ROMA - Una spy story generata da un orologio hi tech si è presa titoli di siti e quotidiani non solo sportivi negli Stati Uniti. Protagonisti in negativo i Boston Red Sox, che avrebbero utilizzato gli Apple Watch, dispositivi elettronici dell'azienda di Cupertino, in pratica smartphone da polso, per intercettare e decriptare i segnali in codice sul campo degli avversari di sempre nella Major League Baseball, i New York Yankees, ma anche di altre franchigie della Lega. In particolare, secondo le indagini preliminari svolte dalla Lega statunitense del baseball, la squadra del Massachusetts avrebbe utilizzato gli Apple Watch per mettere rapidamente in comunicazione l'allenatore e i giocatori seduti in panchina con i tecnici della squadra che osservavano la partita dall'impianto video dello stadio, così da capire in anticipo i segnali riservati dal catcher, il ricevitore, verso il lanciatore.
La vicenda è partita due settimane fa, svela il New York Times, con la denuncia - corredata soprattutto da due video, di cui uno in cui un membro della panchina dei Red Sox consultava il suo Apple Watch, per poi discutere con l'allenatore, che riferiva il messaggio agli atleti in campo - con cui il direttore generale degli Yankees, Brian Cashman, si è presentato al tavolo del commissioner della Mlb. E dopo le indagini da parte della Lega, è arrivata anche l'ammissione da parte di Boston, che però dopo il mea culpa ha rilanciato la pallina nel campo degli Yankees con un'altra denuncia alla Lega, con i newyorkesi che avrebbero utilizzato il loro network televisivo, Yes Network TV, per spiare i loro schemi durante la partita. Secondo il New York Times, la dirigenza dei Red Sox, il direttore della franchigia John Farell, il general manager Dave Dombrowski e altri pezzi dello staff non erano a conoscenza del sistema occulto per "rubare" i segnali in codice della squadra della Grande Mela e delle avversarie.
Il commissioner della Mlb, Rob Manfred, ha assicurato che il caso - divenuto già virale negli Stati Uniti, dove il baseball resta lo sport di riferimento, soprattutto in alcune aree del Paese come il Midwest - sarà risolto a breve e che non potranno più essere usati gli Apple Watch. Senza però fornire dettagli su eventuali sanzioni per la franchigia del Massachusetts. Che però arriveranno, anche perché è espressamente vietato l'utilizzo di dispositivi elettronici durante le partire della Mlb. Anche se, è bene ricordarlo, nel regolamento della Lega non ci sono norme contro lo spionaggio di quel codice muto che resta per gli americani. Insomma, il polverone non svanirà facilmente, tra l'altro non si tratta della prima spy story nel baseball. Anzi ci sono casi recenti. Poco più di dueun anno fa si è chiusa l'indagine del Dipartimento di giustizia statunitense su alcuni impiegati dei St Louis Cardinals che si erano intrufolati virtualmente nel database degli Houston Astros, per sfilare informazioni su schemi di gioco alla franchigia texana. Una storia tra videotape, hacker, spie, password rubate, che aveva messo in imbarazzo la Lega del baseball. Che ora ci ricade. E con gli interessi.
La vicenda è partita due settimane fa, svela il New York Times, con la denuncia - corredata soprattutto da due video, di cui uno in cui un membro della panchina dei Red Sox consultava il suo Apple Watch, per poi discutere con l'allenatore, che riferiva il messaggio agli atleti in campo - con cui il direttore generale degli Yankees, Brian Cashman, si è presentato al tavolo del commissioner della Mlb. E dopo le indagini da parte della Lega, è arrivata anche l'ammissione da parte di Boston, che però dopo il mea culpa ha rilanciato la pallina nel campo degli Yankees con un'altra denuncia alla Lega, con i newyorkesi che avrebbero utilizzato il loro network televisivo, Yes Network TV, per spiare i loro schemi durante la partita. Secondo il New York Times, la dirigenza dei Red Sox, il direttore della franchigia John Farell, il general manager Dave Dombrowski e altri pezzi dello staff non erano a conoscenza del sistema occulto per "rubare" i segnali in codice della squadra della Grande Mela e delle avversarie.
Il commissioner della Mlb, Rob Manfred, ha assicurato che il caso - divenuto già virale negli Stati Uniti, dove il baseball resta lo sport di riferimento, soprattutto in alcune aree del Paese come il Midwest - sarà risolto a breve e che non potranno più essere usati gli Apple Watch. Senza però fornire dettagli su eventuali sanzioni per la franchigia del Massachusetts. Che però arriveranno, anche perché è espressamente vietato l'utilizzo di dispositivi elettronici durante le partire della Mlb. Anche se, è bene ricordarlo, nel regolamento della Lega non ci sono norme contro lo spionaggio di quel codice muto che resta per gli americani. Insomma, il polverone non svanirà facilmente, tra l'altro non si tratta della prima spy story nel baseball. Anzi ci sono casi recenti. Poco più di dueun anno fa si è chiusa l'indagine del Dipartimento di giustizia statunitense su alcuni impiegati dei St Louis Cardinals che si erano intrufolati virtualmente nel database degli Houston Astros, per sfilare informazioni su schemi di gioco alla franchigia texana. Una storia tra videotape, hacker, spie, password rubate, che aveva messo in imbarazzo la Lega del baseball. Che ora ci ricade. E con gli interessi.