Atletica, il tecnico azzurro dei salti Claudio Mazzaufo: “Furlani leggero e maturo, per i Mondiali fa paura”
di Emanuela AudisioMattia Furlani agli Europei di Gerusalemme
Non solo è nata una stella. Ma brilla e vola in alto più delle altre. Mattia Furlani e il suo ciuffo corrono nell’aria e atterrano lontano nella sabbia. Oro nel lungo agli Europei Under 20 di atletica. Ora tutti a chiedersi: il ragazzino si prenderà il mondo? Meglio domandarlo a chi ha avuto la supervisione dei più grandi talenti azzurri. Di tutti i fenomeni dell’atletica italiana: Howe, Jacobs, Iapichino, Furlani. Che per lui sono Andrew, Marcell, Larissa, Mattia. Passato presente e futuro. Il professor Claudio Mazzaufo, 65 anni, è il responsabile azzurro di salti, lanci, prove multiple. Dal 1989. O come dice lui: «Da 4 presidenti e 8 ct».
Colpito dall’8.23 del diciottenne, golden boy, Furlani?
“Ha vinto una gara vera, da campione maturo, piazzando subito 8,07 nelle qualificazioni e 8,23 in gara. Anche se il bulgaro Saraboyuov, suo avversario, con 8,22 è stato minaccioso. Vedi Mattia in pedana e ti chiedi: ma questo è veramente un teenager? Venire da una famiglia di sportivi, ave…
Non solo è nata una stella. Ma brilla e vola in alto più delle altre. Mattia Furlani e il suo ciuffo corrono nell’aria e atterrano lontano nella sabbia. Oro nel lungo agli Europei Under 20 di atletica. Ora tutti a chiedersi: il ragazzino si prenderà il mondo? Meglio domandarlo a chi ha avuto la supervisione dei più grandi talenti azzurri. Di tutti i fenomeni dell’atletica italiana: Howe, Jacobs, Iapichino, Furlani. Che per lui sono Andrew, Marcell, Larissa, Mattia. Passato presente e futuro. Il professor Claudio Mazzaufo, 65 anni, è il responsabile azzurro di salti, lanci, prove multiple. Dal 1989. O come dice lui: «Da 4 presidenti e 8 ct».
Colpito dall’8.23 del diciottenne, golden boy, Furlani?
“Ha vinto una gara vera, da campione maturo, piazzando subito 8,07 nelle qualificazioni e 8,23 in gara. Anche se il bulgaro Saraboyuov, suo avversario, con 8,22 è stato minaccioso. Vedi Mattia in pedana e ti chiedi: ma questo è veramente un teenager? Venire da una famiglia di sportivi, aver già viaggiato nel mondo, gli ha dato esperienza. Quanto al carattere, non gli manca. Mattia è velocissimo, leggero come un fuscello, 65 chili, è il più naturale nei movimenti. La novità sono i tre passi e mezzo in volo, prima ne faceva due e mezzo. E la nuova partenza con preavvio, non più da fermo. Bisogna fare i complimenti alla madre che ha costruito bene la sua crescita e la sua programmazione”.
È un avviso ai naviganti per i prossimi Mondiali.
“Di Mattia non ci siamo accorti solo noi. Furlani in Coppa Europa ha saltato 7,97 al secondo tentativo, Tentoglu, il campione greco, che era avanti con 8,08 nell’ultimo salto ha piazzato un 8,34 con 1,3 metri di vento contro. Il messaggio per intimorirlo era chiaro: ragazzino ai Mondiali dovrai passare su di me per vincere. Ha capito che Mattia era lì per batterlo non per riverirlo. E voleva riaffermare il suo dominio”.
Con 8,30 metri a Budapest si va sul podio.
“L’anno scorso ai Mondiali di Eugene con 8,16 si è vinto il bronzo. Ma il problema è la stabilità, consolidarsi su certe misure, e mi sembra che sia Mattia che Larissa ci siano riusciti. Le qualificazioni per un saltatore sono sempre difficili. In più bisogna sapere che quando si stacca, con la loro velocità di entrata, si caricano sulla struttura 800 chili di peso”.
Howe era allenato dalla mamma, Larissa dal padre, Mattia dalla madre.
“Prima di dire che è un’atletica chiusa e di famiglia ragioniamo: René Felton, afroamericana, madre di Andrew, era una velocista, Gianni Iapichino, padre di Larissa che è anche figlia di una campionessa del lungo come Fiona May, è un ex saltatore con l’asta, Khadi Seck, madre di Mattia, è un ex sprinter senegalese, il padre Marcello è un ex saltatore in alto. Non sono genitori che si improvvisano allenatori, diventano mamma e papà solo quando battibeccano con i figli in quelle che sono tipiche dinamiche di famiglia. Io mi affianco al loro lavoro come consulente tecnico”.
Ma se in Italia tutti si lamentano dei genitori che vogliono gestire le carriere dei figli.
“Per Andrew Howe sono stato un secondo padre, abbiamo tuttora un rapporto bellissimo, secondo me ha fatto uno sbaglio a lasciare il lungo in un momento dove non c’erano grandi avversari, mentre per Jacobs si è rivelata la scelta giusta. Cerco di non entrare nelle questioni personali, anche quando ci sono delle separazioni dolorose, ma trovo Larissa molto concentrata su quello che vuole, è bello che Fiona sia la prima a complimentarsi e a essere felice per i successi della figlia. Howe non è parente di Furlani, ma è cresciuto come lui a Rieti, non ha gelosie e gli è molto vicino”.
Il patrimonio genetico comune di questo gruppo è la velocità?
“Sì. Howe ha anche corso i 200 e gli ostacoli, come staffettista la 4x100 e la 4x400, Jacobs ha dovuto smettere il lungo per i problemi al ginocchio, ma il suo 8,48 ventoso è ancora nella lista dei 25 migliori salti di sempre e Furlani da allievo nel 2022 ha 10”64 sui 100 metri, 15”76 sui 150 e quest’anno 21”12 sui 200 metri”.
Pericoli in agguato?
«Mattia ha 18 anni e mezzo, Larissa 21. Entrambi sono studenti. Furlani in più ha una grande passione per il basket, che ha giocato. Fateli crescere, dategli il tempo, non chiedete ogni volta il record, la cosa più importante ora è che certe misure per loro non diventino un’eccezione, ma una regola. La faccia felice di Mattia è il vero premio del suo oro. Lo sport è fatica, lunga costruzione, ma divertirsi un po’ non fa mai male. È un’emozione utile»
Chissà quante volte le avranno chiesto meglio Fiona o Larissa?
“Sono diverse, ma in comune hanno una cosa: la determinazione. Fiona aveva un fisico da modella, una rincorsa più ampia, Larissa è più reattiva, più dinamica, ha più cavalli. È una ragazza che stacca, il piede ce lo mette sempre e potrebbe avere successo nella stessa città che diede a sua madre il record italiano 25 anni fa. Una doppia favola sarebbe magnifica”.