La cara vecchia sciabola. Luca Curatoli trova una definizione sempre valida per un gruppo che sceglie l’arma più fisica e spettacolare: «Siamo guasconi». Guasconi, ma organizzati, con una medaglia d’oro mondiale al collo che l’Italia nemmeno osava più sognare arrivando a Tbilisi. Napoletano di Mergellina, Curatoli c’era dieci anni fa, quando gli azzurri avevano vinto l’ultimo mondiale di sciabola a Mosca. «Ero il più giovane, e ora sono il più vecchio. Ma mentalmente continuo a sentirmi uguale ad allora» dice: insomma, anche nei duelli dal sapore antico della sciabola i trentacinque sono i nuovi venticinque. Anche se allora, a Mosca, i compagni di squadra si chiamavano Montano, Occhiuzzi, Berrè e sono spariti del tutto o quasi dalle pedane, mentre oggi i nuovi rispondono ai nomi di Michele Gallo, Matteo Neri, Pietro Torre. Stavolta i protagonisti sono loro, mentre le stelle del fioretto Martina Favaretto, Arianna Errigo, Anna Cristino, Alice Volpi, si sono accontentate del bronzo battendo il Giappone dopo l’inattesa sconfitta con la Francia.
La grande carriera di Curatoli
Per anni gli spauracchi della sciabola sono stati la Corea del sud, la Russia tornata indebolita a Tbilisi sotto i colori dei neutrali, e ovviamente l’Ungheria, rivale mai digerita del tutto dagli anni Trenta ad oggi. Ma proprio nell’edizione in cui si poteva azzardare al massimo un posto sul podio, ecco il miracolo: l’Italia di nuovo popolo di sciabolatori. Con un Curatoli trascinatore saggio nel nome della generazione Montano («Aldo era il primo a entrare e l’ultimo a uscire dalla palestra, voglio portare il suo esempio ai miei compagni»), e i giovani pronti a ricordare che il tempo passa per tutti: anche per l’Usain Bolt della scherma, Aron Szilagyi che ha vinto l’oro a Londra, Rio e Tokyo, ma sul passaporto ha stampato l’anno di nascita 1990. Dopo un avvio prepotente con Curatoli, gli ha inflitto un 5-1 Michele Gallo: salernitano, 24enne, si allena a Bologna col ct e maestro Andrea Terenzio. Gallo che sull’altro veterano magiaro Csanad Gemesi ha scaricato un 11-4 che ha portato l’Italia per la prima volta in testa dopo un avvio faticoso. Poi Matteo Neri, 26enne nato a Faenza ma bolognese, solida promessa prima di un grave infortunio, ovviamente allievo di Terenzio, e Pietro Torre, livornese del 2002, anche lui alla corte di Terenzio senza disdegnare uno stage a Padova da Christian Bauer, il guru più amato da Aldo Montano.
Curatoli e la forza della famiglia
A fare da tramite tra il mondo dello sciabolatore più pop e questi ragazzi c’è ovviamente Curatoli, che attraverso la sua famiglia ha già vinto un altro oro a squadre nella sciabola: «Da piccolo tifavo per mio fratello Raffaello Caserta, che vinse l’oro a L’Aja 1995, vent’anni prima di me, di quell’edizione in cui portai in squadra spensieratezza come oggi porto esperienza, magari questi ragazzi tra dieci anni faranno lo stesso. Poi c’è l’altro mio fratello Leonardo Caserta, che è il mio maestro e mi stimola continuamente per farmi tornare ai livelli che mi competono. Abbiamo un rapporto fantastico, e possiamo dire di essere una famiglia di campioni, che quando si trova a pranzo parla solo di scherma, infastidendo le nostre compagne. Ricordo quando avevo cinque anni e Raffaello vinse il bronzo ad Atlanta ’96: simulavamo la premiazione olimpica con la medaglia, io ero in piedi sulla sedia, i miei genitori si divertivano ma mi dicevano: “Guarda che non è scontato che tu possa arrivare alle Olimpiadi”. Ma io rispondevo: “State tranquilli che ci arriverò”. Così è stato». A proposito di stimoli, Curatoli scherza così con i compagni quando il torneo è finito: «Sono quasi avvocato, con voi il mio quoziente intellettivo si abbassa...». La goliardia è buona compagna in pedana. Soprattutto nel gruppo dei “guasconi”.