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Ucraina, Heraskevych ha sempre il casco: “Non mi abituerò alla morte. Pirlo? Moralmente fallito”

Vladyslav Heraskevych ai Giochi di Milano Cortina

 

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Il campione di skeleton è diventato un simbolo a Milano Cortina dove ha portato le immagini di 26 atleti uccisi dopo l’invasione russa. “In palestra guardiamo il telefono e scoppiamo a piangere. Non mi stancherò di denunciare l’orrore”
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Nelle sue storie su Instagram Vladyslav Heraskevych posta immagini del drone che ha distrutto un condominio vicino a Kiev, i numeri di morti e feriti. Lo fa ogni giorno, da quando a febbraio per far parlare di cosa succede nella sua Ucraina ha pagato un prezzo sportivo altissimo: l’esclusione dalle Olimpiadi per non aver voluto rinunciare a quel casco con le immagini di 26 tra gli oltre 600 atleti uccisi dall’inizio del conflitto con la Russia. Ma da quel febbraio Heraskevych è il simbolo di un popolo che resiste, che non si arrende a regole ingiuste, un eroe per abitanti, atleti, militari. E lui ogni giorno cerca di non far dimenticare cosa succede in Ucraina: «Perché ce ne stiamo dimenticando. Se ne parla sempre meno. Mi chiedo come sia possibile. Perché? Perché? Ci stiamo abituando alla morte? O ci stiamo abituando che in Ucraina possono essere uccisi bambini, donne, uomini, anziani, che qui si può morire?».

Lei vede davvero questo?

«È così, penso sia la cosa peggiore che possa suc…

Nelle sue storie su Instagram Vladyslav Heraskevych posta immagini del drone che ha distrutto un condominio vicino a Kiev, i numeri di morti e feriti. Lo fa ogni giorno, da quando a febbraio per far parlare di cosa succede nella sua Ucraina ha pagato un prezzo sportivo altissimo: l’esclusione dalle Olimpiadi per non aver voluto rinunciare a quel casco con le immagini di 26 tra gli oltre 600 atleti uccisi dall’inizio del conflitto con la Russia. Ma da quel febbraio Heraskevych è il simbolo di un popolo che resiste, che non si arrende a regole ingiuste, un eroe per abitanti, atleti, militari. E lui ogni giorno cerca di non far dimenticare cosa succede in Ucraina: «Perché ce ne stiamo dimenticando. Se ne parla sempre meno. Mi chiedo come sia possibile. Perché? Perché? Ci stiamo abituando alla morte? O ci stiamo abituando che in Ucraina possono essere uccisi bambini, donne, uomini, anziani, che qui si può morire?».

Lei vede davvero questo?

«È così, penso sia la cosa peggiore che possa succedere, dimenticare, non accorgersi di cosa sia diventata la vita qui».

Racconti.

«Io i miei amici li vedo ai funerali».

Non c’è più socialità anche per lei che fa sport e si allena con la squadra?

«Sa cosa succede a volte durante le sessioni in palestra o altrove? C’è qualcuno che guarda il telefono con orrore. E scoppia a piangere. Un messaggio durante un allenamento è spesso una notizia terribile, dolorosa: un amico, un collega, un conoscente, un familiare che è morto o ferito in modo grave. È durissima da accettare. Cerco di scrivere delle vittime del mondo dello sport ucraino. Di postare video con le immagini dell’orrore. L'attenzione verso le vittime di questa guerra è diminuita, dobbiamo tutti parlarne di più. Solo così saremo più vicini a comprendere di che tragedia stiamo parlando».

Anche per lei non è facile stare in mezzo a quel dolore.

«No, molti amici atleti non si possono preparare perché le palestre sono senza elettricità. Molti, anche di livello, non hanno sponsor. I ragazzi non hanno i mezzi. Non hanno strumenti, bici, pesi. Con la fondazione che ho aperto cerchiamo di aiutare il più possibile, ma vedi cose orribili e non sempre è facile. Siamo stati a Mariupol in un centro che accoglie chi è rimasto solo: c’erano tanti bambini. Bambini rimasti senza genitori. Vedi orfani che devono crescere in qualche modo mentre Mosca continua il suo racconto».

Cosa intende?

«Mentre nei media, rispetto al 2022, l'attenzione sulla guerra nel nostro Paese è diminuita, la parte russa sta promuovendo con successo la narrazione degli "atleti russi innocenti che non hanno alcuna colpa", quando in realtà questo è ben lontano dalla verità. Purtroppo, insieme al continuo ritorno dei russi su varie piattaforme internazionali, la portata della guerra non fa che aumentare».

Si riferisce alla riapertura del Cio agli atleti russi con bandiere e inno?

«Vergognoso. Il ritorno dei russi alle competizioni sportive mentre la guerra è ancora in corso è davvero imbarazzante. Il Cio sta perdendo sempre più credibilità. Lo sport russo è attivamente coinvolto nella propaganda militare della Federazione Russa. Gli atleti russi partecipano direttamente a questa guerra come soldati. Le organizzazioni sportive russe organizzano eventi nei territori occupati e conducono propaganda attraverso lo sport tra i bambini ucraini rapiti. Non si può permettere ad assassini e criminali di tornare alle competizioni, ma ormai ci si abitua a tutto. Come da voi in Italia si è parlato di Pirlo come ct della Nazionale».

Il presidente federale Malagò ha spiegato che non sapeva del contratto con la società di scommesse russe.

«Sentita tante volte questa scusa. Il legame di Pirlo con Fonbet non era un documento segreto custodito in una cassaforte. Era di dominio pubblico. È andato a Mosca. Si è trovato accanto a persone che appoggiano apertamente la guerra. Se il presidente federale – so chi è da Milano Cortina – ne è venuto a conoscenza solo all'ultimo momento, allora il sistema che lo circonda è o pericolosamente incompetente o deliberatamente disposto a chiudere un occhio finché il costo politico non diventa troppo elevato».

Ma quella storia l’ha chiusa.

«Per fortuna. Pirlo è un fallito morale. A maggio, quando Pirlo è volato a Mosca, è sceso in campo al Luzhniki, ha sorriso alle telecamere, ha firmato autografi e ha promosso una società di scommesse russa mentre il mio Paese viene ancora bombardato ogni singolo giorno, sì, uso parole dure. Se ha deciso che i soldi provenienti da un Paese che sta uccidendo atleti ucraini, distruggendo le nostre città e cercando di annientarci siano accettabili, non si tratta di "semplici affari". È una scelta. E le scelte hanno delle conseguenze. Ma l'Italia si è finalmente svegliata e gli ha impedito di allenare la Nazionale. Bene».

Pirlo ha spiegato che non aveva alcun significato politico.

«Quando accetti denaro da un sistema che finanzia la macchina da guerra che sta distruggendo la mia patria, quando vai a Mosca nel bel mezzo di questo bagno di sangue e ti comporti come se niente fosse, questo è politico. Il silenzio e i sorrisi alle telecamere sono politici. E spero che Pirlo finalmente capisca che certi ponti te li bruci da solo, e nessuna dichiarazione piena di "amarezza" potrà ricostruirli».

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