Prestazione vomitevole? Sacchetto di carta in testa e passa il malcontento. In America niente fischi, né striscioni, né scioperi, né silenzi. Nel football universitario torna di moda protestare con una busta marrone sopra la testa. Un’immagine d’impatto che comunica la delusione degli spettatori per il rendimento dei loro giocatori.
La protesta per i Maryland Terrapins
Questa forma di contestazione si è rivista quest’anno in Ncaa: nella disfatta dei Maryland Terrapins per 54-3 contro gli Ucla Bruins del 26 settembre, impossibile non notare i due tifosi, fianco a fianco, con la faccia coperta dai sacchetti di carta. Ma già la settimana prima nella sconfitta con Virginia Tech (35-26) si era vista la stessa scena. Anche i sostenitori dell’Arkansas Razorbacks hanno fatto lo stesso quando hanno perso contro la Georgia per 45-17.
Le origini e la questione economica
Questa forma di contestazione risale alla disastrosa stagione del 1980 dei New Orleans Saints: due fori per gli occhi, un’espressione triste disegnata con il pennarello e la scritta “Aints” (non mi piace). Un modo per polemizzare nei confronti della squadra rimanendo invisibili, ma al tempo stesso vistosi, senza buttare il denaro speso per i biglietti. Ma cosa c’entrano i soldi? Oggigiorno, con i tifosi chiamati a pagare più che mai nel football universitario, la pazienza per un buon prodotto sul campo è ai minimi storici. Basta uno spettacolo mediocre per scatenare una reazione negativa. D’altronde si sa, lo show nello sport americano conta quasi più del risultato. E se la prestazione è da vomito, gli spettatori sugli spalti, per non sporcare la loro faccia, prendono il sacchetto e se lo buttano in testa.