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Cammarelle: “Benvenuti mi raccontava i suoi tormenti, sognava di lavorare per la Nazionale”

Nino Benvenuti e Roberto Cammarelle 

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Intervista alla medaglia d’oro di Pechino 2008: “Mi ha insegnato che lo studio dell’avversario è la forza di un pugile. A spingerlo sul ring l’orrore della guerra”
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ROMA — Roberto Cammarelle ha vinto l’oro olimpico a Pechino 2008, quarantotto anni dopo l’impresa di Nino Benvenuti ai Giochi di Roma ’60. Prima di lasciarsi andare ai ricordi, la notizia della scomparsa della leggenda del pugilato fa tremare la sua voce. “È un momento triste per tutto il movimento italiano. È stato un punto di riferimento e un esempio per tutti. Ci mancherà tanto”.

Cammarelle, siete legati dalla storia: Benvenuti ha commentato in tv la sua vittoria più importante.
“Ho riascoltato all’infinito la sua telecronaca, fatta con Mario Mattioli. Il piacere più grande, però, è stato passare insieme alcuni giorni in Cina. Abbiamo parlato di tante cose, era un piacere ascoltarlo e scambiare con lui delle opinioni. Mi confidò anche il suo grande sogno…

ROMA — Roberto Cammarelle ha vinto l’oro olimpico a Pechino 2008, quarantotto anni dopo l’impresa di Nino Benvenuti ai Giochi di Roma ’60. Prima di lasciarsi andare ai ricordi, la notizia della scomparsa della leggenda del pugilato fa tremare la sua voce. “È un momento triste per tutto il movimento italiano. È stato un punto di riferimento e un esempio per tutti. Ci mancherà tanto”.

Cammarelle, siete legati dalla storia: Benvenuti ha commentato in tv la sua vittoria più importante.
“Ho riascoltato all’infinito la sua telecronaca, fatta con Mario Mattioli. Il piacere più grande, però, è stato passare insieme alcuni giorni in Cina. Abbiamo parlato di tante cose, era un piacere ascoltarlo e scambiare con lui delle opinioni. Mi confidò anche il suo grande sogno: collaborare con la Nazionale. Per più di un motivo non gli è stato possibile realizzarlo”.

Sull’emozione dell’oro olimpico che vi ha accomunati, cosa vi siete detti?
"Che è stata la realizzazione di un sogno. Entrambi eravamo consapevoli di essere entrati per sempre nella storia dello sport italiano. Il significato di quel podio, però, per noi era diverso. All’epoca di Benvenuti un oro ai Giochi ti lanciava verso il professionismo, ai miei tempi la situazione era diversa”.

Com’era Nino Benvenuti lontano dal ring?
"Un uomo di grande compagnia che amava raccontare storie, a partire dalla sua che l’aveva segnato nel profondo. La guerra, la fuga dall’Istria. Paure e tormenti che con i guantoni addosso ha saputo trasformare in grande forza. Ripeteva ogni volta che bisogna essere convinti di quello che si fa, di essere determinati, perché nella vita non si sa mai cosa si deve affrontare. Una filosofia che ha portato anche nello sport, è il primo consiglio che mi ha dato”.

Cos’altro ha imparato da Benvenuti che le è servito durante la carriera?
“A essere meticoloso nello studio dell’avversario, sapere tutto dell’atleta che vai ad affrontare, non tralasciare neanche un dettaglio perché qualsiasi cosa può fare la differenza”.

Quando vi siete visti l’ultima volta?
“Al centenario della Federboxe, nel 2016. Poi Nino si è ammalato. Di recente ho girato delle riprese per il documentario a lui dedicato (“Nino Benvenuti, una leggenda italiana”, diretto da Tommaso Cennamo, il 21 maggio in prima serata su Raidue, ndr). Subito dopo ci siamo sentiti al telefono per un saluto veloce, perché non si sentiva bene”.

Cosa perde oggi la boxe?
“Allargherei il discorso a tutto il Paese, è un mito italiano che se ne va. Quando noi vincevamo qualche medaglia, sia gli addetti ai lavori che gli appassionati ci raccontavano di aver iniziato a seguire il pugilato grazie a Nino Benvenuti. Era un passepartout, a quel punto la conversazione poteva iniziare”.

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