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Golf, British Open: ecco McIlroy. Solo Hovland gli resiste. Francesco Molinari in rimonta

Rory McIlroy e Viktor Hovland  (reuters)
Il fuoriclasse nordirlandese lancia il suo attacco: gli resiste solo il talento norvegese. Bel giro dell'azzurro
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ST ANDREWS - E alla fine, nel pomeriggio del terzo e penultimo giro è arrivato l’attacco che quasi tutti qui si auguravano: cioè il “rush” di Rory McIlroy, probabilmente il solo per carisma e qualità tecnica a poter colmare parte del vuoto lasciato dall’uscita di scena di Tiger Woods. Partito piano, con quattro par, il nord irlandese ha guadagnato sei colpi sul campo dalla buca 5 in poi firmando quello che potrebbe essere il colpo-simbolo di tutto il torneo: l’eagle 2 imbucato direttamente dal bunker della 10. E’ stato soprattutto quello (ma non solo) a spianargli la strada per il sorpasso dei due “Cameron’s” (Young e Smith) protagonisti delle prime due giornate, ora distanziati di quattro colpi. Testa a testa gli ha resistito soltanto il norvegese Hovland, vero astro nascente (anzi già nato) del golf mondiale e speranza europea per la Ryder CUP di Roma, che lo ha riagganciato alla 17 (qui la chiamano “Evil Hole” la buca del diavolo per la sua difficoltà) sfruttandone l’unico bogey di giornata. Hanno giocato insieme il terzo e giocheranno insieme anche l’ultimo giro, appaiati in testa a -16 (66 colpi per entrambi oggi). Saranno molto probabilmente loro a giocarsi il titolo di questo Major che a McIlroy manca da 8 anni e Hovland, 24enne, non ha mai vinto. Ma la domenica porterà pioggia e un po’ di vento. Per cui molto può ancora succedere, anche per i nostri due giocatori: Molinari, rilanciatissimo e Celli (il dilettante) sempre in ottimo centroclassifica.

Non fiori ma palline da golf

In nessun cimitero del mondo si possono trovare palline da golf ai piedi di una tomba. Fiori, perlopiù o al massimo pietre in quelli ebraici. Ma qui sì, perché siamo a St Andrews, la terra madre di questo che, piaccia o no, è uno degli sport più praticati del pianeta. Le palline giacciono ai piedi del tumulo affacciato sul mare dove dorme dal 1908 il “Vecchio Tom”, cioè Old Tom Morris, in pratica il fondatore del golf moderno, che ha dato la forma attuale all’Old Course dove McIlroy, Hovland e compagnia si stanno dando battaglia. A lui, che è stato anche gran giocatore e campione dell’Open Championship, si devono i progetti di tanti altri campi storici di queste lande scozzesi. E’ considerato insomma una specie di patriarca nella storia del gioco e pochi tra i milioni di turisti golfisti che affollano tutto l’anno questo e gli altri percorsi da lui disegnati omettono la visita al cimiterino che giace accanto alle rovine della Cattedrale cattolica, distrutta dalla furia dei Riformatori nel corso del 1500. Una volta lì, molti usano lasciarci una pallina. Un po’ per ammirazione, un po’ per gratitudine, un po’ forse per scaramanzia, nella speranza di qualche beneficio nel gioco. Come sottrarsi al rito nel corso di una passeggiata pre-terzo giro nella fresca mattina scozzese, invocando uno sguardo benevolo sui nostri italiani in gara sui fairways del Vecchio Tom?

La rimonta di Molinari, il carattere di Celli

Pura coincidenza, naturalmente, ma una volta celebrato il rito, ecco Francesco Molinari incasellare in 66 colpi (7 birdie, un solo bogey) il secondo miglior giro di giornata (superato solo dal 65 di Kevin Kisner) e uno dei suoi migliori da lungo tempo in qua. Il gioco lungo aveva già dato i buoni segnali nei primi due giorni; mancava la precisione sul green. Col putt finalmente a registro, il risultatone è arrivato. E con esso 48 salti in classifica, dal 66esimo al 18esimo posto. E finalmente un Molinari più sorridente ha potuto analizzare la sua giornata, senza - per carità - eccedere in entusiasmo, da sabaudo low profile quale è: “Altre volte quest’anno - ha commentato - ho fatto qualche giro buono come questo, ma poi mi è mancata la continuità. Stavolta ho sfruttato al meglio le condizioni meteo ideali, con pochissimo vento. E adesso devo cercare di ripetermi”. Né lui né il bravissimo amateur romano Filippo Celli potevano sospettare che un qualche benevolo patrocinio era stato invocato per loro. Sia come sia, Celli, partito poco dopo la conclusione del giro di Francesco, ha messo in campo un’altra prova di carattere, specie nei momenti delicati seguiti alle prime nove buche chiuse due colpi sotto il par. La freddezza nel limitare i danni dopo qualche inevitabile errore, di salvare il par con putt non banali, di ottenere il terzo birdie in tre giorni sulla 18 hanno dimostrato che, quando serve, sa digrignare i denti e portare a casa il risultato anche non giocando al meglio. Con il 71 finale (-1 e -4 totale) è scalato di un posto in classifica, da 36° a 35°. Adesso sì, può seriamente pensare a vincere la medaglia d’argento riservata al miglior dilettante del torneo. Ha distanziato i suoi competitor: Brown è 64° a tre colpi; Jarvis 69° a 4; Bairstow 83° e ultimo a 11. Lui a spegnere gli entusiasmi non ci pensa proprio: “La Silver Medal sarebbe bella e importante - ha commentato a fine gara - ma con una top 15 finale sarebbe meglio.” Torto non ha. Timore nemmeno.