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Boxe, Tommasone e il sogno proibito: negli Usa sfida Valdez per il mondiale

Il cartellone del match 
Il 34enne peso piuma di Avellino è atteso da un match complicatissimo contro il picchiatore messicano per il titolo mondiale WBO pesi piuma. È l'ennesimo tentativo di conquistare un titolo iridato negli usa, impresa riuscita solo a Carnera, Benvenuti e Rosi
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ROMA - Un sogno proibito. Un appuntamento di quelli che ci speri, ma li accompagni sempre con un velo di celata rassegnazione perché pensi che non arriverà mai. Per Carmine Tommassone, 34enne di Avellino, quel tram a tutta velocità da cercare di prendere in corsa, passerà nella notte italiana tra sabato e domenica. A Frisco, nel Texas, lo aspetta Oscar Valdez: in palio il titolo mondiale dei pesi piuma nella versione Wbo (diretta du Dazn a a partire dalle 4). "Non sto sottovalutando quest'incontro, nella boxe come nella vita nulla è scontato. Ma posso solo vincere, non ci sono alternative". Rispetto per lo sfidante ma anche tanta decisione, personalità. Il messicano si presenta così: sa di essere il grande favorito e non fa nulla per nasconderlo. Ennesimo prodotto di una straordinaria scuola pugilistica, Valdez ha la dinamite nei pugni: il record di 24 vittorie su altrettanti incontri, ma soprattutto le 19 soluzioni prima del limite, è tanta roba per un peso piccolo.

Imbattuto tra i professionisti anche Tommasone, che però rispetto all'avversario ha pugni più morbidi (5 ko su 19 vittorie) e un parco avversari per forza di cose inferiore. L'ultimo, regolato ai punti con una convincente prestazione all'Obi Hall di Firenze, il messicano Giovanny Martinez, discreto ma di pasta ben diversa rispetto al suo connazionale. Campione italiano, dell'unione europea, intercontinentale, l'irpino è un pugile che fa del ritmo l'arma migliore. Lui uno spazietto di storia se lo è comunque già ritagliato: nel 2016 a Rio, dopo la discutibile idea avuta dalla altrettanto discutibile Aiba, è stato il primo professionista italiano a partecipare ai Giochi Olimpici. Poca fortuna nel sorteggio, visto che uscì al secondo turno quando si imbattè nel cubano Alvarez.
Dove può giocare le proprie chance per il mondiale? Valdez si è mostrato costantemente un temibile picchiatore, ma tende a non curare troppo la fase difensiva. Inoltre il messicano potrebbe avere un po' di ruggine: nel match durissimo vinto nel marzo dello scorso anno contro il britannico Scott Quigg ha infatti riportato la frattura della mascella ed ha avuto bisogno di tempo per recuperare. "Non vado in America in vacanza. Nell’ultimo mese mi sono allenato ogni giorno senza lasciare nulla al caso. Cristian Cherchi (l'organizzatore di punta in italia, ndr) ha fatto venire anche un pugile dall'Inghilterra per le mie sedute di sparring", ha dichiarato l'italiano alla partenza per il Texas.

Preparazione meticolosa che comporta anche fiducia, ma il sogno resta proibito. Oltre al valore di Valdez, c'è anche il 'quasi' tabu' degli italiani in America. Tommasone, che per la prima volta da prof esce dall'Italia, dovrà infatti cercare di imitare i tre italiani capaci di tornare dagli Stati Uniti con il titolo mondiale. Il leggendario Primo Carnera (pesi massimi nel 1933 contro Jack Sharkey), Nino Benvenuti nel 1967 (pesi medi contro Emile Griffith in una notte che tenne incollati alla radio milioni di italiani) e, buon ultimo, Gianfranco Rosi che nel 1989 conquistò la corona dei superwelter battendo Darrin Van Horn. Curiosità: il match dell'umbro si svolse ad Atlantic City in uno dei alberghi di proprietà di uno che poi avrebbe fatto una 'discreta' carriera politica, Donald Trump.

Per tre che però ce l'hanno fatta, altri hanno fallito. Qualche esempio risparmiando un elenco assai lungo. Il primo fu nel 1932 Oddone Piazza, che si arrese a Gorilla Jones al sesto round. Alcuni provarono l'ebrezza dell'impossibile: Lorenzo Zanon partì forte contro Larry Holmes prima che l'assassino di Easton facesse valere la sua legge. Giorgio Campanella il sogno lo accarezzò, permettendosi addirittura il lusso di mettere giù al primo round il Golden Boy Oscar de la Hoya prima di andare a sua volta al tappeto nel terzo.

Altri invece videro sfumare un match che non li escludeva dal pronostico. Duilio Loi non riuscì a spuntarla contro Carlos Ortis: eppure in seguito battè due volte il portoricano, ma in Italia. Giulio Rinaldi si presentò al Madison Square Garden carico di speranze: lui Archie Moore, la leggendaria 'vecchia mangusta', lo aveva battuto al Palaeur nel 1960. L'anno seguente però il marpione statunitense gli riservò altro trattamento e dominò ai punti. In tempi più recenti poi, anche un grande campione come Giovanni Parisi dovette arrendersi ai punti al mito Julio Cesar Chaves, un messicano come Valdez. Tanti particolari, tecnici e ambientali, che fanno capire quando sia complesso il match di Tomassone. Ma ci sta, fa parte del gioco. Altrimenti che sogno dal fascino probito sarebbe...


 
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