La stagione dell’atletica è finita, e c’è un’italiana in testa alle classifiche mondiali. Non è Nadia Battocletti, né Antonella Palmisano o Larissa Iapichino. Nella “season top list” del 2025 al numero 1 c’è per la prima volta una velocista: Zaynab Dosso. Leader nei 60 metri, grazie al 7’’01 con cui vinse gli Europei indoor ad Apeldoorn, seguiti dall’argento ai Mondiali al chiuso di Nanchino. Allenata a Roma da Giorgio Frinolli, “Za” è la prima donna italiana ad aver vinto un evento della velocità tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Cresciuta ad Abidjan, trasferita a nove anni a Rubiera per raggiungere la famiglia, ora è in vacanza a Miami dove la raggiungiamo.
Zaynab Dosso, quanto vale questo primato?
«È un’enorme soddisfazione. Qualcosa che …
La stagione dell’atletica è finita, e c’è un’italiana in testa alle classifiche mondiali. Non è Nadia Battocletti, né Antonella Palmisano o Larissa Iapichino. Nella “season top list” del 2025 al numero 1 c’è per la prima volta una velocista: Zaynab Dosso. Leader nei 60 metri, grazie al 7’’01 con cui vinse gli Europei indoor ad Apeldoorn, seguiti dall’argento ai Mondiali al chiuso di Nanchino. Allenata a Roma da Giorgio Frinolli, “Za” è la prima donna italiana ad aver vinto un evento della velocità tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Cresciuta ad Abidjan, trasferita a nove anni a Rubiera per raggiungere la famiglia, ora è in vacanza a Miami dove la raggiungiamo.
Zaynab Dosso, quanto vale questo primato?
«È un’enorme soddisfazione. Qualcosa che sognavo da tempo e mi ripaga di tutti i sacrifici. Penso che sia un grande orgoglio anche per l’Italia».
Conserva qualche ricordo speciale dei giorni che l’hanno proiettata al numero 1?
«Prima delle batterie agli Europei mi sono svegliata con un piede dolorante, prima delle semifinali mi è venuto il torcicollo. Eppure ho vinto. Il dolore è dentro la testa, non bisogna piangersi addosso perché questa è la vita di uno sportivo. Sono state le mie cadute a darmi la spinta, mi identifico più negli insuccessi che nei successi».
Peccato per i Mondiali: la finale mancata dei 100, il problema fisico alla vigilia della 4x100.
«A Tokyo non è andata come speravo, l’infortunio è stato duro da accettare. Guardo avanti: ho voglia di migliorare agli Europei il mio bronzo di Roma 2024, ho ancora tanto da dimostrare».
Cosa le ha insegnato il 2025?
«Ho avuto la prova concreta di quanto potere interiore ho, di quanto sia importante investire su me stessa, all’inizio nemmeno la federazione lo faceva. Da sempre do il massimo anche quando non ho certezze attorno a me».
Si è concessa una lunga vacanza in Giappone e ora a Miami, ma l’anno scorso quasi scappò in Africa dopo le Olimpiadi: cosa successe?
«Mi sono infortunata durante la finale degli Europei di Roma, mi sono trascinata e non mi sono mai permessa di riposare. Anche se avevo dolore volevo fare tutto al 200% e a Parigi il mio corpo non si accendeva più. Il momento peggiore della mia vita. Piangevo e mi dicevo: “Forse smetterò”».
Come ha fatto a ricostruirsi e correre un inverno da leader?
«Ero in balia delle emozioni, delusa da me stessa. Poi la mia famiglia mi ha chiamato. Mia cugina urlava “ti abbiamo visto in tv, siamo orgogliosi. Vieni a trovarci”. Sono partita senza aver organizzato niente. Sono volata in Costa d’Avorio, la decisione migliore di tutta la mia vita».
Quale messaggio le era arrivato?
«Se la mia parte italiana si esprime nella vivacità, la mia parte africana si identifica nella famiglia che mi ama incondizionatamente, al di là di quello che io sia o abbia fatto. Per me l’Olimpiade era l’occasione della vita, per loro non cambiava niente».
Cosa ha trovato ad Abidjan?
«Mio nonno ha avuto cinque mogli, siamo tantissimi, là si cresce in condivisione, con tanto affetto. Ero concentrata su me stessa, poi ho iniziato a non usare il telefono, al mercato vedevo bambini di dieci anni che facevano i meccanici, bambine che correvano con pesanti ceste in testa. Mi sono detta: “Non posso piangermi addosso perché una gara è andata male”. Ora con mia sorella che fa le treccine voglio aprire una boutique di acconciature, magari a Roma».
Cosa pensa di Kelly Doualla?
«Mi ricorda un po’ me stessa, al primo anno sui 60 avevo fatto la miglior prestazione mondiale: è bello vedere un’altra ragazza afro discendente che riesce a correre così senza farsi coinvolgere da quel che le gira intorno».