Il suo nome in arabo significa saggezza, anche se in fondo di saggio non c’è nulla in 60 metri da divorare come se non ci fosse un domani. Eppure in quei pochi battiti di palpebre, concentrato del capolavoro di una carriera, Zaynab Dosso è riuscita a mostrarsi matura. A Apeldoorn, nel velodromo olandese prestato all’atletica, Dosso ha domato due volte l’adrenalina per prendersi l’oro. Favolosa già al primo start, che un impercettibile movimento della veterana elvetica Mujinga Kambundji aveva tramutato in falsa partenza. Perfetta anche nel secondo: «Sono stata brava a fare un ottimo nuovo avvio — ha spiegato — volevo questo oro, mi sento sempre più matura e solida».
Una sensazione di superiorità
Che avrebbe vinto si è capito dopo pochi metri, ma si era già intuito con le sensazioni trasferite nello stress dei turni ravvicinati, dove era stata la più brava. Nell’epilogo Kambundji gli è arrivata dietro di un nulla, ma ha chinato il capo al cospetto di un crono (7”01) che ha migliorato di…
Il suo nome in arabo significa saggezza, anche se in fondo di saggio non c’è nulla in 60 metri da divorare come se non ci fosse un domani. Eppure in quei pochi battiti di palpebre, concentrato del capolavoro di una carriera, Zaynab Dosso è riuscita a mostrarsi matura. A Apeldoorn, nel velodromo olandese prestato all’atletica, Dosso ha domato due volte l’adrenalina per prendersi l’oro. Favolosa già al primo start, che un impercettibile movimento della veterana elvetica Mujinga Kambundji aveva tramutato in falsa partenza. Perfetta anche nel secondo: «Sono stata brava a fare un ottimo nuovo avvio — ha spiegato — volevo questo oro, mi sento sempre più matura e solida».
Una sensazione di superiorità
Che avrebbe vinto si è capito dopo pochi metri, ma si era già intuito con le sensazioni trasferite nello stress dei turni ravvicinati, dove era stata la più brava. Nell’epilogo Kambundji gli è arrivata dietro di un nulla, ma ha chinato il capo al cospetto di un crono (7”01) che ha migliorato di un centesimo il primato italiano da lei stessa detenuto. «Speravo di abbattere il muro dei 7” (il record del mondo è 6”92 , ndr), ma oggi volevo solo divertimi. Ho cavalcato tutte le paure che avevo in pista e che ora non ho più».
L’infanzia passata in Costa d’Avorio
Zaynab i maggiori progressi li ha fatti a Roma, dove vive e si allena da quattro anni. Prima il quartier generale era Reggio Emilia (l’accento non mente), dove era arrivata dalla Costa d’Avorio. Si definisce una cittadina del mondo, anche se la prima patria se la porta sempre addosso sotto forma di un elefantino tatuato sul fianco. In Africa ha vissuto dieci anni. È lì che ha imparato a correre, in una fattoria dove la accudivano in cinque (il nonno e le sue 4 mogli). Poi è diventata campionessa, anche se non è ancora personaggio: niente show stile Sha’Carri Richardson o le giamaicane per intenderci, al massimo qualche cambio di colore ai capelli e un accenno di danza sui ritmi afro di Burna Boy, il suo preferito.
Una carriera sempre in crescendo
La sua carriera è stata un costante crescendo. Una freccia azzurra, non una meteora. In bacheca custodisce due bronzi, conquistati entrambi lo scorso anno: uno mondiale indoor a Belgrado e uno europeo all’aperto a Roma. Quando si è affacciata con una certa continuità alla velocità al chiuso, si è concessa il lusso di spodestare un’icona dell’atletica italiana come Marisa Masullo, il cui primato nazionale resisteva addirittura da 39 anni. La vera storia però l’ha fatta ieri in Olanda: mai infatti una velocista italiana aveva conquistato la vittoria nella velocità in una grande competizione internazionale.
La suggestione Valla, il sogno Leone
Per trovare una suggestione, anche se non è lecito accostarla allo sprint puro, bisogna tornare addirittura ai Giochi di Berlino nel 1936, ma Ondina Valla per l’impresa d’oro che la consegnò all’eternità dovette affrontare otto ostacoli. Più logicamente, un risultato che in qualche modo possa essere accostato al prestigio della sua vittoria, è il bronzo di Giuseppina Leone a Roma 1960, attrice non protagonista nel giorno dei 100 da gazzella di Wilma Rudolph. Già, le Olimpiadi. Zaynab a Los Angeles non avrà ancora 29 anni. Sognare l’accesso in finale, e magari anche qualcosa in più, non costa niente. Intanto l’Italia si gode lei e una squadra seconda nel medagliere, che con tre ori, un argento e due bronzi ha eguagliato il miglior piazzamento europeo indoor di sempre ottenuto nel 2007 a Birmingham.