SAVONA - A venti centimetri da Pietro Mennea. Filippo Tortu l'aveva promesso dopo Rieti: "Ho un decimo in meno". Aveva tredici centesimi in meno. A Savona in finale ha corso i 100 in 10"03, secondo tempo italiano di sempre, due centesimi dietro il 10"01 che Pietro Mennea corse a Città del Messico il 4 settembre del 1979, poco prima dell'inizio delle Universiadi e poco prima del suo leggendario 19"72 nei 200. Tutti tempi e momenti che hanno cambiato il corso della storia dell'atletica italiana ma che sono pur sempre stati vissuti e ottenuti a quasi 1.500 metri sopra il livello del mare. Quindi spingiamoci oltre: il risultato di Tortu vale più di quello di Pietro. Il 10"03 è anche il terzo tempo europeo del 2018, dopo il 10"00 di Vicaut primatista continentale con 9"86 e il 10"01 del 23enne dell'inglese Hughes. Marcell Jacobs fantastico secondo con 10"08. Si è migliorato quattro volte una in fila all'altra, il ragazzo nato al El Paso, e ha già disputato otto gare in stagione, inclusi i 200.
Tortu è un portento. Jacobs pure. Filippo corre due volte i 100 sotto i 10"10 in condizioni regolari, dai 60 in avanti pare veramente come ha lui stesso raccontato che abbia "un elastico che mi tira verso il traguardo", si affida ai piedi e approfitta della decontrazione che qualcuno, uno dio sconosciuto o due genitori molto conosciuti e amati, gli ha regalato alla nascita. E nel breve volgere di 80 minuti, con un recupero nervoso e muscolare inferiore a quello previsto nelle grandi manifestazioni, dove la finale di un 100 si corre dopo circa due ore. E non basta: li corre progredendo per due motivi, perché il secondo 100 è più veloce del primo e perché il miglior tempo dei due lo corre con +0.7 m/s mentre il 10"09 lo aveva corso con +1.5 m/s (calcolate che un metro di vento a favore può regalare, se sfruttato bene, cioè con l'elasticità a terra giusta per garantire la miglior fase aerea, un decimo). Non era mai successo da noi che a così breve distanza un solo atleta effettuasse due volte il proprio primato, e a questi livelli. Margini di miglioramento non ancora stimabili. Ma proiezione di 20"15 sui 200. Questo si può dire. E consideriamo anche un'altra dato: potenzialmente, se Tortu avesse avuto +1.5 m/s di vento in finale, invece di 10"03 avremmo potuto vedere qualcosa di sbalorditivo, vale a dire qualcosa intorno a 9"95/6. E succederà prima o poi. Teniamo presente che in Italia il "9" in un tempo sui 100 lo abbiamo visto soltanto una volta, ma non era omologabile perché quel giorno a Bari, nel settembre del '78, quando Mennea fece 9"99, il vento era una bufera: +7.2 m/s (quindi per quanto possa sembrare assurdo corse da 10"60).
Il buongiorno si è visto dalla batteria. Tortu aveva già un piede nella storia: 10"09 mentre il suo compagno e probabile leader della futura e promettentissima staffetta azzurra Marcell Jacobs scendeva a 10"04 ma contro troppo vento a favore (+3.0 m/s). I gradi della scala della velocità azzurra segnano un meraviglioso sconvolgimento cronometrico. In finale Jacobs migliora se stesso anche lui: "E mi sono irrigidito, ma siamo sulla strada giusta, è ora che l'Italia scenda sotto i 10"00". Vedere azzurri correre così forte uno accanto all'altro è cosa rara, rarissima. Le loro potenzialità sono ancora tutte da scoprire ed esse vanno misurate sul loro eclettismo, sulla loro adattabilità (che è figlia del talento) a diverse discipline. Filippo è più un duecentista, Marcell è un lunghista prestato per il 2018 alla velocità pura per qualche problemini alle cartilagini del ginocchio. Stimolati da un parterre internazionale, i due azzurri hanno esposto i fatti: siamo i più forti. E hanno fatto il vuoto, lasciandosi gli altri tre metri dietro.
Come a Rieti, Tortu è partito allo sparo, una reattività che appare migliore quest'anno, è più libero, più sicuro, è come se facesse correre la propria serenità d'animo, le sue certezze conclamate. A Rieti si era irrigidito nel finale ("ha sentito l'attesa", aveva detto il suo allenatore e papà Salvino). Ma i giorni passano, la qualità aumenta e la consapevolezza pure (inclusa come aveva avvertito Salvino dopo la gara di Rieti) quella legata alle sensazioni specifiche di ogni singola fase della gara e degli errori commessi, di ciò che non è andato e che non sempre può andare.
La verità è che dopo Rieti si stava parlando "male" di un tempo formidabile comunque alla prima uscita stagionale: "Voglio rivedere com'è andata", aveva detto Filippo pochi secondi dopo l'arrivo. L'ha rivista e ha capito tutto. Si è ripresentato è ha dato un morso al ricordo illuminante di Pietro Mennea. Il Golden Gala non poteva arrivare in un momento più luminoso. Filippo e Marcell avranno accanto, basti questo, Chris Coleman, ossia il primatista del mondo dei 60 metri. Se questa non è ispirazione...
Tortu è un portento. Jacobs pure. Filippo corre due volte i 100 sotto i 10"10 in condizioni regolari, dai 60 in avanti pare veramente come ha lui stesso raccontato che abbia "un elastico che mi tira verso il traguardo", si affida ai piedi e approfitta della decontrazione che qualcuno, uno dio sconosciuto o due genitori molto conosciuti e amati, gli ha regalato alla nascita. E nel breve volgere di 80 minuti, con un recupero nervoso e muscolare inferiore a quello previsto nelle grandi manifestazioni, dove la finale di un 100 si corre dopo circa due ore. E non basta: li corre progredendo per due motivi, perché il secondo 100 è più veloce del primo e perché il miglior tempo dei due lo corre con +0.7 m/s mentre il 10"09 lo aveva corso con +1.5 m/s (calcolate che un metro di vento a favore può regalare, se sfruttato bene, cioè con l'elasticità a terra giusta per garantire la miglior fase aerea, un decimo). Non era mai successo da noi che a così breve distanza un solo atleta effettuasse due volte il proprio primato, e a questi livelli. Margini di miglioramento non ancora stimabili. Ma proiezione di 20"15 sui 200. Questo si può dire. E consideriamo anche un'altra dato: potenzialmente, se Tortu avesse avuto +1.5 m/s di vento in finale, invece di 10"03 avremmo potuto vedere qualcosa di sbalorditivo, vale a dire qualcosa intorno a 9"95/6. E succederà prima o poi. Teniamo presente che in Italia il "9" in un tempo sui 100 lo abbiamo visto soltanto una volta, ma non era omologabile perché quel giorno a Bari, nel settembre del '78, quando Mennea fece 9"99, il vento era una bufera: +7.2 m/s (quindi per quanto possa sembrare assurdo corse da 10"60).
Il buongiorno si è visto dalla batteria. Tortu aveva già un piede nella storia: 10"09 mentre il suo compagno e probabile leader della futura e promettentissima staffetta azzurra Marcell Jacobs scendeva a 10"04 ma contro troppo vento a favore (+3.0 m/s). I gradi della scala della velocità azzurra segnano un meraviglioso sconvolgimento cronometrico. In finale Jacobs migliora se stesso anche lui: "E mi sono irrigidito, ma siamo sulla strada giusta, è ora che l'Italia scenda sotto i 10"00". Vedere azzurri correre così forte uno accanto all'altro è cosa rara, rarissima. Le loro potenzialità sono ancora tutte da scoprire ed esse vanno misurate sul loro eclettismo, sulla loro adattabilità (che è figlia del talento) a diverse discipline. Filippo è più un duecentista, Marcell è un lunghista prestato per il 2018 alla velocità pura per qualche problemini alle cartilagini del ginocchio. Stimolati da un parterre internazionale, i due azzurri hanno esposto i fatti: siamo i più forti. E hanno fatto il vuoto, lasciandosi gli altri tre metri dietro.
Come a Rieti, Tortu è partito allo sparo, una reattività che appare migliore quest'anno, è più libero, più sicuro, è come se facesse correre la propria serenità d'animo, le sue certezze conclamate. A Rieti si era irrigidito nel finale ("ha sentito l'attesa", aveva detto il suo allenatore e papà Salvino). Ma i giorni passano, la qualità aumenta e la consapevolezza pure (inclusa come aveva avvertito Salvino dopo la gara di Rieti) quella legata alle sensazioni specifiche di ogni singola fase della gara e degli errori commessi, di ciò che non è andato e che non sempre può andare.
La verità è che dopo Rieti si stava parlando "male" di un tempo formidabile comunque alla prima uscita stagionale: "Voglio rivedere com'è andata", aveva detto Filippo pochi secondi dopo l'arrivo. L'ha rivista e ha capito tutto. Si è ripresentato è ha dato un morso al ricordo illuminante di Pietro Mennea. Il Golden Gala non poteva arrivare in un momento più luminoso. Filippo e Marcell avranno accanto, basti questo, Chris Coleman, ossia il primatista del mondo dei 60 metri. Se questa non è ispirazione...