ROMA - L'uomo che riempie gli stadi. Wembley nell'aprile 2017 per un match dai toni epici contro Wladimir Klitsckho, quindi, due volte, il Principality Stadium di Cardiff. Nell'ottobre dello scorso anno contro Carlos Takam, quindi a marzo contro il guerriero maori Joseph Parker (l'unico a sentire l'ultimo gong tra i 21 avversari affrontati). In un Regno Unito che vive un fulgido momento di pugilato, tra talenti, montagne di sterline ed interesse dei media, il fiore all'occhiello è il campione del mondo dei pesi massimi (sigle Wba, Wbc e Ibf) Anthony Joshua. Per i suoi prossimi match Wembley sfratterà due volte il calcio: domani sera, quando metterà in palio il titolo contro Alexander Povetkin, e il 13 aprile 2019, quando se la vedrà con un avversario ancora non definito. Una casella mancante che in molti vorrebbero completata dal nome di Deontay Wilder, il detentore della cintura Wbc, in modo da determinare un unico campione del mondo come accadeva nella boxe old style. Il fatto di avere prenotato lo stadio per il prossimo aprile ancora prima di conoscere l'esito del match di domani, trasmette il senso di sicurezza della potente organizzazione britannica - la Matchroom - nel proprio pupillo. ''Ma nella categoria dei massimi non esiste solo il talento. Basta un solo colpo per cambiare un combattimento, ed è una storia che tutti conosciamo bene''. Lo stesso Joshua nella conferenza di introduzione avverte che non sarà una passeggiata.
Prudenza, nessuna frase violenta alla 'ti butto fuori dal ring' che aveva caratterizzato la vigilia del recente mondiale dei medi tra Alvarez e Golovkin. Un approccio metodico, razionale, (l'unica concessikone è un "Vorrei vincere per ko all'ottavo round") specchio di una delle altre passioni del campione, il gioco degli scacchi. Del resto il 28enne britannico, dopo un brutto scivolone nei momenti di approccio con la boxe (una storia di spaccio a margine della quale, per sua fortuna, un giudice gli diede una seconda chance), si è ritagliato una immagine estremamente positiva. Un esempio di integrazione: lui, cresciuto fino all'età di sette anni in Nigeria prima di trasferirsi con la famiglia a Watford, la zona di Londra dove più che in ogni altro luogo di respira la musica di Elton John. Esempio per i bambini, che lo vedono come un punto di riferimento di un movimento pugilistico la cui espansione - a differenza di quanto purtroppo accade in Italia - non conosce limiti. Faro per una serie infinita di brand pubblicitari, al punto che una indagine in prospettiva sui guadagni lo ha indicato come quello che sfonderà il tetto del miliardo di sterline.
Per arrivarci gli ostacoli non mancano. Il prossimo è Alexander Povetkin, 39 anni ed un ruolino di alto livello: 34 vittorie di cui 24 prima del limite ed una sola sconfitta, contro quel Wladimir Klitschko contro il quale lo stesso Joshua era stato ad un passo da baratro. "Ma ero più debole rispetto ad adesso, il mio modo di combattere è cambiato...", assicura il russo. Tra i due contendenti di punti di contatto ce ne sono altri. Il più importante è che si tratta di due campioni olimpici: Povetkin nel 2004 ad Atene, Joshua a Londra 8 anni dopo. Inoltre c'è un avversario storico in comune al tempo dei dilettanti, Roberto Cammarelle. "C'è differenza di allungo e soprattutto di età - commenta l'ex azzurro -. Penso che Povetkin il meglio di sé lo abbia già dato, può creare dei problemi a Joshua ma non ritengo possa spuntarla".
Cammarelle dice la sua sul fattore ambientale: "Lo stadio pieno a favore può anche dare molta pressione al pugile di casa, ma Joshua ha combattuto parecchie volte in condizioni simili e mi sembra in grado di gestire il tutto. Non penso al tempo stesso che il tifo avverso sia un problema per Povetkin, che da buon russo è freddo nell'approccio al match. Posso parlare nel merito della mia esperienza. Ricordo che quando il pubblico tifava contro la cosa mi caricava ancora di più". Un po' di amarcord con una punta di amarezza: "Con Joshua ho perso due volte, ma ho sempre avuto la sensazione di avere vinto, soprattutto nella finale di Londra. Diciamo che se quell'incontro fosse stato disputato in Italia la storia sarebbe stata diversa. Anche con Povetkin ho sempre perso in cinque occasikoni, ma anche qui ho qualche recriminazione. A Pola agli Europei il pubblico stesso contestò il veredetto a suo favore".
SABATO LA RIUNIONE DI WEMBLEY: DALLE 21 IN DIRETTA SU DAZN*
*Repubblica.it indica alcuni eventi che si possono acquistare online. Ogni volta che viene fatto un acquisto attraverso uno dei link presenti nel testo, Repubblica.it riceve una commissione senza alcuna variazione del prezzo finale.
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Cammarelle dice la sua sul fattore ambientale: "Lo stadio pieno a favore può anche dare molta pressione al pugile di casa, ma Joshua ha combattuto parecchie volte in condizioni simili e mi sembra in grado di gestire il tutto. Non penso al tempo stesso che il tifo avverso sia un problema per Povetkin, che da buon russo è freddo nell'approccio al match. Posso parlare nel merito della mia esperienza. Ricordo che quando il pubblico tifava contro la cosa mi caricava ancora di più". Un po' di amarcord con una punta di amarezza: "Con Joshua ho perso due volte, ma ho sempre avuto la sensazione di avere vinto, soprattutto nella finale di Londra. Diciamo che se quell'incontro fosse stato disputato in Italia la storia sarebbe stata diversa. Anche con Povetkin ho sempre perso in cinque occasikoni, ma anche qui ho qualche recriminazione. A Pola agli Europei il pubblico stesso contestò il veredetto a suo favore".
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