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Pugilato, Angela Carini: “L’ho promesso a mio padre, a Parigi non mi fermano”

Qualificata alle Olimpiadi nei 66 kg, tre anni fa perse il papà mentre combatteva a Tokyo: “Non volevo neanche più allenarmi”
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BUSTO ARSIZIO – “Nove minuti. Pochi per un essere umano, ma sono quelli che mi separano da un sogno”. E ancora: “Un ultimo chilometro e ci siamo”. Angela Carini, mentre si avvicinava alla sfida da dentro o fuori per qualificarsi all’Olimpiade, di queste frasi ne aveva fatto un mantra. Pochi minuti, pochi metri. Del resto, se è vero quanto dice Paulo Coelho, sono le piccole cose ad essere responsabili dei grandi cambiamenti.

Il papà ferito in servizio

Angela in Francia ci andrà (66 kg). Quelli che hanno incrociato il suo sguardo mentre saliva sul ring lo avevano già capito. Loro e la capoverdiana Moreira, costretta ad un ruolo di comparsa. Bastava leggere negli occhi di una tigre dal cuore tormentato. “Lo dovevo a mio padre, ho lottato con tutta me stessa, gli avevo fatto una promessa”, dice tra le lacrime. Un papà che non c’è più da tre anni. Faceva il poliziotto, in un giorno maledetto rimase ferito in servizio. Verdetto brutale: sedia a rotelle. Angela aveva appena due anni. Solo il…

BUSTO ARSIZIO – “Nove minuti. Pochi per un essere umano, ma sono quelli che mi separano da un sogno”. E ancora: “Un ultimo chilometro e ci siamo”. Angela Carini, mentre si avvicinava alla sfida da dentro o fuori per qualificarsi all’Olimpiade, di queste frasi ne aveva fatto un mantra. Pochi minuti, pochi metri. Del resto, se è vero quanto dice Paulo Coelho, sono le piccole cose ad essere responsabili dei grandi cambiamenti.

Il papà ferito in servizio

Angela in Francia ci andrà (66 kg). Quelli che hanno incrociato il suo sguardo mentre saliva sul ring lo avevano già capito. Loro e la capoverdiana Moreira, costretta ad un ruolo di comparsa. Bastava leggere negli occhi di una tigre dal cuore tormentato. “Lo dovevo a mio padre, ho lottato con tutta me stessa, gli avevo fatto una promessa”, dice tra le lacrime. Un papà che non c’è più da tre anni. Faceva il poliziotto, in un giorno maledetto rimase ferito in servizio. Verdetto brutale: sedia a rotelle. Angela aveva appena due anni. Solo il legame con quella ragazzina gli dava la forza per continuare. “Un ultimo chilometro e poi ci siamo”.

Dal tiro a volo al ring

Glielo diceva per spronarla già da quando lei era una grande promessa del tiro a volo: “La passione me l’aveva trasmessa proprio lui e me la cavavo piuttosto bene al punto da diventare vicecampionessa italiana. Era anche lo sport di mio fratello, che poi però è passato al pugilato. Gli sono subito andata dietro, si può dire che sono stata la sua ombra”. Gli occhi di tigre, quel lampo papà Peppe lo aveva colto immediatamente. No, non sarebbe stato il tiro a piattello lo sport che l’avrebbe portata alle Olimpiadi. Nella boxe vince a livello giovanile, poi diventa vicecampionessa d’Europa e del mondo, si qualifica per Tokyo. “Mio padre era un maestro di vita. E quell’Olimpiade la aspettavamo insieme da dieci anni”.

Angela Carini con il presidente del Coni Malagò (a destra) e il presidente della federboxe D'Ambrosi 

A Tokyo combatte con la morte nel cuore

Ma la pandemia fa slittare i Giochi di un anno, non sarebbe un problema, e invece… “Dieci giorni prima di Tokyo mio padre si è ammalato. È entrato in coma cinque minuti prima che salissi sul ring. È difficile spiegare cosa avessi nella testa in quei momenti, non so neanche dove fossi”. Lotta disperatamente con una avversaria che viene da lontano. Si chiama Nien-Chin Chen, non conosce il suo dramma e non può avere pietà: “Ho perso dando tutto. Perché ancora speravo di poter rivedere mio padre vivo. E poi pensavo: se esce dal coma e gli dico che ho perso chi lo sente...”. Lui non si riprenderà però, Angela prova a restare sul ring ma è una simulazione di normalità. Fallisce. “Per me faceva tutto, dall’organizzatore al mental coach, non accettavo neanche più di allenarmi senza di lui”. E tutto sembra crollare. “Quando viene a mancare il capo, la famiglia ne esce distrutta. Mi sono ritrovata con mio fratello che mi faceva da padre mentre io facevo da madre a mia madre. Se si perde un compagno in quel mondo si perde tutto. Rimangono i figli, ma non è la stessa cosa”.

Il ritorno in palestra

La aiuta il tempo, lentamente le torna la voglia di respirare la palestra, e scopre che la nazionale e le sue compagne non hanno mai smesso di aspettarla: “Mi volevano a Cracovia per i Giochi europei, ma non ero pronta psicologicamente”. Poi il fuoco si è riacceso. “Ho 25 anni, ho ancora poca esperienza, ma sento di dover fare qualcosa, per me ma anche per gli altri”. Anche per questo l’8 marzo ha dedicato uno dei successi a “tutte le donne che combattono sul ring della vita”. Andrà a Parigi insieme ad Abbes Mouhiidine, Diego Lenzi, Irma Testa, Salvatore Cavallaro, Giodana Sorrentino, Sirine Charaabi e Alessia Mesiano. Ma non sarà un punto di arrivo: “Non mi fermerò, nessuno mi fermerà”. È vero Angela, c’è ancora un chilometro da fare.

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