King Garcia il bello contro Davis il cattivo, l’eterna legge del ring
di Luigi Panella , di Luigi PanellaUn ring a Beverly Hills, a mezzo tiro di schioppo dalle ville della Hollywood che sfavilla. La location scelta la settimana scorsa per l’allenamento pubblico è modellata perfettamente sul personaggio Ryan Garcia: si fa chiamare King, è bello, ricco, amatissimo a livello globale. Nove i milioni di follower che affollano i suoi social. Sembra l’avatar di Oscar De La Hoya, l’ex Golden Boy della boxe mondiale che non a caso lo ha preso sotto tutela. A Las Vegas, intorno alle 5 italiane di domani, salirà sul ring contro Gervonta Davis. Dopo che il match atteso dal 1999 — la riunificazione del Mondiale dei massimi — tra Usyk e Fury è per il momento saltato, si tratta dell’incontro più mediatico dell’anno. E questo nonostante la categoria — pesi leggeri — presenti altri pugili straordinari, su tutti David Haney. «Il momento è arrivato — ha detto Garcia — vincere questa sfida &egr…
Un ring a Beverly Hills, a mezzo tiro di schioppo dalle ville della Hollywood che sfavilla. La location scelta la settimana scorsa per l’allenamento pubblico è modellata perfettamente sul personaggio Ryan Garcia: si fa chiamare King, è bello, ricco, amatissimo a livello globale. Nove i milioni di follower che affollano i suoi social. Sembra l’avatar di Oscar De La Hoya, l’ex Golden Boy della boxe mondiale che non a caso lo ha preso sotto tutela. A Las Vegas, intorno alle 5 italiane di domani, salirà sul ring contro Gervonta Davis. Dopo che il match atteso dal 1999 — la riunificazione del Mondiale dei massimi — tra Usyk e Fury è per il momento saltato, si tratta dell’incontro più mediatico dell’anno. E questo nonostante la categoria — pesi leggeri — presenti altri pugili straordinari, su tutti David Haney. «Il momento è arrivato — ha detto Garcia — vincere questa sfida è una esigenza di vita. Lo metterò a dormire».
Tracotanza, sicurezza, un pugile deve mostrare anche questo. Eppure in un ingranaggio da star, a volte un granello di sabbia può diventare un masso. A un certo punto, ansioso e depresso, ha detto basta. Non riusciva a gestire più la sua mente: «Se sei un divo del rock o del cinema il pubblico di capisce, se sei un pugile pensa che non sai gestire la paura». I social non perdonano debolezze a chi ha un patrimonio di 20 milioni dollari, una famiglia che lo ha sempre sostenuto, due belle bambine, una splendida villa a Los Angeles, un parco macchine di Lamborghini e Ferrari, un volto scelto dalla tv americana per pubblicità varie. Novantanove mamme americane su cento sceglierebbero lui e non Davis come fidanzato delle proprie figlie. Il bello e il cattivo. Sul ring ci saranno due rovesci, e non della stessa medaglia.
C’è stato un momento in cui Davis non era affatto certo di poter disputare questo match. Arrestato a dicembre in Florida con l’accusa di violenza domestica ai danni della sua ex compagna, a febbraio si è dichiarato colpevole di 4 reati stradali. Ha causato un incidente con il ferimento di 4 persone e si è allontanato senza lasciare tracce: il verdetto è atteso per il 5 maggio. E sono solo gli ultimi di una serie infinita di problemi con la legge. Colpa sua, ma non lo ha aiutato il quartiere di Baltimora nel quale è cresciuto: zona Sandtown-Winchester, tra case abbandonate, disoccupazione e una percentuale significativa di abitanti in galera. Anche per questo oltre al suo alias, Tank, qualcuno lo chiama piccolo Tyson. In comune con Iron Mike ha la potenza devastante dei pugni: 28 match tutti vinti, 26 per ko (neanche Garcia scherza con 19 ko su 23 successi). Ma sul ring è razionale, sa aspettare il momento giusto: «Posso batterlo in tanti modi, ma gli romperò la mascella».
Merito anche del suo mentore, quel Floyd Mayweather tanto fuoriclasse sul ring (forte la sua rivalità proprio con De la Hoya) quanto esagerato fuori con lo sfoggio quasi offensivo di denaro. Anche Gervonta non scherza: diamantini incastonati tra i denti, collane che pesano un chilo e orologi costosissimi. Tra sfarzo e redenzione, fa beneficenza per i bambini bisognosi. Dimostra di non dimenticare un passato che però fa troppo spesso ancora capolino nel presente. Quel passato fatto di ansie che Garcia dovrà per forza buttarsi alle spalle. Il bello e il cattivo, a Las Vegas la resa dei conti, anche con se stessi.