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Mike Tyson (afp)

Boxe, la trasformazione di Tyson: l'uomo che visse due volte

L'esibizione con Jones ha dato una immagine "buona" di un pugile tradizionalmente etichettato come maledetto. Soldi in beneficienza e sorrisi: un cammino, almeno per ora, cambiato in corsa. Quando il finale sembrava già scritto

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L’uomo che visse due volte. L’esibizione tra Mike Tyson e Roy Jones, un allenamento a tratti piacevole tra due signori di mezza età che una volta erano grandi campioni, non ha aggiunto né tolto niente alla boxe. Questa, pur con le sue contraddizioni, è in salute: ci sono campioni e personaggi, non necessita di alcun rilancio, e semmai ce ne fosse bisogno l’operazione non deve certo essere affidata a due che insieme fanno 105 anni. Il ritorno sul ring è comunque servito, ma solo a Tyson stesso. Non parliamo dell’aspetto economico: anche se l’incontro aveva uno scopo benefico, sembra che Tyson (copyright Dana White, boss dell’Ufc e amico del pugile), per il suo conto in banca abbia alzato un milioncino di dollari. Niente a che vedere col patrimonio di centinaia di milioni di dollari dilapidato anche per essersi fidato del discusso organizzatore Don King, l'uomo dai capelli elettrici.

Il punto è un altro. Presentandosi tirato a lucido, con un fisico da fare invidia a qualsiasi altro 54enne del pianeta, Tyson ha sancito la propria rinascita. Ha chiuso il cerchio di pugile maledetto, ma lo ha fatto a modo suo, cambiando il finale. Sul ring dello Staples Center ha appena accennato i colpi mortiferi di un tempo, ha tenuto a bada, forse ha cacciato via per sempre la belva inquieta annidata nella propria anima. Ha soprattutto "deluso" quella parte della società puritana che già aveva scritto i titoli di coda di un film dall’inizio disgraziato e, dopo la gloria effimera, dall’epilogo se possibile ancora più disgraziato.

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Tyson, anche se non per ko, per ora ha vinto il suo match. Resta nel libro zeppo di pagine dei maledetti della boxe, ma intanto continua a mettere i tasselli del puzzle nel posto giusto. Un percorso lunghissimo, durato anni. È venuto da una situazione sociale che non contemplava la parola domani, è stato il più giovane campione del mondo della storia dei massimi, ha nuotato in oceani di denaro, ha guidato auto di cilindrata illimitata, coccolato tigri nel suo giardino, non ha avuto rispetto di un ruolo che va oltre lo sport, quello di campione del mondo della categoria regina. A Tokyo, mentre un signor nessuno come Buster Douglas lo aspettava per buttarlo giù, si è presentato sul ring dopo aver assunto sostanze di tutti i tipi e fatto sesso sfrenato con una schiera di cameriere giapponesi dell’albergo. Ha buttato tutto.

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E poi l' accusa di stupro, il carcere, il ritorno ancora più inquieto di prima, quell’orecchio di Evander Holyfield masticato e sputato via. Il post ring senza rispetto del proprio corpo, arrivato fino a 170 kg (lui è alto appena 1,78). Poi i tasselli del puzzle hanno iniziato a trovare la giusta collocazione. Una maturità fatta di dolore (un terribile incidente domestico gli ha portato via una figlioletta), ma anche di voglia di reagire. Da qui l’esigenza quasi terapeutica di rivelare il suo vero volto con Undisputed truth, un docufilm di Spike Lee che mostra un monologo teatrale portato da Tyson a teatro. È rinato. L’altra notte su quel ring ha dato una piega diversa alla storia che rischiava di esser sinistramente simile a quella di un'altra leggenda nera della storia dei massimi. Sonny Liston, "l’orso cattivo’, la cui infanzia è stata tremenda, forse ancora peggio di quella di Tyson, e la cui fine è stata ancora peggiore. Morto in circostanze misteriose, solo e dimenticato dopo aver consegnato la fama a Muhammad Ali in due tra i match più controversi della storia.

Ora Tyson coltiva legalmente marijuana in California, anzi se ne è fumata un po’ per sua stessa ammissione anche prima di salire sul ring con Jones (non a caso non era inserita nelle sostanze per il controllo antidoping). Dovesse venirgli la voglia di altre esibizioni potrà farlo ma, c’è da giurarci, ora che è diventato "buono" meno gente sarà disposta a spendere 50 dollari per vederlo. L’unica cosa di cui non deve farsi venire voglia sono strane idee, tipo un match vero. Tyson Fury (si, il nome di battesimo è proprio ispirato a lui), Anthony Joshua, Deontay Wilder, è gente totalmente fuori portata per un 54enne, sia pure in forma smagliante. E il puzzle rischierebbe di riandare in pezzi.
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