Croci celtiche, slogan nazisti e denunce archiviate senza un perché: l’ombra nera si allarga sul football americano d’Italia
di Paolo BerizziMauro Florio, allenatore federale di flag football, con una croce celtica al collo
Un coach della Federazione – un altro – che sfoggia la croce celtica al collo mentre è in campo durante una finale della nazionale junior a Grosseto: ovvero una manifestazione sportiva a cui partecipano anche ragazzini under 12. Casi di club che hanno simboli societari che richiamano il fascismo – e nei quali militano giocatori che si sono esibiti nel saluto caro a Mussolini e Hitler – curiosamente archiviati dalla procura federale. Con un atteggiamento da struzzo, o comunque assai benevolo. Blasonate squadre della capitale d’Italia i cui atleti gridano “sieg heil!” al termine del huddle (raggruppamento in gioco): senza che nessuno batta ciglio, anzi. Altre foto social di ragazzini di squadre giovanili – tutti minorenni – che salutano col braccio teso in occasione di cene societarie. Come un vaso di pandora o un pozzo infetto da cui fuoriesce ciò che per troppo tempo è stato vergognosamente silenziato, l’inchiesta di Repubblica sulle ombre nere nel flag football e nel football america…
Un coach della Federazione – un altro – che sfoggia la croce celtica al collo mentre è in campo durante una finale della nazionale junior a Grosseto: ovvero una manifestazione sportiva a cui partecipano anche ragazzini under 12. Casi di club che hanno simboli societari che richiamano il fascismo – e nei quali militano giocatori che si sono esibiti nel saluto caro a Mussolini e Hitler – curiosamente archiviati dalla procura federale. Con un atteggiamento da struzzo, o comunque assai benevolo. Blasonate squadre della capitale d’Italia i cui atleti gridano “sieg heil!” al termine del huddle (raggruppamento in gioco): senza che nessuno batta ciglio, anzi. Altre foto social di ragazzini di squadre giovanili – tutti minorenni – che salutano col braccio teso in occasione di cene societarie. Come un vaso di pandora o un pozzo infetto da cui fuoriesce ciò che per troppo tempo è stato vergognosamente silenziato, l’inchiesta di Repubblica sulle ombre nere nel flag football e nel football americano italiano si allarga. E rivela nuove imbarazzanti vicende. In aggiunta a ciò che questo giornale ha raccontato la scorsa settimana con fotografie, documenti e testimonianze inedite.
L’indagine per i saluti romani sul bus
Il risultato è che un intero ambiente, adesso – a partire dalla larghissima fetta di ottimi e specchiati atleti, coach, dirigenti che fanno sacrifici enormi in nome dell’etica e dei valori sportivi – teme spiacevoli ricadute. Questo in ragione di casi che non sono stati isolati dalla dirigenza Fidaf (Federazione italiana di American football). E che si sono ripetuti nel tempo, tra esibizioni nostalgiche e troppi occhi chiusi. Andiamo con ordine. Eravamo rimasti ai casi di cui abbiamo dato conto (mai emersi prima). Il primo: l’immagine dei saluti romani degli atleti minorenni della nazionale junior di flag football la scorsa primavera durante un raduno a Cecina; fotografia scattata sul pullman e poi diffusa sui social dal team manager Francesco Caruso, poi sospeso e sanzionato. Il secondo: il braccio teso in campo del coach azzurro Giorgio Gerbaldi il 28 ottobre 2023 a Goteborg prima della finale per il 3° posto del Campionato europeo di football americano (era appena finito l’inno di Mameli) tra Svezia-Italia. Un episodio – ha dichiarato a Repubblica il presidente Fidaf Leoluca Orlando, “oggetto di indagine da parte della procura federale”.
Il documento con cui la procura federale archivia le denunce di comportamenti e foto fasciste
Le denunce archiviate frettolosamente
Poi c’è l’infilata di messaggi diffamatori e intimidatori scritti sui social dal vicepresidente Fidaf Fabio Tortosa con lo pseudonimo “Giorgio Chinaglia Ostia” e indirizzati ad altri tesserati federali. Questo primo “pacchetto” di poco edificanti vicende ha dato il via, come in un effetto domino, ad altre segnalazioni. Storie che consegniamo ai lettori. Ma anche ai vertici Fidaf e comunque a coloro che, eventualmente, riterranno di spiegare e magari – come già avvenuto, lo ha fatto il presidente Orlando – di condannare adottando provvedimenti. Anno 2018. In Federazione arriva una denuncia. Si riferisce al club ASD Gladiatori Roma (nickname “Pretoriani”) e ad una partita a Livorno il 4 marzo 2018 contro i West Coast Raiders. Sotto accusa il logo dei Pretoriani (un aquila posizionata all’interno di una corona e appoggiata a uno scudo, che richiamerebbe l’iconografia del disciolto partito fascista), un’immagine di Mussolini e dei presunti saluti romani. Anche di fronte all’evidenza delle foto, la procura decide di archiviare.
Dal G8 di Genova al football
Da notare: i simboli fascistoidi. Una brutta abitudine diffusa tra i club di football americano di Roma. I Pretoriani nascono nel 2017 dalla fusione tra Barbari Roma Nord e Gladiatori Roma. I Barbari avevano come logo un'ascia bipenne e quando i giocatori chiudevano un huddle (raggruppamento in gioco) il loro grido era "sieg heil!". Tutto tollerato, nulla da ridire: i Barbari sono stati due volte campioni d'Italia seconda divisione. Coach dei Gladiatori era lo scomparso Roberto “Poncho” Palladino. In una foto del 2018 eccolo mentre saluta romanamente con una targa in mano; lo stesso fanno intorno a lui i i ragazzi delle giovanili, tutti minorenni. La dirigenza Fidaf? Era la stessa di oggi. Uomo di peso e vicepresidente vicario è Fabio Tortosa, ex poliziotto, coinvolto nella drammatica storia del “massacro messicano” alla scuola Diaz durante il G8 di Genova (definì Carlo Giuliani “uno che fa schifo anche ai vermi”).
La croce celtica al collo di Mauro Florio
La croce celtica al collo
Gli uomini protagonisti dei primi casi che abbiamo denunciato – Caruso e Gerbaldi – sono di sua stretta fiducia. Così come strettissimo collaboratore di Tortosa – sia in Fidaf che nei Lazio Football – è Mauro Florio. Chi è? È il coach che durante la finale a Grosseto del flag football junior esibisce una croce celtica al collo sotto la maglietta arancione Fidaf. Intorno a lui, ragazzini dai 10 ai 17 anni. Anche in quell’occasione, niente da eccepire da parte di nessuno. Insomma: le prese di distanza che ci si aspetterebbe, soprattutto in ambienti sportivi giovanili, non arrivano. O arrivano in modo pasticciato. Vedi la storia dei saluti romani degli azzurrini di flag sul pullman a Cecina. Nonostante la dirigenza Fidaf e il coaching staff sapesse di quella indecente fotografia, i ragazzini e i coach hanno comunque tutti partecipato ai campionati europei (tutti tranne il team manager Francesco Caruso). I provvedimenti sono stati presi solo successivamente. Graziato il coach Andrea Golfieri (anche lui visibile nella foto davanti alle braccia tese dei ragazzi), sono stati diffusi i nominativi di alcuni atleti minorenni. Il mondo al contrario.