Di madre in figlio: non solo Furlani, a Tokyo è un Mondiale per famiglie
di Mattia ChiusanoDi madre in figlio. Oppure, da padre e madre in figlia, da padre a figlio, le formule sono tante ma a unirle è un unico collante: l’atletica è spesso uno sport di famiglie, che tramandano la passione da una generazione all’altra. Essere "figlio di” non è indispensabile, ma aiuta a capire cosa significa eccellere in uno sport super globale praticato in più di duecento nazioni. Senza tornare ai protagonisti del passato, basta guardare la squadra azzurra ai Mondiali di Tokyo. Khaty Seck e Mattia Furlani sono solo una pagina di una storia che si rinnova, e infatti per leggerla a fondo bisogna allargarla a tutto il capitolo dei Furlani’s, papà Marcello che saltò 2,27 nell’alto nel 1985, la sorella Erika, argento mondiale Under 18 nel salto in alto, il fratello Luca, calciatore che tra una partita e l’altra atterra a 7,19 metri nel lungo. Tutti trascinati da una madre che non è riuscita a entrare in nazionale nella lunga attesa della cittadinanza italiana, ma ha partecipato agli Europei Mas…
Di madre in figlio. Oppure, da padre e madre in figlia, da padre a figlio, le formule sono tante ma a unirle è un unico collante: l’atletica è spesso uno sport di famiglie, che tramandano la passione da una generazione all’altra. Essere "figlio di” non è indispensabile, ma aiuta a capire cosa significa eccellere in uno sport super globale praticato in più di duecento nazioni. Senza tornare ai protagonisti del passato, basta guardare la squadra azzurra ai Mondiali di Tokyo. Khaty Seck e Mattia Furlani sono solo una pagina di una storia che si rinnova, e infatti per leggerla a fondo bisogna allargarla a tutto il capitolo dei Furlani’s, papà Marcello che saltò 2,27 nell’alto nel 1985, la sorella Erika, argento mondiale Under 18 nel salto in alto, il fratello Luca, calciatore che tra una partita e l’altra atterra a 7,19 metri nel lungo. Tutti trascinati da una madre che non è riuscita a entrare in nazionale nella lunga attesa della cittadinanza italiana, ma ha partecipato agli Europei Master e ora si fa le notti sveglia per studiare le metodologie di allenamento per il figlio campione del mondo.
I genitori di Battocletti e Iapichino
Alla categoria “da padre e madre in figlia” appartengono due campionesse che hanno vissuto i Mondiali di Tokyo come il giorno e la notte: Nadia Battocletti e Larissa Iapichino. Figlia di Giuliano Battocletti, mezzofondista di livello internazionale, e Jawhara Saddougui, ottocentista in Marocco, Nadia ha confermato l’argento olimpico di Parigi finendo seconda nei 10000 anche a Tokyo. Trentina di Cles, accanto ai genitori ha scoperto a otto anni non solo la bellezza della corsa, ma anche della strategia. Molto disciplinata, chiedeva sin da bimba il permesso per bere una Coca Cola. Ora che i suoi si sono separati conserva rapporti strettissimi e affettuosi secondo il seguente schema: papà allenatore, mamma consigliera.
Figlia di Fiona May, due volte campionessa del mondo, e di Gianni Iapichino, primatista dell’asta che la allena, Larissa Iapichino ha un problema: è famosa e ha vinto sin da giovanissima, ha già due Diamond League all’attivo, un oro europeo indoor (27 anni dopo la madre), e se una gara va male la delusione è immensa come se lei fosse una veterana e non avesse solo ventitré anni. La voce alzata dal padre nella bolgia dello stadio di Tokyo viene interpretata come una possibile crepa nel rapporto padre-figlia: il tempo dirà cosa è successo davvero nel giorno della qualificazione mancata.
Larissa Iapichino
I lanci nel sangue di Fantini
Arrivato alla finale del triplo di venerdì con la sesta misura stagionale, Andrea Dallavalle ha una madre, Maria Cristina Bobbi, e un fratello che hanno saltato molto bene nelle categorie giovanili: Lorenzo ha addirittura raggiunto la finale del triplo ai Mondiali under 20 di Eugene 2014. Anche Oksana, madre della triplista Dariya Derkach, finalista ai Giochi di Parigi, in Ucraina è stata una saltatrice da 14,09 metri: trasferendosi in Italia con due anni d’anticipo ha aperto la strada alla figlia e al marito decatleta Serhiy. Anche la disciplina dei lanci si respira in famiglia, se è vero che Sara Fantini, settima nel martello, è figlia di Corrado “Cocco” Fantini, finalista olimpico del peso nel 1996. E la madre? Paola Iemmi è stata specialista delle prove multiple e del giavellotto.
I Tortu uniti, i Tamberi no
Il caso più celebre del passaggio di padre in figlio è quello dei Tortu: papà allenatore Salvino, velocista sardo di Tempio Pausania trapiantato in Lombardia, e Filippo campione olimpico della 4x100. Il legame saldissimo della famiglia è stato messo a dura prova dal caso di presunti dossieraggi su Marcell Jacobs che ha portato il fratello Giacomo nel registro degli indagati dalla Procura di Milano. Ma i Tortu hanno resistito, quel che non è riuscito ai Tamberi, nel team familiare che legava il finalista dell’alto a Mosca 1980 al campione olimpico di Tokyo 2020. Ma se questo è il passato, anche il futuro sembra ricalcare le lezioni di chi ha preceduto la nuova generazione: il campione europeo under 20 Diego Nappi, sassarese, quando si deve preparare fisicamente va in un centro fitness dove lo attende per allenarlo il gestore: il padre Giovanni.