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Il Moro di Venezia e la spy story del '92

Riviviamo le grandi emozioni della vela del passato dall'archivio di Repubblica: così l'indimenticato Carlo Marincovich raccontò nel 1992 le avventure del Moro di Venezia. E un presunto caso di spionaggio: un sub catturato mentre tentava di fotografare la chiglia della barca neozelandese
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(La Repubblica, 1 febbraio 1992)

SAN DIEGO - Giornata di riposo ieri per la Coppa America. Giornata dedicata non all'ozio ma allo spionaggio. Il caso del sommozzatore catturato mentre tentava di fotografare la chiglia della barca neozelandese ha dato la stura a mille altri casi, a mille altre storie che potrebbero stare benissimo nei film di James Bond o nei libri di John Le Carré. Anche quest'anno le chiglie sono gli "armamenti" più protetti della Coppa America. Giocano un ruolo determinante nella ricerca della velocità. Progettate al computer, vengono poi sperimentate nei tunnel idrodinamici. Segretissime e costosissime. Non si tratta di semplice curiosità accademica. Si tratta del fatto che gli sfidanti di questa Coppa America da adesso a maggio non possono più cambiare barche, ma possono cambiare tutto il resto. E trovare una chiglia più efficiente è un po' come trovare la famosa araba fenice o lo yeti. I neozelandesi, come tutti gli altri ormai, mettono in acqua la barca verso le otto del mattino. La gru solleva l'enorme scafo ammantato da un "pannolone" che protegge la chiglia e lo mette sull' acqua. Ultimi controlli, poi si toglie il pannolone e via verso il campo di regata che dista parecchie miglia. Il tempo per fotografare la chiglia è, dunque, ridotto a pochi attimi. Il sommozzatore catturato era appostato là sotto da parecchio. È stata trovata anche una bombola di riserva per il caso l' attesa si fosse prolungata. Nascosto tra i piloni delle banchine il sub vede il pannolone muoversi. È il momento giusto. Scosta il pannolone e si infila dentro per fotografare. Ma ecco la sorpresa. Sotto il pannolone c'è un altro pannolone e probabilmente un terzo, un quarto.

Il sub annaspa, qualche bollicina di troppo lo tradisce e alle sue spalle, come ombre sinistre, arrivano due sub neozelandesi. I due mostri neri lo afferrano per le braccia mentre quello annaspa e lo portano in superficie. Guardie e ladri si chiudono in un bunker. L'interrogatorio deve essere stato "stringente" ma non se ne conoscono i risultati. Poi, solo poi, viene chiamata la polizia che interroga lo spione e lo rilascia. È un ex incursore della Marina americana. Chi lo ha mandato? Ogni consorzio avrebbe avuto interesse a farlo ma l'operazione era così maldestra che nessun consorzio ci avrebbe rischiato l'immagine. Assolto il Moro, assolti tutti. L'ipotesi più probabile è che il giovanotto abbia pensato di mettere a frutto la propria capacità di lavoratore subacqueo. "Se fotografo quella chiglia, mi pagheranno a peso d'oro".

Il tragitto dalla banchina al campo di regata è quello in cui la barca è più esposta alle spie. Il Moro, che fu il primo scafo ad arrivare a San Diego, venne preso subito di mira. Dinnanzi ad una barchetta con un operatore televisivo tutto l'equipaggio un giorno si girò di schiena calandosi le brache. Immagini segrete mai trasmesse in tv. Le spie le pensano tutte. Sotto la boa di partenza domenica scorsa sono stati trovati due sub armati di tutto punto. Catturati anche loro, adesso la sorveglianza si è fatta più stretta. L'altra mattina mentre il Moro stava per prendere il via, è passato vicinissimo un veloce motoscafo con un signore che puntava sulla barca italiana un laser per misurarne la velocità. Paul Cayard ha capito al volo, ha frenato la barca sventando le vele e così quella misurazione non servirà a niente. I più insistenti e fastidiosi in questa azione di spionaggio sono gli americani di Bill Koch che hanno decine di barche spia, perfino mascherate da gozzetti da pesca, elicotteri, navi. Stanno dappertutto. Essendo stati colti più volte con le mani nel sacco adesso mandano vicino alle altre barche un innocuo gommone che sott' acqua sarebbe attrezzato con strumenti sofisticati per rilevare il disegno delle chiglie. A debita distanza si tiene invece un grosso motoryacht pieno di antenne che a detta dei tecnici servirebbero per la guerra elettronica, cioè per disturbare i computer e i satellitari delle barche concorrenti. Interrogato in proposito il braccio destro di Bill Koch si è limitato a rispondere: "È un argomento sul quale non sono autorizzato a parlare". Più chiaro di così. E aggiunge: "Ci sono molte barche attrezzate in questo modo, per esempio il Betsy". Che è di Dennis Conner. Oggi e domani ultime regate del primo girone. Il Moro incontrerà gli svedesi e Ville de Paris. Il secondo girone comincerà l' 8 febbraio e ogni vittoria frutterà ben quattro punti.

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