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Le Olimpiadi dei dopati: niente controlli, vince chi va oltre il limite

L’imprenditore australiano Aron D’Souza, presidente di Enhanced Games, vuole organizzare i Giochi del Doping a dicembre 2024. L’obiettivo: sostenere la legittimità dei farmaci per migliorare le prestazioni degli atleti
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Se ti trovano pulito ti squalificano. Scandalo: ma dove pensi di essere? Libero doping in libero sport. È vivamente consigliata l’assunzione via orale o endovena di farmaci, pastiglie, capsule, anabolizzanti e stimolanti, narcotici e steroidi, diuretici e agenti mascherati, beta-bloccanti e ormoni della crescita, cocaina e peyote e insomma, di qualsiasi cosa che alteri/ migliori/ incrementi le prestazioni fisiche in un trionfo di infarti, embolie, ictus e infezioni.

Enhanced Games, l’associazione favorevole al doping

Dunque c’è questo imprenditore e avvocato australiano, si chiama Aron D’Souza che si sta dando da fare per organizzare le Olimpiadi del Doping a dicembre del 2024, pochi mesi dopo i Giochi di Parigi. Cinque le discipline previste: atletica, nuoto, pesi, ginnastica e sport da combattimento. Al vaglio la sede, ma pare ci siano già diverse città candidate. D’Souza è presidente di "Enhanced Games”, “Giochi Migliorati”, e migliorati si intende con dolo: è un’associazione …

Se ti trovano pulito ti squalificano. Scandalo: ma dove pensi di essere? Libero doping in libero sport. È vivamente consigliata l’assunzione via orale o endovena di farmaci, pastiglie, capsule, anabolizzanti e stimolanti, narcotici e steroidi, diuretici e agenti mascherati, beta-bloccanti e ormoni della crescita, cocaina e peyote e insomma, di qualsiasi cosa che alteri/ migliori/ incrementi le prestazioni fisiche in un trionfo di infarti, embolie, ictus e infezioni.

Enhanced Games, l’associazione favorevole al doping

Dunque c’è questo imprenditore e avvocato australiano, si chiama Aron D’Souza che si sta dando da fare per organizzare le Olimpiadi del Doping a dicembre del 2024, pochi mesi dopo i Giochi di Parigi. Cinque le discipline previste: atletica, nuoto, pesi, ginnastica e sport da combattimento. Al vaglio la sede, ma pare ci siano già diverse città candidate. D’Souza è presidente di "Enhanced Games”, “Giochi Migliorati”, e migliorati si intende con dolo: è un’associazione di atleti, medici e scienziati che sostiene la legittimità dell’uso del doping. Della serie: chi è senza peccato scagli la prima siringa. Il Torquemada delle analisi delle urine ha detto al Guardian di essere “moralmente onesto”, sottintendendo che così fan tutti, ha tirato in ballo l’ineluttabilità del progresso scientifico (“E nel nome del progresso/il dibattito sia aperto”, Edoardo Bennato, “Dotti, medici e sapienti”), da buon complottista (e ti pareva) ha accusato il Cio (“È uno stato a partito unico e senza opposizione") e infine ha ribadito che “gli atleti sono adulti e gli adulti hanno il diritto di fare con il proprio corpo ciò che desiderano: il mio corpo, la mia scelta; il tuo corpo, la tua scelta”. 

Sarebbe semplice liquidare la questione come una burletta o una furbata per farsi pubblicità. Quella di D’Souza è una provocazione e rimarrà tale, anche se in quel Truman Show che è diventato il mondo dello sport anche le ipotesi più strampalate si danno un contegno per risultare credibili. La verità è che da che mondo è mondo, da quando si corre e si salta, la medicina è andata a braccetto dello sport, inficiando e corrompendo l’idea stessa di lealtà e integrità: nella Grecia classica - per migliorare la prestazione - i primi atleti dei Giochi assumevano decotti a base di piante e funghi. Dal primo dopato ufficiale nella storia dei Giochi - il ciclista danese Knud Enemark Jensen, morto durante la corsa della 100 km. a squadre nel 1960 con in corpo dosi massicce di stimolanti e alcol nicotinico – passando per il Doping di Stato dei paesi dell’Est negli anni 70 e 80 e arrivando al più grande scandalo doping nella storia dello sport moderno (la squalifica a vita di Ben Johnson dopo le Olimpiadi di Seul) il doping è l’ombra che precede lo sport.

Doparsi è un disvalore, siamo tutti d’accordo. Come sappiamo che l’etica nello sport è un concetto elastico, che si tira di qua o di là a seconda delle convenienze. La gloria contempla sempre una scorciatoia, bravo chi non la prende in considerazione. “Siamo pronti alla battaglia”, ha annunciato D’Souza, impugnando - immaginiamo - una fialetta con del liquido che bolle. Qualcuno gli faccia sapere che quando Fantozzi vince la Coppa Cobram grazie ad una “bomba” di "metedrina, simpamina, aspirina e franceschina, cocaina e peperoncino di cayenna” c’è un carro funebre ad attenderlo al traguardo. I campioni di sangue li vogliamo solo in provetta, possibilmente puliti.

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