Beccaria: “Pesto fresco, tuffi nell’acqua gelata, fortuna: così ho vinto la regata al polo nord”

Ambrogio Beccaria festeggia a Les Sables-d’Olonne (foto Lorenzo Sironi)
Ambrogio Beccaria festeggia a Les Sables-d’Olonne (foto Lorenzo Sironi) 

Intervista allo skipper primo nella Vendée Arctique, la regata dalla Francia al circolo polare artico senza rotte prestabilite: “Ho mangiato mezzo chilo di pasta ogni due giorni, mi sono immerso al largo della Scozia per liberarmi di una rete da pesca, il pilota automatico è impazzito. Ho saputo in barca della morte di Dalin, lui mi ha insegnato qualcosa”

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“L'Islanda, tanta Scozia e Irlanda. I paesaggi, tutti molto simili, tutti estremi, senza nessun abitante. Mai visto una luce sulla costa”. Una regata non si vince soltanto, si vive come se fosse una nuova dimensione. Ambrogio Beccaria ha vinto la Vendée Arctique, la rotta dalla Francia al circolo polare artico andata e ritorno senza percorsi prestabiliti.

A 34 anni ha conquistato la prima regata in solitario della sua vita, a bordo di “Allagrande Mapei”: 3190 miglia in otto giorni, 14 ore, 5 minuti e 50 secondi. Ma Beccaria ha anche visto meraviglie, cercando di documentare su Instagram gli incredibili paesaggi dell’Atlantico del Nord. “Nessun porto, posti inaccessibili, super selvaggi. La costa ovest irlandese deserta, come il nord della Scozia. L'Islanda con le montagne innevate ma senza uomini in vista. Un po’ di sole sulle isole Far Oer mi ha fatto godere di una vista mozzafiato, prima di due-tre giorni di nebbia e freddo”.

L'arrivo di Ambrogio Beccaria (foto Lorenzo Sironi)
L'arrivo di Ambrogio Beccaria (foto Lorenzo Sironi) 

Ambrogio Beccaria, come ha vinto la Vendée Arctique, la regata in cui conta la creatività di intuire la rotta giusta?

“Con il pesto fresco a bordo, mezzo chilo di pasta ogni due giorni, e un enorme colpo di fortuna. Perché il primo in classifica, Sam Goodchild al timone di MACIF, era lontanissimo, e se avesse avuto un po’ di vento sarebbe arrivato facilmente davanti a me. Chi si trova senza spinta è costretto a inventarsi una rotta “creativa” per arrivare al traguardo di Les Sables-d’Olonne, quindi lascia una porta aperta agli avversari. Poi ho imparato qualcosa importante”.

Cosa?

“Non fare sempre affidamento sui file meteo, perché a volte si sbagliano completamente. Sette giorni perfetti, poi gli errori: Sam li ha ascoltati, ha fatto un giro enorme per cercare di arrivare in fondo, io invece sono stato opportunista. Ho detto “chi se ne frega del meteo, tiro dritto”. Ho capito di aver vinto a un’ora dall’arrivo, prima è stata solo battaglia, per questo sono sorpreso di quel che ho fatto”.

È vero che dopo la partenza ha avuto enormi problemi?

“Questi sono mezzi tirati al limite, come le auto e le moto da gara. C’erano comportamenti della barca che non conoscevamo, non abbiamo avuto il tempo di configurare tutta l'elettronica. Risultato: ho avuto problemi che quasi mi costringevano ad abbandonare. Se il pilota automatico è in blackout vira da solo, e ti trovi con una barca di 18 metri che sbanda a 90 gradi: rischi di spaccare tutto, di farti male. Anche per questo motivo ho scelto di aggirare l’Irlanda da ovest. Con una barca che non era al 100%, non volevo correre il rischio di trovarmi nei guai. Per fortuna sono riuscito a intervenire sull’antenna che si spegneva lasciando il pilota automatico senza informazioni”.

Le sue immagini immerso nelle gelide acque dell’Atlantico del Nord hanno impressionato.

“Ho perso quasi due ore al largo della Scozia: dovevo liberare una rete da pesca impigliata nella chiglia, mi sono dovuto immergersi quattro-cinque volte”.

Ha reso omaggio a Charlie Dalin, morto per un tumore dopo aver vinto con record il Vendée Globe, il giro del mondo in solitaria e senza scalo.

“È stato toccante ricevere la notizia mentre navigavo solo verso il Circolo Polare Artico. Ricordo che nel film che ha presentato a dicembre, lui raccontava di aver cercato soluzioni per continuare a vincere da malato: non andava più al 100%, ma al novanta perché quel dieci gli costava troppo. Anch’io ho capito quanto sia importante saper gestire l’energia, e l’ho messo in pratica in questa regata”.

La Vendée Globe la farà anche lei nel 2028?

“Abbiamo un super progetto, una super barca. Tutto è stato utile nella mia Vendée Arctique, in vista di quell’impegno che dura, ricordiamolo, sessanta-settanta giorni”.

La gioia di Ambrogio Beccaria (foto Lorenzo Sironi)
La gioia di Ambrogio Beccaria (foto Lorenzo Sironi) 

E adesso cosa la aspetta?

“Il primo regalo è stata una dormita dopo tanti giorni insonni. Avrei voluto fare un barbecue con tutto il team, ma sembra che sia più complicato di andare in solitario al circolo polare artico. Poi, mentre il mio team monterà i nuovi foil su Allagrande Mapei, mi sposterò nel sud della Francia. E per una decina di giorni andrò in bicicletta con amici, dormendo di notte in tenda”.

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