Operazione Jacobs, dalla Florida a Rieti verso Parigi. Reider: “Così l’ho ricostruito”
di Mattia ChiusanoRana Reider capisce tutto con uno sguardo, racconta chi ha assistito al rito. Vede camminare un atleta, lo inquadra, legge nei movimenti. Gambe, bacini, ginocchia, ossa. Squilibri, disfunzioni, anomalie. Poi l’allenatore dei velocisti, il guru che allena gli ori dei 100 e dei 200 di Tokyo, scrive la sentenza. O meglio, la diagnosi dalla quale parte la riabilitazione. Anche Marcell Jacobs è passato attraverso quest’analisi visiva, e per mesi ha lavorato per rimettere in asse il suo fragile corpo di campione olimpico dei 100 metri. Il suo periodo americano a Jacksonville, la sua nuova vita dopo gli otto anni con Paolo Camossi, cinque a Roma, è stata prima di tutto questo, la ricerca non del miglioramento immediato di 5 centesimi, ma dell’equilibrio per ritrovare speranza e efficienza dopo anni complicati.
Intervista a Marcell Jacobs: "L'atletica ha bisogno del duello tra me e Kerley. Siamo due pugili"
Jacobs, caccia al minimo olimpico
E or…
Rana Reider capisce tutto con uno sguardo, racconta chi ha assistito al rito. Vede camminare un atleta, lo inquadra, legge nei movimenti. Gambe, bacini, ginocchia, ossa. Squilibri, disfunzioni, anomalie. Poi l’allenatore dei velocisti, il guru che allena gli ori dei 100 e dei 200 di Tokyo, scrive la sentenza. O meglio, la diagnosi dalla quale parte la riabilitazione. Anche Marcell Jacobs è passato attraverso quest’analisi visiva, e per mesi ha lavorato per rimettere in asse il suo fragile corpo di campione olimpico dei 100 metri. Il suo periodo americano a Jacksonville, la sua nuova vita dopo gli otto anni con Paolo Camossi, cinque a Roma, è stata prima di tutto questo, la ricerca non del miglioramento immediato di 5 centesimi, ma dell’equilibrio per ritrovare speranza e efficienza dopo anni complicati.
Intervista a Marcell Jacobs: "L'atletica ha bisogno del duello tra me e Kerley. Siamo due pugili"
Jacobs, caccia al minimo olimpico
E ora che è arrivato il momento di tornare in gara, nel meeting East Coast Realys di Jacksonville, si può parlare dell’Operazione Jacobs. Di quel è stato, e soprattutto di quel che sarà nel cammino del campione dei 100 metri verso la difesa del suo titolo alle Olimpiadi di Parigi. Dove per qualificarsi serve un tempo di 10 secondi, che Jacobs deve ancora stabilire.
Jacobs, l’allenatore Reider: “Ora ha un diverso tono muscolare”
"Abbiamo avuto a che fare con due o tre infortuni, ma abbiamo superato questo problema”: a raccontare cosa è successo a Jacksonville, all’Hodges Stadium nel cuore della University of North Florida, è lo stesso Rana Reider. “Abbiamo voluto capire a fondo perché persistessero alcune lesioni di Jacobs. Il mio piano era semplicemente costruire un diverso tono muscolare, quindi il volume dei carichi è cresciuto. Abbiamo apportato un grande cambiamento nell’allenamento con i pesi. Abbiamo impiegato molto tempo con una macchina che si chiama Sprint 1080 (misura potenza, forza, velocità e accelerazione attraverso un cavo legato al bacino dell’atleta, ndr). L’abbiamo fatto per costruire un corpo più flessibile, e poi lentamente farlo diventare più veloce, forte, potente per vari giorni consecutivi. L’obiettivo principale era assicurarsi che Jacobs fosse in buona salute per partecipare al Mondiale delle staffette alle Bahamas, il 4 e 5 maggio. Ora lui sta correndo veloce. Il monitoraggio sta andando bene. Dopo Nassau saremo in Europa e ripartiremo”.
Jacobs a Rieti con altre medaglie olimpiche
Qui comincia la seconda fase dell’Operazione Jacobs, che sarà in Italia. Si stabilirà a Rieti dal 16 maggio: con Marcell ci saranno il campione olimpico dei 200 Andre De Grasse, il bronzo mondiale dei 100 Trayvon Bromell, sprinter medagliati da Canada e Giappone. Sulla pista dello stadio “Raul Guidobaldi” sono stati battuti otto record del mondo. Ma non si può vivere di nostalgia, se hai a che fare con uno come Reider.
Prima di Jacobs, l’amministrazione comunale aveva già speso oltre un milione e mezzo di euro finanziati coi fondi per il terremoto, integrati da quelli della Regione Lazio: rifatta la pista di atletica, assicurato l’efficientamento energetico degli impianti meccanici ed elettrici. Reider ha vagato per la Slovacchia, la Germania, l’Olanda, poi ha incontrato Simone Collio, ex azzurro dello sprint, oggi fisioterapista e coordinatore della divisione Performance della svizzera Wintecare di cui si serve anche il tecnico di origine californiana. Così hanno parlato della possibilità di trasformare Rieti nel camp presente e futuro dei campioni durante la stagione europea. Ma a certe condizioni.
Jacobs, i lavori a Rieti per creare un camp permanente
Il prato va rizollato: sul tratto parallelo alle corsie, largo dieci metri, Jacobs svolgerà le prove biometriche a piedi nudi. Per la fisioterapia di Marcell, un’ex sala massaggi si trasformerà in un centro attrezzato con macchine in arrivo dalla Svizzera, dove lavoreranno sei professionistri, alcuni ingaggiati dalgi Usa.
Fra una seduta e l’altra, Jacobs avrà due gazebo dove rifiatare: un’area lounge per il recupero e un’area motivazione per l’interazione con i fisio e i preparatori atletici. Fantascienza? Non proprio. Fiction, questo sì: Jacobs lavorerà con le telecamere addosso. Ci sarà una troupe di Netflix per girare una serie sugli uomini più veloci del mondo.
Per Marcell la rincorsa al tempo migliore per Parigi avverrà senza l’ossesione del cronometro: Rana Reider dissemina il campo di fotocellule, la sera studia i risultati. Ha scelto Rieti per l’altitudine, l’assenza di traffico, la dimensione di una comunità che consente agli atleti di spostarsi a piedi e non li minaccia con rischiose distrazioni. “Un sogno diventato realtà” lo chiama Reider. Dalla Florida a Parigi, l’operazione Jacobs ripartirà da qui.