Atletica, Campaccio agli etiopi, ma Nadia ed Eyob sfidano l'Africa: "Tutto è possibile, Tokyo lo dimostra"
di Mattia Chiusano , di Mattia ChiusanoEtiopia, Eritrea, Kenya. Come previsto. L'Africa detta legge in una classica italiana della corsa campestre mondiale, il Campaccio di San Giorgio su Legnano giunta alla 65ª edizione. Prima l'Etiopia in entrambe le gare di spicco, con Addisu Yihune in quella maschile davanti ai keniani Korir, Amos e Kipkurui, e in quella femminile con Seyaum Dawit davanti alla eritrea Ghebreyohannes, alla keniana Chebet e altre due etiopi. Niente podio anche questa volta per l'Italia, ma proprio l'Africa è il destino, la sfida e il punto di arrivo dei due migliori azzurri del Campaccio. Due nomi non a caso: Eyob Faniel e Nadia Battocletti. Il primo terzo nella maratona di New York, la seconda pluricampionessa europea giovanile con grandi prospettive. E se oggi si devono accontentare del sesto posto, dopo aver tenuto per buona parte della gara il ritmo dei migliori, il futuro è qualcosa di molto invitante. Basta avere pazienza. Come quella che esibisce la ventunenne Na…
Etiopia, Eritrea, Kenya. Come previsto. L'Africa detta legge in una classica italiana della corsa campestre mondiale, il Campaccio di San Giorgio su Legnano giunta alla 65ª edizione. Prima l'Etiopia in entrambe le gare di spicco, con Addisu Yihune in quella maschile davanti ai keniani Korir, Amos e Kipkurui, e in quella femminile con Seyaum Dawit davanti alla eritrea Ghebreyohannes, alla keniana Chebet e altre due etiopi. Niente podio anche questa volta per l'Italia, ma proprio l'Africa è il destino, la sfida e il punto di arrivo dei due migliori azzurri del Campaccio. Due nomi non a caso: Eyob Faniel e Nadia Battocletti. Il primo terzo nella maratona di New York, la seconda pluricampionessa europea giovanile con grandi prospettive. E se oggi si devono accontentare del sesto posto, dopo aver tenuto per buona parte della gara il ritmo dei migliori, il futuro è qualcosa di molto invitante. Basta avere pazienza. Come quella che esibisce la ventunenne Nadia Battocletti all'arrivo (curioso il dopo gara in cui a lungo i rilevamenti ufficiali le avevano piazzato davanti la slovena Lukan battuta nettamente): "Mi ci vorranno anni e anni, ma sto lavorando per questo". Per battere le africane insomma, già misurate più volte in pista o su terra compresa la finale dei 5000 delle Olimpiadi in cui è stata settima, seconda europea dietro l'imbattibile olandese Sifan Hassan, nata in Etiopia e arrivata nei Paesi Bassi all'età di quindici anni. Anche Nadia, in realtà, sente scorrere l'Africa dentro, attraverso la madre Jawhara Saddougui che ha avuto un passato agonistico in Marocco, prima di incontrare un marito "speciale". Un azzurro del mezzofondo come Giuliano Battocletti, oro a squadre agli europei di cross 1998. Oggi allenatore della figlia, in una famiglia in cui il talento e l'amore per le lunghe distanze si trasmettono di generazione in generazione.
Lunghe, sempre più lunghe le distanze per Faniel, che di nome fa Eyob Ghebrehiwet e con questo lunghissimo appellativo stampato sul pettorale ha vissuto a Tokyo una delle più grandi delusioni. Il ventesimo posto nella maratona olimpica, "purtroppo proprio nella gara più importante dopo 25km il quadricipite femorale mi ha abbandonato" ha scritto su Instagram. Aggiungendo "ho perso la sfida ma non il sogno! So il mio valore e lavorerò sodo affinché il sogno diventi realtà!". Parole precise, promesse mantenute. A New York la sua fuga a due per 18 chilometri è stato il prologo di un terzo posto che mancava all'Italia dai tempi di Baldini, il primo podio europeo dopo dieci anni. "Per arrivare terzo ci potevano essere tante tattiche, ma con quella ho provato addirittura a vincere". La sua puntata nel cross del Campaccio non è stata una cotta improvvisa per il fango e i ritmi convulsi della corsa campestre. "Non è la mia gara, nelle curve perdevo molto perché non ho la reattività necessaria. La strada è la mia strada. Ora mi darò alla mezza, alla maratona e qualche volta alla 10 chilometri". Progetti importanti che Faniel alimenta con continui ritorni nel continente da cui sono partiti i genitori, partigiani in Eritrea. Italiano dal 2015, padre di due figlie, Wintana e Liya, il ventinovenne Eyob è reduce da un periodo di allenamenti ad Asmara, e ora sta per tornare in Kenya, dove ha già preparato per un mese New York. "In Africa mi alleno con gente che corre ad alti ritmi, da due ore e tre-quattro sulla maratona. Perché non posso sognare di vincere un giorno? Niente è impossibile, ce lo hanno dimostrato i nostri compagni di squadra alle Olimpiadi".