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Triathlon, Betto e Seregni le forzate della Senna: “Paura per quello che ci succederà ora”

Le atlete del triathlon prima della partenza (afp)

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Le azzurre svegliate alle 4 per gareggiare alle 8 in acque torbide: “Per giorni abbiamo preso fermenti lattici contro i rischi dell’escherichia coli”
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Alle quattro del mattino il telefono di Alice Betto e di Bianca Seregni ha suonato. Un messaggio: «Si gareggia, presentatevi prima delle 8 al Pont Alexandre III». Dal Villaggio olimpico, con i pachidermici mezzi dell’organizzazione, le azzurre del triathlon hanno impiegato 40 minuti. Veloce riscaldamento mentre la città si stava svegliando, sotto una pioggerillina sottile, e poi il tuffo nella Senna. La balneabilità del fiume all’improvviso è stata giudicata sufficiente. Fino alla sera precedente nessuno ci avrebbe scommesso. Le forti piogge a monte della Senna nei primi giorni dell’Olimpiade avevano costretto gli organizzatori a un primo rinvio, martedì.

"Senna bocciata”

Un chilometro e mezzo in un’acqua che sembrava cioccolato, poi, con quella sensazione poco piacevole sulla pelle, nelle narici e nella bocca, 40 km di bici e 10 km di corsa. «No, no, Senna bocciata» è il racconto delle due italiane (Betto 16ª, Seregni 22ª, l’altra azzurra Verena Steinhauser ha chiuso 32ª). «L’ac…

Alle quattro del mattino il telefono di Alice Betto e di Bianca Seregni ha suonato. Un messaggio: «Si gareggia, presentatevi prima delle 8 al Pont Alexandre III». Dal Villaggio olimpico, con i pachidermici mezzi dell’organizzazione, le azzurre del triathlon hanno impiegato 40 minuti. Veloce riscaldamento mentre la città si stava svegliando, sotto una pioggerillina sottile, e poi il tuffo nella Senna. La balneabilità del fiume all’improvviso è stata giudicata sufficiente. Fino alla sera precedente nessuno ci avrebbe scommesso. Le forti piogge a monte della Senna nei primi giorni dell’Olimpiade avevano costretto gli organizzatori a un primo rinvio, martedì.

"Senna bocciata”

Un chilometro e mezzo in un’acqua che sembrava cioccolato, poi, con quella sensazione poco piacevole sulla pelle, nelle narici e nella bocca, 40 km di bici e 10 km di corsa. «No, no, Senna bocciata» è il racconto delle due italiane (Betto 16ª, Seregni 22ª, l’altra azzurra Verena Steinhauser ha chiuso 32ª). «L’acqua non era poi così terribile, in fondo, siamo abbastanza abituate a condizioni del genere, erano le correnti il vero problema. Non abbiamo nemmeno potuto fare una ricognizione per capire bene come muoverci, se andare al centro, di qua o di là».

Bianca Seregni 

Il batterio scomparso dalle analisi

La prima frazione in una gara di triathlon nelle acque di un fiume non è una novità, ma qui si è andati oltre. Il batterio dell’eschirichia coli, considerato fuori controllo fino a 24 ore prima, è scomparso dalle analisi scientifiche della notte per carità di patria, per non esporre l’organizzazione a una figuraccia colossale e per dare un senso alla spesa (1,4 miliardi di euro) per rendere balneabile il grande fiume dopo cent’anni. Felice Emmanuel Macron: «Con un massiccio investimento dello stato siamo riusciti in 4 anni in quello che era stato impossibile per 100: la Senna è balneabile. Eredità favolosa per gli abitanti dell’Ile-de-France, che potranno nuotare, e per la biodiversità».

La preparazione

Tutto questo sulla pelle delle atlete, anche quella di Betto e Seregni: «Ci siamo preparate nei giorni scorsi assumendo dosi notevoli di fermenti lattici. Vedremo nei prossimi giorni però le conseguenze di questi lunghissimi minuti in quell’acqua». Ventidue minuti circa è durata questa orrenda pantomima. C’è anche la gara a squadre mista, il 5 agosto: si spera che il batterio, causa di molte infezioni intestinali, non agisca in questi giorni sui fisici tirati al millimetro del triathleti.

Alice Betto (reuters)

C’è chi non si è lavato le mani per giorni

Ognuno ha provato arrangiarsi come poteva. Per abituarsi alle acque mefitiche della Senna, ad esempio, l’americano Seth Rider ha fatto una scelta pseudoscientifica: per diversi giorni non si è lavato le mani. «Cerco semplicemente di aumentare la mia soglia di tolleranza all’eschirichia coli esponendomi ad essa un po’ di più nella vita di tutti i giorni. Piccole cose durante il giorno, come non lavarsi le mani dopo essere andati in bagno. Sono metodi comprovati». Sarà, ma Rider non è andato oltre un 29° posto, davanti all’azzurro Crociani (Pozzati 14°). Il canadese Tyler Mislawchuk ha faticato a chiudere la gara: «Ci ho provato, non ho rimpianti, lo rifarei, anche se ho vomitato dieci volte». Jolien Vermeylen, belga, ha ammesso di essere preoccupata per i prossimi giorni: «Ho bevuto molta acqua, quindi sapremo domani se starò male o no. Ovviamente non ha il sapore di Coca-Cola o Sprite. Mentre nuotavo sotto il ponte, ho annusato e mi sono detta “non pensare troppo”. Ho preso i probiotici, non potevo fare di più, avevo l’idea di non bere acqua, ma ne ho bevuta troppa».

Un disastro che potrebbe ripetersi il 9 e il 10 agosto nelle gare di nuoto di fondo, con Paltrinieri che da giorni pubblica messaggi velenosi: «Scopriremo la mattina stessa se faremo lì la gara». A notte fonda Greg, magari, come i triathleti.

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