AUSTIN - Gli occhiali scuri, jeans neri, il giubbotto stracciato, il cappellino. Molto cool, molto inseguito dai fotografi e dalle telecamere. Usain Bolt sul circuito del Gp di Austin fa subito show. L'uomo più veloce del mondo sale su una Mercedes Gt guidata dal pilota più in forma del mondiale di F1, qualche giro insieme in pista, con Lewis Hamilton che accelera, frena, sgomma, fa piroette in pista. "Veloce??????? Di più, direi davvero stressante" dice il giamaicano una volta sceso dall'auto con una specie di fiatone. "Sì, in macchina ho urlato, una cosa pazzesca. Lewis va a una velocità incredibile". Il britannico sghignazza, lo abbraccia, dice: "Usain è una leggenda".
I fast men ricevono gli applausi del pubblico. Un tripudio. Nel regno della velocità, la coppia migliore. Il giamaicano, 31 anni, è la prima volta che segue una gara dal vivo. "Sono molto eccitato". Dopo l'addio all'atletica ai mondiali di Londra dell'agosto scorso, si sta riprendendo da un infortunio rimediato nella staffetta. Parla di sé, del futuro, dal quale non esclude per niente lo sbarco nel calcio. Ne aveva già parlato in passato, ad Austin ribadisce serio il concetto. "Voglio usare il mio nome al beneficio dell'atletica, come una specie di ambasciatore, ma prima di tutto voglio vedere quanto avanti può andare la mia carriera nel calcio".
Non scherza affatto. "Se è seria come intenzione? E' un obiettivo personale, non voglio mentire a me stesso. Se sento e vedo che non ci posso arrivare mi dirò lascia stare, non voglio umiliarmi. Ma rimane un sogno, un nuovo capitolo della mia vita, una cosa che avrei voluto fare sin da quando sono un ragazzino e quando uno ha un sogno fa di tutto per riuscire a realizzarlo". Molti club sono interessati a lui da tempo. "E' vero ed è ancora attuale, i dirigenti del mio sponsor conoscono bene il Dortmund per esempio che hanno rinnovato il loro invito a farmi un provino. Ma devo ancora recuperare dall'infortunio ai mondiali di Londra e rimettermi in forma. Forse tra due settimane sarò in grado di ricominciare gli allenamenti. Tropo tardi a 31 anni? Voglio vedere davvero se posso essere uno dei migliori, tutto quello che ho fatto è stato per essere il migliore, detesto perdere. Se ho chance per il club per cui tifo, il Manchester United? Sarà difficile convincere Mourinho, ma non si sa mai".
E tornare in pista? "Lo escludo, ho imparato dagli esempi dei più grandi, da Ali a Jordan: non ha funzionato quando sono tornati. Voglio essere intelligente e non mettermi a rischio. E poi non mi manca l'allenamento e lo sapevo già che non mi sarebbe mancato neanche un secondo, più che altro mi manca non parlare col mio allenatore Glen Mills visto che sto poco in Giamaica non lo vedo così spesso come prima. So anche che quando cominceranno le gare, quando vedrò gli altri scendere in pista allora sì, la competizione mi mancherà. Allenatore io? No, decisamente non mi ci vedo. Lavorerò con la federazione di atletica per promuovere il nostro sport, e perché rimanga al livello in cui l'ho portato io". Molto in alto.
I fast men ricevono gli applausi del pubblico. Un tripudio. Nel regno della velocità, la coppia migliore. Il giamaicano, 31 anni, è la prima volta che segue una gara dal vivo. "Sono molto eccitato". Dopo l'addio all'atletica ai mondiali di Londra dell'agosto scorso, si sta riprendendo da un infortunio rimediato nella staffetta. Parla di sé, del futuro, dal quale non esclude per niente lo sbarco nel calcio. Ne aveva già parlato in passato, ad Austin ribadisce serio il concetto. "Voglio usare il mio nome al beneficio dell'atletica, come una specie di ambasciatore, ma prima di tutto voglio vedere quanto avanti può andare la mia carriera nel calcio".
Non scherza affatto. "Se è seria come intenzione? E' un obiettivo personale, non voglio mentire a me stesso. Se sento e vedo che non ci posso arrivare mi dirò lascia stare, non voglio umiliarmi. Ma rimane un sogno, un nuovo capitolo della mia vita, una cosa che avrei voluto fare sin da quando sono un ragazzino e quando uno ha un sogno fa di tutto per riuscire a realizzarlo". Molti club sono interessati a lui da tempo. "E' vero ed è ancora attuale, i dirigenti del mio sponsor conoscono bene il Dortmund per esempio che hanno rinnovato il loro invito a farmi un provino. Ma devo ancora recuperare dall'infortunio ai mondiali di Londra e rimettermi in forma. Forse tra due settimane sarò in grado di ricominciare gli allenamenti. Tropo tardi a 31 anni? Voglio vedere davvero se posso essere uno dei migliori, tutto quello che ho fatto è stato per essere il migliore, detesto perdere. Se ho chance per il club per cui tifo, il Manchester United? Sarà difficile convincere Mourinho, ma non si sa mai".
E tornare in pista? "Lo escludo, ho imparato dagli esempi dei più grandi, da Ali a Jordan: non ha funzionato quando sono tornati. Voglio essere intelligente e non mettermi a rischio. E poi non mi manca l'allenamento e lo sapevo già che non mi sarebbe mancato neanche un secondo, più che altro mi manca non parlare col mio allenatore Glen Mills visto che sto poco in Giamaica non lo vedo così spesso come prima. So anche che quando cominceranno le gare, quando vedrò gli altri scendere in pista allora sì, la competizione mi mancherà. Allenatore io? No, decisamente non mi ci vedo. Lavorerò con la federazione di atletica per promuovere il nostro sport, e perché rimanga al livello in cui l'ho portato io". Molto in alto.