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Golf, Open Championship: Young si prende la scena, Woods già fuori dai giochi

Cameron Young (ansa)
Il 25enne statunitense in testa dopo la prima giornata nel Major a St Andrews davanti a McIlroy e Smith. Tiger destinato a tornare subito a casa. Molinari, Migliozzi e Celli sperano
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St Andrews (Scozia) - Se ti chiami Young e hai 25 anni sei giovane di cognome e di fatto. E se a 25 anni, dopo appena un paio di stagioni fra i grandi del PGA Tour, prendi la testa dell'Open Championship a St Andrews, con uno strepitoso giro in 64 colpi (8 sotto il par, nemmeno un bogey), diventi l'eroe di un giorno, in attesa degli altri tre che si incaricheranno di completare il giudizio. Così Cameron Young è per qualche ora al centro della scena, sperando di restarci a lungo, anche se sarà tutt'altro che facile, dato che alle costole, con due soli colpi in più (66) c'è uno degli indiziati speciali per la vittoria finale, cioè Rory McIlroy. Ma intanto il ragazzo del Bronx già segnalatosi quest'anno con un secondo posto al "Genesis Invitational" e un terzo a un Major come il PGA Championship, si gode il suo momento di gloria. Meritatissima. C'è anche un'altra insidia, alle sue spalle: il suo…

St Andrews (Scozia) - Se ti chiami Young e hai 25 anni sei giovane di cognome e di fatto. E se a 25 anni, dopo appena un paio di stagioni fra i grandi del PGA Tour, prendi la testa dell'Open Championship a St Andrews, con uno strepitoso giro in 64 colpi (8 sotto il par, nemmeno un bogey), diventi l'eroe di un giorno, in attesa degli altri tre che si incaricheranno di completare il giudizio. Così Cameron Young è per qualche ora al centro della scena, sperando di restarci a lungo, anche se sarà tutt'altro che facile, dato che alle costole, con due soli colpi in più (66) c'è uno degli indiziati speciali per la vittoria finale, cioè Rory McIlroy. Ma intanto il ragazzo del Bronx già segnalatosi quest'anno con un secondo posto al "Genesis Invitational" e un terzo a un Major come il PGA Championship, si gode il suo momento di gloria. Meritatissima. C'è anche un'altra insidia, alle sue spalle: il suo omonimo Cameron ma di cognome Smith, 28enne australiano, che insegue un colpo sotto Rory. E Smith, che ha già vinto cinque volte, conquistando anche il The Players (considerato per importanza il quinto Major) è ormai stabilmente competitivo: lo dimostra anche il secondo posto al Masters di aprile, quando ha dato battaglia fino all'ultimo al vincitore e leader mondiale Scottie Scheffler, qui presentatosi con un buon 68 e dunque perfettamente in corsa.

Ma su un percorso reso velocissimo dalla siccità (incredibilmente perfino in Scozia piove poco o niente) può succedere un po' di tutto. La pallina schizza via lontanissima e se il tiro è giusto, ok. Ma se la traiettoria non è corretta, quel fondo quasi marmoreo amplifica l'errore. E cominciano i guai.

Il malinconico "autunno" di Tiger Woods

Comunque un torneo di quattro giorni non si può vincere subito. Ma subito, quello sì, si può perdere. Ed è il caso del più grande di tutti, Tiger Woods, già fuori dai giochi e probabilmente destinato a tornare a casa subito, a causa di un malinconico giro in 78 colpi (+6). Non c'è voluto molto per capire che la strada di un'ennesima resurrezione del campione più martoriato di sempre sarebbe stata tutta in salita. Doppio bogey alla prima buca con una clamorosa "flappa", l'errore incubo dei principianti che si commette colpendo troppo terreno prima della pallina, finita in acqua nel famoso Swilcam Burn, il torrentello che attraversa la prima e la 18esima buca. Quasi incredibile per uno come lui, come sempre accompagnato da un popolo adorante. A metà gara era già +5 e tre birdie ottenuti dalla 8 in poi son serviti solo a compensare altri errori. Per restare in gara nel week end Tiger dovrebbe chiudere il secondo giro 6 o 7 colpi sotto il par. Cioè quello che sapeva fare quando era re. Ora, purtroppo, non più. Se non siamo proprio all'inverno del Patriarca, ci siamo vicini. Diciamo allora autunno, sapendo di peccare di indulgenza nei confronti di chi ha letteralmente cambiato la storia del golf.

Molinari, Migliozzi e Celli sperano

I tre italiani in gara avrebbero potuto farlo meglio (per riecheggiare un vecchio slogan), ma anche peggio. 73 colpi (+1) sia per Molinari che per Migliozzi, 74 (+2) per Filippo Celli, il 21enne amateur romano dell'Olgiata, qui sostenuto da un agguerrito gruppuscolo amical-familiare di sostenitori. Molinari ha ritrovato, per buoni tre quarti del primo giro, un po' di quel tocco magico dei giorni più belli. Ma quando ha giocato meglio ha imbucato poco e quando è subentrata qualche imprecisione da te a green, ha pagato pegno appesantendo un giro che avrebbe potuto tranquillamente concludersi sotto par. Meglio, però, degli ultimi tempi in cui - come ha rivelato a fine partita - ha dovuto riprendersi dalla prima infezione da Covid. Guido Migliozzi ha efficacemente sintetizzato la sua giornata in poche parole: "Ho giocato bene, ho puttato da cane". E nel golf, sport di chilometri che si decide sui centimetri, imbucare tanto è l'unica vera ricetta vincente.

Quanto a Celli, ricavatosi un posto qui con la vittoria in extremis ai  Campionati Europei dilettanti in Spagna, ha pagato con un doppio bogey lo scotto della terribile buca 17, la più delicata, e ha obbiettivamente dovuto incassare diversi rimbalzi sfortunati che lo hanno frenato. Ma ha chiuso a +2 e, col taglio probabilmente fissato sul par, non è affatto fuori gioco. Anche perché con una bella, ma non sfrontata, dose di positività si dice fiducioso di farcela. Il che rappresenterebbe per lui, e per l'Italia, davvero un gran bel risultato.