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Il trionfo del vecchio matador: la Dakar è di Carlos Sainz

La forza della tranquillità. E' stato il segreto del 55enne spagnolo, al suo secondo trionfo nella massacrante corsa dopo quello di 8 anni or sono. Battuti assi del calibro di Sebastian Loeb, Stephen Peterhansel e Nasser Al-Attiyah

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CORDOBA -  "Non bisogna commettere errori. Poche cose, semplici. Il senso della misura, la tranquillità". E' dal giorno della partenza - Lima, 6 gennaio - che Carlos Sainz lo ripete come un mantra: "Meglio essere tartaruga, ma non perdere mai troppo terreno. I conti li faremo alla fine". Aveva ragione, il Matador. "Hasta la victoria, siempre", grida di felicità. Dopo due settimane del rally più duro del mondo, solo il 57% dei partenti è arrivato alla fine. Al termine di una gara devastante fisicamente e psicologicamente - passando dalle dune del deserto peruviano ai 4.000 metri e passi di altitudine delle Ande, dal gelo della Bolivia ai 45 gradi delle steppe argentine: 9.000 e passa chilometri tra sabbia, fango, laghi salati, rocce e persino le onde del mare, che si sono persino portate via un'auto -, a 55 anni il pilota spagnolo vince la sua seconda Dakar. Con la sua Peugeot 3008 DKR. E il metodo, la calma. "L'esperienza".

Dicevano che fosse troppo "maturo", che avesse messo su un po' di pancetta. Invece. Dopo il successo del 2010, il più vecchio tra i favoriti chiude di nuovo davanti a tutti: battendo il pluricampione del mondo Sebastian Loeb,  l'altro francese Stephen Peterhansel che questa corsa se l'era già presa 13 volte, piegando infine il principe del deserto Nasser Al-Attiyah, che con la Toyota chiude al secondo posto della classifica con 43 minuti di gap (terzo il sudafricano De Villiers, anche lui su Toyota). Qualcuno sosteneva che gli mancasse la buona sorte, ma il figlio - Carlos Sainz junior, pilota di Formula Uno - lo ripete sempre: "Vorrei averla avuta io, la sfortuna di mio padre". E racconta un episodio di qualche mese fa, quando ha raggiunto la sauna di casa per mettersi a pedalare sulla cyclette che avevano sistemato dentro, in modo da prepararsi all'umidità del gran premio di Malesia: "Entro, e vedo papà che sta uscendo: 'Forza ragazzo, alza la temperatura', mi dice, sorridendo. E' fatto così". Un uomo d'acciaio che nel suo curriculum vanta 2 titoli mondiali, una coppa del mondo raid. La Peugeot, alla sua ultima partecipazione nell'epatico raid sudamericano, chiude con l'ennesimo successo, il terzo consecutivo. Sainz ha vinto due tappe ed è uscito indenne dalla polemica con l'olandese Kees Kolen, il fondatore di booking.com che sosteneva di essere stato colpito in corsa dall'iberico (in un primo tempo penalizzato di 10 minuti). Ma era tutto falso.

Tra le moto, il titolo va secondo pronostico alla Ktm (al 17° successo consecutivo): però il sella alla moto vincente c'è Matthias Walkner, è il primo austriaco della storia ad aggiudicarsi questa gara straordinaria per intensità ed emozioni. Tra le moto straordinaria prova dei due liguri - entrambi alla prima esperienza con la Dakar - del team Solarys, Maurizio Gerini (16°) e Fausto Vignola (44°).
 
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