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Haki Doku, il campione paralimpico che scende le scale dei grattacieli a tutta velocità: "Così i miei figli non vedono solo un padre in carrozzina che ha bisogno"

Haki Doku sul campo del Royal Park I Roveri di Fiano 
Via all’Open d’Italia Disabili di golf al Royal Park I Roveri di Fiano: in gara il campione italo-albanese che ha stabilito tre primati inseriti nel Guinness. "Bebe Vio ha energia e una famiglia che l'ha resa autonoma, Zanardi ha cuore e una preparazione incredibile. A Milano ho percorso 121 km su una sedia a rotelle, a mani nude. All'incidente in cantiere non penso più"
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Nel Guinness dei Primati compare con tre record del mondo. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha partecipato nell’handbike, sfilando come portabandiera dell'Albania nella cerimonia inaugurale. Ha corso con Alex Zanardi, e da anni sogna di stabilire uno dei suoi record al Burj Khalifa di Dubai. Ma nel frattempo Haki Doku ha scoperto il golf: “Lo sport più difficile di tutti”. Dal 6 al 7 aprile sarà in campo nell’Open d’Italia Disabili Sanofi, in programma al Royal Park I Roveri di Fiano (Torino) con 76 partecipanti di 16 nazioni. Albanese di nascita, italiano di passaporto, Haki Doku ha 53 anni e quell’entusiasmo per la vita e lo sport che ricorda Bebe Vio.

Da qual…

Nel Guinness dei Primati compare con tre record del mondo. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha partecipato nell’handbike, sfilando come portabandiera dell'Albania nella cerimonia inaugurale. Ha corso con Alex Zanardi, e da anni sogna di stabilire uno dei suoi record al Burj Khalifa di Dubai. Ma nel frattempo Haki Doku ha scoperto il golf: “Lo sport più difficile di tutti”. Dal 6 al 7 aprile sarà in campo nell’Open d’Italia Disabili Sanofi, in programma al Royal Park I Roveri di Fiano (Torino) con 76 partecipanti di 16 nazioni. Albanese di nascita, italiano di passaporto, Haki Doku ha 53 anni e quell’entusiasmo per la vita e lo sport che ricorda Bebe Vio.

Da quale sua impresa si può cominciare? È difficile scegliere.

“Nel 2015 all’Arena di Milano ho percorso il maggior numero di chilometri su una sedia a rotelle: 121, nelle 12 ore a mia disposizione. A mani nude, senza guanti, con la pelle che andava per fatti suoi… Un’esperienza molto costruttiva, l’ho chiamata “record for all”, è dedicata ai disabili, ma anche ai bambini che mi hanno sostenuto”.

Ha stabilito due record scendendo le scale con la “wheelchair”.

“Quando ho scoperto la possibilità di battere questi primati mi sono concentrato su due: la discesa in un’ora di gara, e in dodici ore. Ho cominciato nel 2016 a Wolfsburg, scendendo 2.176 gradini in un’ora, 61 piani per due volte, controllando la carrozzina con le mani, in equilibrio su due ruote su quattro, poi nel 2017 a Francoforte siamo saliti a 2.404, per arrivare nel 2019 a 2.917 scalini, lungo 123 piani a Seul. Il record delle dodici ore consecutive è invece del 2021: 11.500 scalini nella torre di Montparnasse a Parigi. Sono partito al 56° piano fino a terra, ho preso l’ascensore e ripetuto il percorso dieci volte”.

Sta già pensando a una nuova sfida?

“Stiamo portando avanti il progetto Francoforte, che comprende una quindicina di grattacieli, conto di realizzarlo a settembre-otto o al massimo l’anno prossimo. È un’impresa anche a livello logistico”.

Già anni fa parlava di una discesa dal grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa: com’è finita?

“Da tempo ci provo, ma non riesco a entrare. Ci ho provato anche con Vittorio Brumotti ma non ce l’abbiamo fatta. Io voglio partire dal 160° piano, se mi fermano al 121° non mi interessa”.

Ci pensa ancora all’incidente che le ha cambiato la vita?

“Non ci penso più. Sono paraplegico dal 1997, lavoravo in un cantiere, sono scivolato dal terzo piano di un palazzo in costruzione. Ma la vita continua, preferisco concentrarmi su quel che posso fare”.

Cosa la motiva di più?

“Mi piace battere me stesso, una spinta che parte a livello mentale: se riesco a superare quella barriera è meglio per tutti, anche per la mia famiglia. I miei due figli non vedono un papà in carrozzina che ha bisogno. Più siamo autonomi, migliore è la vita”.

Quanto tempo le prende prepararsi per queste imprese?

“Mi alleno tutti i giorni, mi serve fisicamente, mi aiuta a non aver paura di nulla. Dobbiamo costruire noi stessi senza timori, demoralizzarsi non serve a nessuno, anche a chi ci sta attorno”.

Bebe Vio ha fatto da traino al vostro movimento, l’ha fatto quasi diventare di moda.

“Lei è piena di energie e ha la fortuna di avere una famiglia straordinaria, che non l’ha tenuta protetta ma l’ha spinta a esporsi. Un esempio per le famiglie con disabili: tutti noi abbiamo energia ma anche blocchi da rompere. In Italia siamo un po’ indietro, siamo molto vicini ai disabili ma questo non li aiuta granché, bisogna lasciarli andare e renderli più autonomi come fanno all’estero".

Cosa significava avere come avversario Zanardi?

"Ho corso con Alex, tutti mi dicevano che fosse favorito dal mondo dei motori da cui proveniva, ma lui è una persona di cuore con una preparazione incredibile”.

Com’è arrivato al golf?

“Mi hanno invitato a provare al Golf Club Le Rovedine di Milano, sette mesi fa, ed è stata una rivelazione: questo sport ti aiuta anche nella costruzione mentale. Speravo di avere un vantaggio grazie a tutta la preparazione fatta per le scale, invece è stata durissima lo stesso. Colpisco grazie al paragolfer, che mi permette di giocare in piedi: nelle altre discipline non era possibile. Non potendo sfruttare gli addominali gioco con una mano, mentre l’altra tiene la carrozzina. Dopo le Paralimpiadi di Londra mi sono detto: basta con l’agonismo. Ma il golf mi mette in difficoltà e mi fa sentire di nuovo la voglia, la malattia della competizione. Le scale comunque non le mollerò mai”.