Fabbri, il gigante buono del peso che lancia e tifa Fiorentina: "A Tokyo per sognare ed emozionarmi"
di ENRICO SISTI
Leonardo Fabbri
Ha battuto il record italiano indoor di Andrei che resisteva da 33 anni, è allenato dall'ex campione Dal Soglio ("E' lui che ha tracciato la linea per arrivare in alto") e non nasconde la passione per la Viola
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Tre pesi e tre misure. Ma un'anima sola e una sola atletica: quella italiana. I lanci (anche se nominalmente si parla di getto del peso perché una volta lo si scagliava con una sola tecnica, il getto appunto): mestiere oscuro, lontano dall'atletica-spettacolo. Ma tanta sostanza. Legata a quella palla di 7,260 kg c'è per esempio un pezzo della storia del nostro sport. Tre uomini in barca: Alessandro Andrei, Paolo Dal Soglio e Leonardo Fabbri. Una confraternita della potenza abbinata alla velocità.
Fabbri è un gigante buono dalle movenze alate. Da pochi giorni ha strappato proprio ad Andrei, e dopo ben 33 anni, il record del peso indoor, spostandolo a 21,59: "Ma non ne sento il peso". Di nome e di fatto. Leonardo, 23 anni il prossimo 15 aprile, si è costruito lentamente ma così solidamente che è quasi inevitabile che abbia iniziato, con estrema serietà a raccogliere i frutti del lavoro svolto in pedana, nella fortificazione del movimento (Leo lancia col movimento rotatorio) e nel potenziamento della base: le gambe. Il peso è una disciplina "secondaria", non ruba l'occhio. Ma come tutte le altre specialità vanta le sue meraviglie tecniche e negli anni ha raccontato storie meravigliose: "Io sono la conseguenza di una linea di sangue agonistico, per questo adesso so di potermi avvicinare ai 22 metri, che è la soglia psicologica e tecnica dell'eccellenza", dice Leo. E ha ragione. La sequenza spirituale e fisica corrisponde al trittico di atleti di cui sopra. Prima è venuto Andrei, toscano come Leo, con il suo oro olimpico a Los Angeles nel 1984 e poi con quel suo pomeriggio "folle", il 12 agosto del 1987 allo Stadio dei Pini di Viareggio, in cui lanciò per tre volte oltre l'immaginazione e il record del mondo di allora detenuto dal tedesco Beyer (Andrei fece in rapida successione tre lanci a distanze siderali, partendo da 22,19, poi 22,37, 22,72, 22,84 sino ad assestarsi a 22,91). Per capire la grandezza dell'evento, basti ricordare che il Tg di mezza sera, su RaiUno, aprì con la notizia del nuovo record del mondo di Alessandro Andrei, allora anche detentore del titolo olimpico. "Io non sono ancora a quei livelli e Andrei è il mio mito", ammette Leonardo che ha aperto il suo 2020 superando i 21 metri.
Il punto di contatto con Andrei però è lì, dietro l'angolo o meglio dietro le quinte: e si chiama Paolo Dal Soglio. Un campione esattamente a metà strada fra Andrei e Fabbri, capace di vincere vagonate di titoli italiani indoor e soprattutto un europeo indoor (aveva un personale di 21,23). Dal Soglio allena Fabbri dal 2017: "E' lui che ha tracciato la linea per arrivare in alto". Come dire: oltre. Leonardo ha un papà che è stato velocista e una mamma nuotatrice. Sperimenta diversi sport. Poi affina e seleziona il percorso togliendo tutto tranne il peso (anche se ogni tanto lancia anche il disco): "Mancando i Mondiali Indoor di Nanchino (cancellati per il coronavirus, ndr), gli Assoluti ad Ancona di questo weekend saranno i miei mondiali". Andrà in scena domenica pomeriggio. Gli avversari del futuro lo aspettano a Tokyo, "dove sogno ma mi voglio anche emozionare e poi divertirmi". Tra i tanti sceglie, come modelli di riferimento caratteriale e tecnico, "gli americani Crouser e Kovacs, e il neozelandese Walsh". Tutta gente che bazzica poco al di sotto dei 23 metri. "Per me sono fonte d'ispirazione, hanno tutti 28 o 30 anni, possono darmi molto se me ne sto lì a seguirli e applaudirli".
Ad Ancona arriverà con due gare disputate in pochi giorni (mercoledì a Sabadell e venerdì a Madrid): "Ma per noi gareggiare non è una fatica fisica, è pura gestione dell'adrenalina. La vera fatica, senza la quale non si va da nessuna parte, sono l'allenamento, la preparazione, la costruzione. Noi pesisti sappiamo che i riflettori raramente arrivano su di noi". Ma coraggio, accorrete numerosi dove il sole della spettacolarità batte meno. Quello che coinvolge il peso è in realtà un gesto bellissimo. E molto italiano. Leo è quarto nel ranking mondiale indoor. E ha già il pass per Tokyo che è posto a 21,10: "Ma attenzione: non dimentichiamoci degli Europei di Parigi che si disputeranno dopo le Olimpiadi!". Leo dedica tutto a papà Fabio, mamma Maria Chiara, al fratello Daniele e alla sorella Aurora. E poi alla fidanzata Giulia. Con la quale assolve ad un altro compito: essere un gigante "viola": "Perché nasconderlo? Sono pazzo per la Fiorentina, ho l'abbonamento con Giulia e quando posso vado al Franchi. E Vlahovic spero che non lo vendano a giugno perché è un grande attaccante ed è ancora giovanissimo. Alla Fiorentina è legata la mia ultima scaramanzia. Per anni per gareggiare indossavo dei mutandoni viola, veramente assurdi. Ma fino ad un certo punto mi era letteralmente impossibile scendere senza quello strambo sostegno emotivo. Poi un giorno mi è andata male e allora li ho lasciati a casa. Ma la Fiorentina resta, quella non si può lasciare a casa...".