Boxe, Mondiale massimi: Fury-Wilder atto III. A Las Vegas sfida tra colossi forti ma fragili
di Luigi Panella , di Luigi PanellaC’è, e sono in tanti, chi si è affrontato due volte. C’è anche chi ha passato l’esistenza a rincorrersi, come Jake Lamotta e Sugar Ray Robinson: sei incontri, tanto che il primo disse la famosa frase “Ho combattuto così spesso con Sugar, che mi è quasi venuto il diabete”. Il classico del pugilato è però la trilogia, anche per quel senso di drammaticità che si porta dietro un termine che arriva dalla Grecia Antica. Tre opere, lo stesso filo conduttore. Le più famose in quel teatro senza finzione che è il ring restano le battaglie tra Muhammad Ali e Joe Frazier: selvagge, ricamate sul tema della rivalità, la più feroce nella storia dello sport. A Las Vegas, nella notte italiana tra sabato e domenica (il match in diretta su Sky e LIVENow), terzo atto del campionato del mondo dei mesi massimi Wbc. Il detentore, il britannico Tyson Fury. Lo sfidante, lo statunitense Deontay Wil…
C’è, e sono in tanti, chi si è affrontato due volte. C’è anche chi ha passato l’esistenza a rincorrersi, come Jake Lamotta e Sugar Ray Robinson: sei incontri, tanto che il primo disse la famosa frase “Ho combattuto così spesso con Sugar, che mi è quasi venuto il diabete”. Il classico del pugilato è però la trilogia, anche per quel senso di drammaticità che si porta dietro un termine che arriva dalla Grecia Antica. Tre opere, lo stesso filo conduttore. Le più famose in quel teatro senza finzione che è il ring restano le battaglie tra Muhammad Ali e Joe Frazier: selvagge, ricamate sul tema della rivalità, la più feroce nella storia dello sport. A Las Vegas, nella notte italiana tra sabato e domenica (il match in diretta su Sky e LIVENow), terzo atto del campionato del mondo dei mesi massimi Wbc. Il detentore, il britannico Tyson Fury. Lo sfidante, lo statunitense Deontay Wilder.
Le prime sfide: un pari, poi netta vittoria di Fury
La prima sfida, quando i ruoli erano invertiti, si concluse con un pari ricco di emozioni: Fury, subì due atterramenti, il secondo all’ultimo round con il carattere della sentenza. Riuscì incredibilmente a rimettersi in piedi quasi come se non fosse accaduto nulla. La seconda, nel febbraio dello scorso anno, con la nettissima affermazione di Fury, kot al settimo round del britannico. “Penso che Fury sia il numero uno, l’ho incontrato a giugno in palestra a Las Vegas. Lo vedo vincitore, ma per lui sarà molto più difficile del match del 2020”. Pronostico di Guido Vianello, peso massimo romano che sta svolgendo la sua carriera negli Usa con il sogno di arrivare a notti come quella di Las Vegas: “Entro dicembre sosterrò il mio decimo match, il primo sulla distanza degli otto round. Il 2022 poi sarà decisivo per la mia carriera, per fare il definitivo salto di qualità”.
Vianello: "Vedo Fury, ma Wilder è cresciuto e sarà una battaglia durissima"
Alla base del pronostico tutto sommato incerto di Vianello, un paio di considerazioni: “Wilder ha cambiato tecnico, sta lavorando con Malik Scott che ne ha migliorato molto la fase difensiva. Certo, non sarà mai Muhammad Ali ma c’è da aspettarsi qualcosa di meglio dal punto di vista tattico e tecnico rispetto al passato. E poi mi ha colpito il suo avvicinamento al match. Non ha praticamente parlato, e quel silenzio secondo me nasconde lavoro, accresciuta consapevolezza. Fury comunque l’ho visto bene, sotto tutti i punti di vista”.
Colossi forti e fragili
Ecco, quel ‘tutti i punti di vista’ introduce il tema di questa trilogia: la personalità di entrambi, molto complessa, forte ed al tempo stesso fragile. Tyson Fury, ‘Gipsy King’, il re gitano. Origine nomade: la sua famiglia, di origine irlandese, dopo un lungo girovagare si è stabilita nei dintorni di Manchester. I suoi idoli calcistici sono due monumenti dello United, per nulla banali sia in campo che fuori: Roy Keane ed Eric Cantona. E’ alto duecentosei centimetri, in attesa delle operazioni di peso dovrebbe salire sul ring intorno ai 130 kg: difficile da prevedere quando nacque con tre mesi di anticipo sulla data prevista e pesava poco più di un kg. In quei giorni di 33 anni fa, Fury ha vinto il suo primo match: complicato tanto che il padre (ex pugile di discreto livello) scelse quasi per esorcizzare quei rischi il nome di Tyson. Tecnico, veloce, istrionico come pochi (una volta si è presentato sul ring mascherato da Apollo Creed in Rocky), una grandissima tenuta mentale sul ring che però stride con una certa problematicità esistenziale. La depressione, la droga, l’alcool, si erano impadroniti di lui dopo la clamorosa vittoria su Wladimir Klitschko nel 2016. Inoltre parecchi scivoloni, tipo qualche battuta omofoba che gli era costata una multa delle federazione britannica. Poi il ritorno sul ring, grandi momenti di boxe ma anche la presa di coscienza di altro. Dopo l’uccisione negli Usa di George Floyd in una intervista ha allargato il campo sensibilizzando sul tema del razzismo verso la sua gente: “Io sono bianco, ma discriminato perché nomade. E’ ancora consentito essere razzisti verso i nomadi, ma nessuno dice mai niente”.
Il 'cantante' e l'uomo dell'Alabama
Salirà sul ring per confermarsi re del mondo, ma soprattutto per sentirsi re della sua gente e cantare sul ring per la moglie Paris. Lo fa sempre quando vince: “American pie” e "I don't want to miss a thing” i suoi cavalli di battaglia. Deontay Wilder, lo sfidante: 36 anni di Tuscaloosa, in Alabama, posti ancora difficili per i neri. Abbiamo avuto modo di conoscerlo qualche tempo fa, in occasione di una sua visita a Roma. Ci ha dato l’impressione di essere un gigante dolce, il cui primo pensiero è per la famiglia. Ha otto figli, la prima Naieya, nacque con una grave malformazione (la spina bifida). Deontay, che giocava a basket, vide nella boxe la possibilità di guadagnare soldi per curarla. Ha vinto la sua battaglia, non prima però di sprofondare anche lui in una profonda depressione, camminando sul filo e tenendo una pistola tra le mani con insani propositi.
Una montagna di dollari
Selezionato per la nazionale Usa per i Giochi di Pechino, in semifinale Wilder non prese mai Clemente Russo. Il pugile di Marcianise fu perfetto nell’evitare quel destro che poi, una volta passato professionista, ha costituito l’arma letale di Wilder. A parte la sconfitta e il pareggio con Fury, ha combattuto altre 42 volte e solo in una circostanza l’avversario ha sentito l‘ultimo gong. E’ quel destro che sembra la chiave per poter ribaltare un pronostico che, attenendosi alla pura tecnica pugilistica, è appannaggio di Fury. Comunque vada, le finanze dei due usciranno dalla notte di Las Vegas rafforzate: Fury guadagnerà 24 milioni di dollari, Wilder 16. Cifre che comunque potrebbero essere ritoccate dagli incassi della pay per view: negli Stati Uniti la riunione viene venduta a 80 dollari, in Italia ce la caveremo con dieci euro. Un altro tassello sarà aggiunto al puzzle della riunificazione della corona dei massimi. Non si è certo spento l’eco della vittoria di Oleksandr Usyk, che ha strappato ad Anthony Joshua la cinture Wba, Ibf e Wbo. Ci dovrebbe essere una rivincita tra i due (è previsto nel contratto), anche se la Wbc ha dettato le sue regole: entro 30 giorno il vincitore di Las Vegas dovrà trovare l'accordo con l'ucraino per la riunificazione.