ROMA — "Dobbiamo ripensare le squalifiche per le positività minime". L’intervista a L’Équipe di Olivier Niggli, direttore generale della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, apre a una riflessione che potrebbe portare a non avere più in futuro casi come quello di Jannik Sinner, positivo al Clostebol in due controlli eseguiti a metà marzo. Il campione azzurro della racchetta, che sarà ascoltato non prima dell’11 febbraio 2025, con gli attuali regolamenti rischia uno stop da uno a due anni se non riuscirà a dimostrare davanti al Tribunale arbitrale dello Sport di non essere stato negligente nei suoi comportamenti. E questo nonostante l’assoluzione nel procedimento dell’Itia, l’agenzia internazionale per l’integrità del tennis, che ha creduto alla tesi della contaminazione involontaria e, soprattutto, nonostante le quantità irrisorie di sostanze dopanti nel suo organismo.
ROMA — "Dobbiamo ripensare le squalifiche per le positività minime". L’intervista a L’Équipe di Olivier Niggli, direttore generale della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, apre a una riflessione che potrebbe portare a non avere più in futuro casi come quello di Jannik Sinner, positivo al Clostebol in due controlli eseguiti a metà marzo. Il campione azzurro della racchetta, che sarà ascoltato non prima dell’11 febbraio 2025, con gli attuali regolamenti rischia uno stop da uno a due anni se non riuscirà a dimostrare davanti al Tribunale arbitrale dello Sport di non essere stato negligente nei suoi comportamenti. E questo nonostante l’assoluzione nel procedimento dell’Itia, l’agenzia internazionale per l’integrità del tennis, che ha creduto alla tesi della contaminazione involontaria e, soprattutto, nonostante le quantità irrisorie di sostanze dopanti nel suo organismo.
Niggli: “Laboratori più efficienti”
"Abbiamo effettivamente un problema di contaminazioni — ammette Niggli al quotidiano francese — perché non ne esistono più di prima, ma i laboratori sono più efficienti nel rilevare le tracce infinitesimali rimaste nel corpo degli atleti. Dovremo aprire un tavolo di lavoro per capire come gestire questa situazione". Una questione di strettissima attualità, che ha coinvolto in pochi mesi i due numeri uno del tennis mondiale: dopo Sinner, infatti, non ha passato un controllo anche Iga Swiatek, squalificata per trenta giorni dall’Itia per esser risultata positiva alla trimetazidina lo scorso 12 agosto. L’agenzia non ha rilevato nel comportamento dell’atleta polacca “alcuna colpa o negligenza significativa”, accettando la versione di un’assunzione involontaria, provocata dalla contaminazione della melatonina che prendeva per disturbi al sonno causati dal jet lag.
Il caso dei 23 nuotatori cinesi
La squalifica di Swiatek — che nell’ultimo Roland Garros ha sconfitto in finale Jasmine Paolini — scadrà il 4 dicembre. Ha perso i punti guadagnati al Cincinnati Open, ha dovuto saltare i tornei di Seul, Pechino e Wuhan e così è stata scavalcata nel ranking da Aryna Sabalenka, ma certamente se l’è cavata con una sanzione minima che ha destato inevitabili perplessità: “Capisco il pubblico quando pensa che siamo ingenui e che ci beviamo tutto — dice Niggli — ma la realtà è diversa. Le quantità scovate in questi controlli sono così piccole che è possibile contaminarsi facendo anche cose banali. Se volessimo semplificarci la vita, potremmo imporre nuove soglie e non riscontrare tutti questi casi. Dobbiamo capire se siamo pronti ad accettare il microdosaggio e comprendere dove sia giusto fermarsi nel considerarlo tale". L’introduzione del concetto di modica quantità, Niggli ne è consapevole, può portare a nuove ricadute negative su un’immagine già offuscata dal caso dei 23 nuotatori cinesi che sei mesi prima delle Olimpiadi di Tokyo risultarono positivi alla trimetazidina, la stessa sostanza assunta da Iga Swiatek. Gli atleti furono comunque ammessi ai Giochi giapponesi perché la Chinada, l’agenzia antidoping di Pechino, li giudicò vittime di una contaminazione alimentare nell’hotel in cui erano ospitati. Tesi che fu accettata senza appelli.
La lotta al doping genetico
La Wada vuole chiudere un fronte per aprirne un altro: la lotta al doping genetico. "Per dirla semplicemente — spiega Niggli — iniettando un mRna (o Rna messaggero) possiamo dare un segnale al corpo in modo che produca più muscolatura di ciò che avviene naturalmente. Ho visto foto di topi geneticamente modificati, posso dirvi che sono molto muscolosi. Ci servono soldi per la ricerca per combattere questo fenomeno".