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Rachael Gunn lascia la breakdance: troppo odio dopo i Giochi di Parigi

Rachael Gunn lascia la breakdance: troppo odio dopo i Giochi di Parigi

La popolare Raygun, 37 anni, alle Olimpiadi aveva dato una interpretazione originale della disciplina. Ma non tutti l’avevano apprezzata: “Farò ancora breaking, ma non gareggerò più, no no”

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Ferma la musica, per sempre. Raygun ha detto stop. Rachael Gunn, 37enne ballerina di breakdance australiana, abbandona le competizioni della sua disciplina. Le critiche ricevute pesano più del talento e della voglia di continuare a ballare. Tante, troppe le prese in giro per la sua esibizione ai Giochi di Parigi 2024. “Devastanti” e insopportabili, sfociate nel cyberbullismo. “Farò ancora breaking, ma non gareggerò più, no no”, ha rivelato lo scorso mercoledì durante un programma della radio australiana 2DayFM.

Un sogno avuto sin da bambina

La danza nel sangue, fin da bambina. Prima il ballo da sala, poi il tip-tap e il jazz. Alla fine l’incontro con Samuel Free, breaker esperto e suo attuale marito, conosciuto all’università. “Perché non provi anche tu?”. Amore a prima vista, per lui e la breakdance. Tanto da dedicargli il suo dottorato di ricerca con una tesi sulla “intersezione tra genere e cultura breakdance a Sydney”. Una passione inspiegabile. Non per lei, che pure la insegna. Gunn è docente presso la Facoltà di Lettere della Macquarie University. La sua ricerca si concentra su breakdance, street dance, hip-hop, cultura giovanile e genere in politica. Nel settembre 2023 ha vinto i campionati di breakdance dell'Oceania, conquistando un posto per le Olimpiadi.

Lo zero di Parigi, ma a fare male sono le parole

I risultati a Parigi non le sorridono: zero punti in tutte le battaglie disputate. Eliminata ai gironi. Ma i numeri non fanno male, le parole sì. I suoi movimenti goffi non piacciono al pubblico social. A un certo punto Raygun imita i saltelli di un canguro, poi riproduce il movimento di un irrigatore da prato con la testa. “Non avrei mai potuto battere le mie rivali in ciò che sanno fare alla perfezione. Volevo muovermi in modo diverso, essere artistica e creativa, perché alla fine quante occasioni hai nella vita di fare tutto questo su un palcoscenico internazionale? Volevo soltanto lasciare il segno in modo diverso”, la sua spiegazione.

La critiche brutali sul web e le accuse

Rimasta evidentemente incompresa: “Pesce rosso in agonia sul lavandino fuori dall'acqua”, uno dei tanti commenti del web. Arrivano i meme, ma non solo. Qualcuno l’accusa di aver ridicolizzato la breakdance nel momento della sua massima esposizione mediatica, nel giorno d’esordio della disciplina alle Olimpiadi. Come se non bastasse, Gunn finisce pure al centro di una teoria del complotto: Samuel Free, suo marito e allenatore, avrebbe truccato in qualche modo le selezioni per far partecipare lei a scapito di altre atlete australiane. Ma nel torneo di qualificazione Free non faceva il giudice e nessun australiano era presente tra la giuria. Gli hater hanno lanciato persino una petizione per indagare su come sia arrivata a Parigi. Richiedevano di considerare Gunn e la capo della delegazione australiana Anna Meares come “responsabili per condotta non etica”. Nell’intervista l’atleta ha definito questa situazione “surreale” e le teorie attorno alle presunte manipolazioni “completamente matte”. Meglio spegnere la musica, allora. Dire basta. Soltanto alla logica della competizione, però. Perché la breakdance rappresenta un modello culturale, uno stile di vita nato nel Bronx degli anni Settanta. “Non puoi ritirarti dalla cultura”, spiega infatti Raygun. Col sorriso: “Ballerò ancora nel salotto con il mio partner”. Nel segno di uno dei suoi messaggi più simbolici, lanciato proprio nel periodo dei Giochi: “Non abbiate paura di essere diversi, uscite e rappresentate voi stessi, non sapete tutto questo dove vi porterà”. Perché anche l’odio ha il suo tasto play, basta metterlo in pausa.

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