Trattasi di omini immobili nella fissità estatica del tempo più felice, quello in cui - da bambini, ragazzi, giovani uomini, adulti, irrimediabilmente veterani di qualcosa - abbiamo disertato svariate convenzioni sociali per coltivare sogni microscopici nell’intimità custodita da un panno verde, un pallone bianco, ventidue miniature basculanti e silenziose. In alto gli indici, sia gloria alle unghie: dateci un Bolton Wanderers catalogo anni 70 e vi solleveremo il mondo. Subbuteo, dunque: la leggenda in punta di dito.
Quel nome che deriva da un falco
Calcio da tavolo inventato negli anni 40 da un ornitologo inglese (tale Peter Adolph, Subbuteo è il nome di un falco), negli anni 70 ha conosciuto il momento di massima popolar…
Trattasi di omini immobili nella fissità estatica del tempo più felice, quello in cui - da bambini, ragazzi, giovani uomini, adulti, irrimediabilmente veterani di qualcosa - abbiamo disertato svariate convenzioni sociali per coltivare sogni microscopici nell’intimità custodita da un panno verde, un pallone bianco, ventidue miniature basculanti e silenziose. In alto gli indici, sia gloria alle unghie: dateci un Bolton Wanderers catalogo anni 70 e vi solleveremo il mondo. Subbuteo, dunque: la leggenda in punta di dito.
Quel nome che deriva da un falco
Calcio da tavolo inventato negli anni 40 da un ornitologo inglese (tale Peter Adolph, Subbuteo è il nome di un falco), negli anni 70 ha conosciuto il momento di massima popolarità. Era di moda, era anche un modo: per battere 2-0 la noia, per sfangare l’adolescenza. Oggi il Subbuteo vive e lotta insieme a noi. Ha resistito agli urti del tempo, sgomitando tra le playstation, fingendo di poltrire tra la muffa di una cantina ha aspettato il tempo giusto per ricominciare la partita sospesa, ritagliandosi un cono di luce tra i pixel che oggi infestano camerette, tinelli, salotti.
Gli italiani sono i migliori
Siamo i migliori, noi italiani, a giocare a Subbuteo. Campioni del mondo (7 titoli su 12 in palio nella Coppa del mondo che si è disputata a settembre a Tunbridge Wells in Inghilterra) e campioni d’Europa in carica. La nostra nazionale è la più titolata del pianeta. Siamo anche pressoché imbattibili a livello di club. La F.lli Bari Reggio Emilia ha in bacheca l’ultima Champions League, gli Eagles Napoli si sono portati a casa l’Europa League. E’ un periodo floridissimo. La F.I.S.C.T. (Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo nata nel 1995) ha un centro tecnico federale a San Benedetto del Tronto, una Subbuteoland a Reggio Emilia, altri training center e academy sparsi in tutta Italia. Contempla 15 comitati regionali, 120 club e oltre 1500 tesserati agonistici (ma un conteggio per difetto ne arruola almeno dieci volte tanti tra gli appassionati). A Subbuteo oggi giocano generazioni diverse, bambini infiniti come Antonio Conte, che ha raccontato di certe notti insonni, rotte da un pensiero fisso, quando finalmente raggiunge il salone di casa dove troneggia il Subbuteo e si diletta a immaginare schemi, ripartenze e tagli difensivi che poi metterà in pratica in campo.
Il fuoriclasse Bolognino: “Non mi alleno, confido nel talento del dito magico”
Oggi il fuoriclasse per distacco è Massimo Bolognino, 54 anni, una moglie che partecipa distrattamente ai suoi trionfi, tre figli, due nipoti, napoletano di Soccavo, per geografia sentimentale noto come il “Maradona del Subbuteo”. Bolognino non si allena praticamente mai. “Confido nel talento, ho un dito magico”. Pluricampione del mondo: ha vinto 5 volte nell’individuale, con i titoli a squadre saliamo a 25 vittorie planetarie. Poiché dal dolore talvolta scaturisce una rinascita, Bolognino - rimasto orfano a otto anni - nel giorno dell’Epifania ebbe come regalo dalla sorella la sua prima scatola di Subbuteo. Rivelazione fu. Da trent’anni gioca con gli omini del Brasile. “In omaggio a Careca, che ho pure sfidato. Non uso il Napoli perché mi darebbe troppa emozione, starei lì a fare la telecronaca in diretta”. E’ però un Brasile “pezzotto”, insomma, taroccato. “La Selecao del Subbuteo non ha le maniche corte, quindi ho preso la Colombia e ho dipinto i calzettoni blu di bianco. Del resto, di mestiere faccio l’imbianchino, ci so fare”. Il colpo più celebre del campione è un pallonetto battezzato friariello. “Come il broccolo di Napoli che viene fritto in padella. L’ho chiamato così perché al momento di caricare il dito per il tiro annuncio all’avversario: beccate ‘sto friariello”.
Il professor Piccaluga e quella sfida a Kevin Keegan
Nel Subbuteo di casa nostra - la cui diffusione negli anni d’oro deve molto alla azienda di giochi della famiglia Parodi di Genova - ci sono le categorie (dalla A alla D), i campionati (si svolgono in un paio di week end), i rivali storici (il Belgio, battuto nelle ultime due finali mondiali), le collaborazioni (con la Lega di Serie C) e i miti da venerare, come il genovese Andrea Piccaluga, oggi professore universitario di economia a Pisa. A quindici anni - era la fine degli anni 70 - girò l’Inghilterra come una rockstar. Acclamato ovunque come il miglior giocatore di Subbuteo al mondo, Piccaluga posò e sfidò pure Kevin Keegan. Leggenda narra che il suo dito da gioco fosse stato assicurato per 150mila sterline. Mica vero, bello crederci però. Non di sola nostalgia, vive il giocatore di Subbuteo. Ma è chiaro che l’eco del passato risuona tra il vorticare di dita, il panno del campo (80x122 centimetri) e gli spalti, ovviamente gremiti ai limiti della capienza (le pose degli spettatori inizialmente erano 7 riprodotte decine di volte). Siamo tutti d’accordo: se Orson Welles ci avesse giocato da piccolo, in “Quarto potere” l’ultima parola pronunciata dal protagonista Charles Foster Kane - la stele di Rosetta che contiene tutto: verità e perdita, destino e futuro - non sarebbe stata “Rosebud”, bensì Subbuteo.