Irma Testa incanta: è oro ai mondiali di boxe. "Una vita di sacrifici, ma ne è valsa la pena"
di Luigi Panella , di Luigi Panella"Per questa medaglia ho sacrificato tutta la mia adolescenza, tutta la mia vita. Ma se questi sono i risultati vorrei farlo per altri 20 anni". Irma Testa lo urla al mondo, ora che lo ha finalmente in pugno. Lo fa con il sorriso, con la leggerezza di chi, con quel mondo, ha fatto pace. Il pubblico di Delhi è anche per lei. Con calma, con un senso della saggezza tipicamente indiano, le riserva una parte degli applausi destinati a Nitu e Saweety. Sono le ragazze di casa, hanno vinto l'oro proseguendo sulla strada segnata dalla mitica Mary Kom, lo scricciolo dello stato del Manipur capace di conquistare medaglie in serie ma soprattutto di mettere ko i pregiudizi. La storia di Mary Kom è diventata prima un libro, poi un film a Bollywood. Inchiostro e celluloide, proprio come Irma. Chissà, magari quella gente sapeva di questa Butterfly italiana, farfalla piena di colori venuta fuori da un bozzolo scolpito nella pietra ruvida di uno dei palazzi fragili del…
"Per questa medaglia ho sacrificato tutta la mia adolescenza, tutta la mia vita. Ma se questi sono i risultati vorrei farlo per altri 20 anni". Irma Testa lo urla al mondo, ora che lo ha finalmente in pugno. Lo fa con il sorriso, con la leggerezza di chi, con quel mondo, ha fatto pace. Il pubblico di Delhi è anche per lei. Con calma, con un senso della saggezza tipicamente indiano, le riserva una parte degli applausi destinati a Nitu e Saweety. Sono le ragazze di casa, hanno vinto l'oro proseguendo sulla strada segnata dalla mitica Mary Kom, lo scricciolo dello stato del Manipur capace di conquistare medaglie in serie ma soprattutto di mettere ko i pregiudizi. La storia di Mary Kom è diventata prima un libro, poi un film a Bollywood. Inchiostro e celluloide, proprio come Irma. Chissà, magari quella gente sapeva di questa Butterfly italiana, farfalla piena di colori venuta fuori da un bozzolo scolpito nella pietra ruvida di uno dei palazzi fragili della Provolera, un quartiere di Torre Annunziata dove l'imprevisto è la normalità.
Irma Testa, battuta in finale la kazaka Ibragimova
Butterfly ha affrontato la finale dei 57 kg con la sicurezza di chi guarda solo avanti e non pensa al passato. In quello recente, ai Mondiali di Istanbul 2022, era inciampata proprio all'ultimo gradino, su Yu Ting Lin da Taiwan. E il fatto che la taiwanese fosse stata battuta in semifinale dalla sua avversaria, Karina Ibragimova, non ha generato un'equazione con annesso umanissimo timore. La kazaka puntava su quello, ha provato a sfidarla sul campo della velocità, della tecnica, della psicologia. Una sorta di partita a scacchi nella quale Irma non ha sbagliato una mossa. Ha danzato, il jab sinistro portato con grazia, il destro quasi con malcelata pigrizia, come se non ci fosse bisogno della pesantezza dei colpi per prendersi quel titolo. Ha vinto due volte gli Europei, è stata la prima pugile italiana a qualificarsi per l'Olimpiade (Rio 2016) prima, e a vincere una medaglia poi. Potrebbe bastarle per stare - e pure comoda - nella storia del pugilato. Lei però vuole aggiungere l'ultimo tassello, la medaglia d'oro ai Giochi di Parigi.
Patrizio Oliva: "Sarà la favorita a Parigi 2024"
"La conosco da bambina, secondo me è la favorita" dice uno che di titoli olimpici se ne intende come Patrizio Oliva. Già, le Olimpiadi. Il titolo mondiale le ha fruttato un assegno da 100 mila dollari ma non il pass per i Giochi. Questione annosa, il Cio non riconosce l'Iba che, dal canto suo, ha incassato qualche boicottaggio ma ha riammesso russe e bielorusse. Qualcuno se ne è dimenticato: Anastasiia Demurchian, che ha vinto l'oro nei 70 kg, sul podio ha dovuto ascoltare il Concerto per pianoforte n.1 di Tchaikovsky al posto dell'inno nazionale.
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Chaarabi d'argento
In sostanza, per Parigi bisognerà riavvolgere il nastro: il prossimo giugno a Cracovia il primo appuntamento utile per qualificarsi. "Il pugilato non è basato solo sui pugni. Se così fosse Irma si troverebbe in difficoltà - ancora Patrizio Oliva - ma sulla forza mentale e tenuta fisica". E anche sulla forza delle proprie idee. Irma ne ha tanta, non ha avuto problemi a fare coming out proprio mentre tanti senatori della Repubblica italiana urlavano di gioia nel momento in cui non passava il Ddl Zan. E di forza ne ha tanta anche Sirine Chaarabi: nata in Tunisia, ha lottato con tutte le sue forze per avere dall'Italia quella cittadinanza che finalmente le ha permesso di raggiungere la finale mondiale. Non ce l'ha fatta a prendere l'oro con la cinese Wu, meno bella da vedere sul ring ma esperta nel trascinarla in una palude tattica. "Sono più emozionata che amareggiata, perché l'argento è comunque un traguardo fantastico". Insomma, l'Italia può guardare con ottimismo al futuro della propria boxe. Oltre a Irma e Sirine ci sono anche Olena, Giordana, Alessia e tante altre. A Rio Irma era sola, la suffragetta. Sentì il peso di se stessa più che dei colpi della francese Mossely, che la eliminò. Faticò ad aprire la porta dello spogliatoio per affrontare le critiche, non era pronta per il giudizio degli altri. Passato remoto di una storia che sembra My fair lady. Ma qui il vero pigmalione è la scuola della vita.
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