Scherma, l’oro e le ombre del Mondiale di Tbilisi: una parte della squadra è da recuperare
di Mattia ChiusanoC’è ancora scherma nel futuro delle Olimpiadi italiane. Anche se è necessaria un’operazione di rilancio di una fetta di squadra, passata dal trionfo dei Mondiali 2023 a Milano all’edizione meno sfavillante ma promettente di Tbilisi. Nel Mondiale post-olimpico in cui sono arrivate gli ori di squadra pesantissimi di due armi storiche, il fioretto e la sciabola maschile, quest’ultima a secco di successi da dieci anni. “Va in archivio una spedizione molto positiva, che dà la chiara indicazione di un percorso cominciato nel modo giusto” commenta il presidente federale Luigi Mazzone, mentre il capo delegazione Daniele Garozzo dà un “8 alla spedizione”. Ma qualcosa e qualcuno manca all’appello, e ci sono tre anni per creare le migliori condizioni in vista di Los Angeles 2028. Qualche nome? Tommaso Marini, Alice Volpi, Davide Di Veroli, più qualche settore che andrebbe rivitalizzato.
C’è ancora scherma nel futuro delle Olimpiadi italiane. Anche se è necessaria un’operazione di rilancio di una fetta di squadra, passata dal trionfo dei Mondiali 2023 a Milano all’edizione meno sfavillante ma promettente di Tbilisi. Nel Mondiale post-olimpico in cui sono arrivate gli ori di squadra pesantissimi di due armi storiche, il fioretto e la sciabola maschile, quest’ultima a secco di successi da dieci anni. “Va in archivio una spedizione molto positiva, che dà la chiara indicazione di un percorso cominciato nel modo giusto” commenta il presidente federale Luigi Mazzone, mentre il capo delegazione Daniele Garozzo dà un “8 alla spedizione”. Ma qualcosa e qualcuno manca all’appello, e ci sono tre anni per creare le migliori condizioni in vista di Los Angeles 2028. Qualche nome? Tommaso Marini, Alice Volpi, Davide Di Veroli, più qualche settore che andrebbe rivitalizzato.
Come Francia e Ungheria
Il bilancio dei campionati in Georgia parla di due ori e quattro bronzi per l’Italia. Rispetto a Milano (quattro-quattro-due) sembra un netto passo indietro. Ma nel frattempo si è disputata l’Olimpiade di Parigi, e in Francia non c’è stata una pioggia di medaglie: un oro delle spadiste, tre argenti, un bronzo. Il bilancio di Tbilisi va poi confrontato con le altre avversarie: in una scherma sempre più globalizzata in cui salgono sul podio 16 nazioni, l’Italia è leader come numero di medaglie insieme a Francia e Ungheria, e ha lo stesso numero di ori dei rivali transalpini, degli Stati Uniti e del Giappone. Il quadro è frammentato, e per gli azzurri c’è un punto a favore: un mese prima hanno partecipato da padroni di casa agli Europei di Genova, vincendo 3 ori, 2 argenti e 8 bronzi. Puntando, per ovvie ragioni, non solo sui Mondiali ma anche su un evento importante dal punto di vista promozionale. Tra Genova e Tbilisi qualcuno si è confermato, altri si sono perduti.
Due gruppi vincenti
È un blocco invidiabile di amici quello del fioretto maschile, Guillaume Bianchi, Alessio Foconi, Filippo Macchi e Tommaso Marini hanno vinto in un anno due ori e un argento olimpico con due ct diversi: peccato solo che in Georgia non siano riusciti a lasciare il segno nel torneo individuale. La sciabola del maestro Andrea Terenzio invece è un gruppo cresciuto all’ombra di un uomo che a Tbilisi non c’era, il bronzo olimpico Gigi Samele, ma che ha saputo fondere l’esperienza di un ex ragazzo prodigio, Luca Curatoli bronzo individuale, e la crescita di giovani che si stavano costruendo da tempo: Michele Gallo, Matteo Neri e Pietro Torre. Il campione europeo Guillaume Bianchi è sempre più solido, Filippo Macchi dopo un avvio da incubo è tornato quello di Parigi quando si decideva il torneo a squadre (e il neo ct Simone Vanni è stato bravo a non sostituirlo). Anche Martina Favaretto è ormai protagonista fissa del fioretto femminile, l’impressione è che possa e debba salire di livello. Che dire delle spadiste? Non hanno preso medaglie, ma il trionfo di Parigi non è stato un caso, quindi loro torneranno.
Volpi ed Errigo verso Los Angeles
Ricordando i Mondiali di Milano è evidente il calo di Tommaso Marini. È capace di tutto: dopo Ballando con le stelle ha vinto il Grand Prix di Torino, ha tenuto duro quando gli Usa stavano per scappare nella finale per l’oro, ma poi nel finale è crollato. La rottura della federazione con l’ex ct Stefano Cerioni ha toccato lui più degli altri, e senza fare polemica è stato il campione formato a Jesi a spiegare che la sintonia col nuovo staff va ancora trovata. La condizione la deve trovare invece Alice Volpi, che ha sofferto malanni fisici e una volta convocata ai Mondiali ha accusato pesanti passivi: nel 2028, anno dei Giochi di Los Angeles, avrà 36 anni. Come ne avrà quaranta Arianna Errigo che lotta come una leonessa ma in certi momenti sente il peso delle battaglie in pedana e della gestione di una vita intensa con due gemelli a casa. A dare manforte è arrivata la giovane lucchese Anna Cristino, come nella spada maschile cresce bene Matteo Galassi che a 20 anni ha sfiorato la medaglia. Ma la sua squadra si è dissolta rispetto al magnifico oro di Milano: Vismara laureato alla Bocconi ha lasciato, Cimini dopo la malattia non ha più raggiunto grandi risultati, Santarelli a inizio stagione faceva solo gare italiane. La possibile star Di Veroli si è trasferito da Roma a Milano, ha cambiato maestro ma il Mondiale non è stato all’altezza delle sue possibilità. Quanto alle sciabolatrici, da tempo sono in seconda fila a livello globale, hanno messo tutte se stesse nel bronzo degli Europei, poi sono state battute dalla Spagna ai Mondiali. Ci sono tre anni per crescere.