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Davide Mazzanti: “Dal confronto con Egonu una Nazionale più forte”

La gioia di Davide Mazzanti e Miryam Sylla agli ultimi Europei vinti nel 2021

 
Martedì al via gli Europei di volley, le azzurre difendono il titolo 2021 e debuttano a Verona contro la Romania. Il ct: “Ho parlato a lungo con Paola delle soluzioni tattiche e del ruolo che vuole avere in quest’Italia. Con lei e Antropova un grande potenziale. Il ricordo di Julia Ituma è indelebile per le ragazze e per me: quando la morte mi è venuta addosso è aumentato il senso di responsabilità”
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«Da piccolo avevo una scarsissima autostima, e ci sto lavorando ancora adesso. Nella mia famiglia il mantra era “campioni si nasce”, e io non vedevo in me un campione. C’era già mio fratello Danilo, che correva in moto ai campionati italiani, io lo seguivo come allenatore e team manager. Ho sviluppato così un’attenzione per i campioni: Valentino Rossi, Totti. Non pensavo potesse diventare la mia vita».

L’uomo misurato che parla con questa modestia, che ha vissuto l’ultimo giorno di riposo in famiglia a Misano tra cani, gatti, galline e tartarughe, è l’autore di una delle rivoluzioni più clamorose degli ultimi anni nello sport italiano. Dal 2017 Davide Mazzanti guida la nazionale femminile di volley. In vista degli Europei che partono a Verona a Ferragosto con Italia-Romania ha usato il polso di ferro: del gruppo terzo agli ultimi Mondiali non sono più in squadra Bosetti, Chirichella, Malinov, Gennari, Bonifacio, oltre a “Moki” De Gennaro, a 36 anni considerata ancora il miglior liber…

«Da piccolo avevo una scarsissima autostima, e ci sto lavorando ancora adesso. Nella mia famiglia il mantra era “campioni si nasce”, e io non vedevo in me un campione. C’era già mio fratello Danilo, che correva in moto ai campionati italiani, io lo seguivo come allenatore e team manager. Ho sviluppato così un’attenzione per i campioni: Valentino Rossi, Totti. Non pensavo potesse diventare la mia vita».

L’uomo misurato che parla con questa modestia, che ha vissuto l’ultimo giorno di riposo in famiglia a Misano tra cani, gatti, galline e tartarughe, è l’autore di una delle rivoluzioni più clamorose degli ultimi anni nello sport italiano. Dal 2017 Davide Mazzanti guida la nazionale femminile di volley. In vista degli Europei che partono a Verona a Ferragosto con Italia-Romania ha usato il polso di ferro: del gruppo terzo agli ultimi Mondiali non sono più in squadra Bosetti, Chirichella, Malinov, Gennari, Bonifacio, oltre a “Moki” De Gennaro, a 36 anni considerata ancora il miglior libero del mondo. Dentro, invece, Paola Egonu, che sembrava lontana dall’azzurro, accompagnata dalla fresca cittadina italiana Ekaterina Antropova, fenomenale opposto che il ct userà come jolly.

Mazzanti, da giovane leggeva libri su come si fa la rivoluzione?

«Veramente no, io preferisco parlare di evoluzione. Dopo le Olimpiadi, il momento più difficile, abbiamo vinto a livello seniores 4 ori e un bronzo mondiale, ma ho sentito il bisogno di un’evoluzione che riguardava soprattutto me: ho lasciato tanta libertà d’espressione alle ragazze in questi anni, volevo riprendere in mano la situazione per formare una squadra che possa sentire mia».

L’addio poi rientrato, la Turchia, Sanremo, il passaggio a Milano: come ha trovato Paola Egonu dopo un anno intenso?

«Con tanta voglia di intraprendere questo nuovo percorso. Ci siamo confrontati su questioni tecniche, tattiche, ma anche sul ruolo che lei vuole avere in squadra. Dovevamo ampliare il confronto e lo stiamo facendo. Paola ha sempre un grande potenziale, ma ora fornisce tante informazioni su come si può migliorare, come tutte le altre: di questo avevo bisogno».

Dopo i Mondiali lei disse: “Siamo usciti come squadra, non voglio più ritrovarmi in questa situazione”.

«Nella sconfitta col Brasile non ci siamo giocati tutte le nostre carte, è il mio più grande rammarico. Dobbiamo avere più soluzioni per uscire dalle emergenze, tutte devono poter fare punto, prendendo spunto dal gioco maschile dove la squadra dà opportunità al giocatore, non il contrario».

Cosa succederà quando Egonu e Antropova avranno ingranato?

«È un processo che richiede tempo, ma avremo sicuramente più potenziale nella ricerca dei punti. E io dovrò riuscire a sfruttarlo al meglio».

Si consulta con De Giorgi, ct campione del mondo?

«Abbiamo cercato di uniformare il nostro pensiero: chi veste la maglia azzurra si deve sentire parte di un’unica grande famiglia. Siamo diversi, ma condividiamo tanto».

Dal 2017 a oggi, lei è uno dei ct più longevi in Italia.

«Una carriera lunghissima che quasi sicuramente finirà tra 12 mesi. Ma più passano gli anni più mi rendo conto del privilegio che ho avuto. Quando mia figlia mi chiede quale sia la cosa più bella le rispondo: “Le persone che si identificano in te”».

È pronto a ripetere l’Europeo vinto nel 2021?

«Lavoriamo per eccellere, anche se sarà un torneo difficilissimo. Non ci poniamo limiti, accettiamo la sfida senza portare il paracadute».

Debutterete all’Arena di Verona.

«Ci sono entrato una volta sola, per assistere all’Aida. Una magia. Mai avrei pensato che ora toccherà a noi creare lo spettacolo nello stesso sito».

Nella sua nazionale ci sono Danesi, Bosio, Fersino, che hanno vissuto a Istanbul la tragedia di Julia Ituma: è un tema tabù in ritiro?

«No, ne abbiamo parlato. È un ricordo indelebile, che le ragazze si porteranno dentro per sempre. Ma ha lasciato un segno anche a me, che conoscevo Julia. Quando la morte mi è venuta addosso, è aumentato il mio senso di responsabilità nei confronti di chi incontro in palestra».

Sarà un Europeo per Ituma?

«Ognuno elabora a modo suo, ma questo dolore non ci abbandonerà mai».

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