento, poi finito ovunque, anche nei Simpson, nei Griffin, insomma entrato non solo nella letteratura popolare dello sport. Che macchiò l'atto finale della carriera del formidabile centrocampista francese, forse regalando la Coppa agli azzurri di Lippi. E sempre restando nel rettangolo verde, ai Mondiali brasiliani di tre anni fa Luis Suarez lasciava il timbro dei suoi dentoni da coniglio sulla spalla di Giorgio Chiellini in Italia-Uruguay. La punta del Barcellona (allora passava dal Liverpool al Barça) era recidiva, quattro mesi di squalifica. E una fama che ora lo precede, forse più dei gol.

Dal Brasile agli Stati Uniti, c'è materiale anche nella Nba, che certo non si fa mancare nulla per contatti duri, con il testosterone ai livelli più alti, soprattutto nei playoffs. Ma nella mente di tifosi e organizzatori è presenza fissa la rissa del Palace of Auburn Hills, la ex casa dei Detroit Pistons, dove 13 anni Ron Artest (poi divenuto Metta World Peace) non si mostrava pacifico con un tifoso dei Pistons che gli lanciava una birra dagli spalti. Pochi minuti prima lo stesso Artest era stato provocato da Ben Wallace, stella di Detroit. La successiva megarissa, ribattezzata The Brawl, tutti contro tutti in diretta nazionale su Espn, mise poi fuori per squalifica per l'intera stagione Artest, ma si distinsero il collega dei Pacers anche Stephen Jackson (70 partite di stop per i colpi sferrati assieme ad Artest tra il pubblico) e Ben Wallace. Sempre nel 2004, nella National Hockey League c'era l'aggressione di Todd Bertuzzi (Vancouver  Canucks), su Steve Moore (Colorado Avalanche): per Moore, frattura in tre parti della vertebra cervicale, commozione cerebrale, l'addio al ghiaccio. Con una lunga appendice legale, richiesta danni da 38 milioni di dollari. Mentre nel 1994 andava in scena l'aggressione ai danni di Nancy Kerrigan, campionessa americana di pattinaggio artistico, durante un allenamento: un uomo l'aggrediva con un manganello della polizia all'uscita dell'anello su mandato della sua avversaria in gara, Tonya Harding, che mise fuori gioco la Kerrigan, punta della nazionale americana, ai Giochi invernali di Lillehammer. La vicenda è ancora parecchio discussa, a Broadway è in corso uno spettacolo teatrale che rivisita ancora una volta l'accaduto.
 
 
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