Volley, Grbic e la cura per Verona: ''Ci vogliono tempo e pazienza''
di ROBERTO MARCELLETTIIl nuovo tecnico della Calzedonia: ''Il cambio di allenatore aiuta, ma non risolve ogni cosa con un colpo di spugna"
ROMA - Sotto l'albero di Natale della Calzedonia Verona c'è Nikola Grbic. E' il nuovo tecnico della squadra veneta (martedì ha diretto il primo allenamento), subentra al dimissionario Andrea Giani (al timone per tre anni e mezzo). Risultati negativi, eliminazione dalla coppa Italia in casa contro Sora agli ottavi di finale, situazione di classifica al di sotto delle aspettative e degli investimenti. Ridare fiducia e morale a un gruppo in caduta libera sono solo alcuni degli impegni che aspettano al varco l'allenatore della nazionale serba. Un cammino tortuoso che nei piani della società e del tecnico dovrà portare la formazione della città scaligera più in alto possibile in classifica e soprattutto raggiungere una buona condizione fisica e mentale in vista dei playoff scudetto. L'organico è di primo piano, ma qualcosa nel motore gialloblù si è bruscamente interrotto. L'esperienza e le idee che porte…
ROMA - Sotto l'albero di Natale della Calzedonia Verona c'è Nikola Grbic. E' il nuovo tecnico della squadra veneta (martedì ha diretto il primo allenamento), subentra al dimissionario Andrea Giani (al timone per tre anni e mezzo). Risultati negativi, eliminazione dalla coppa Italia in casa contro Sora agli ottavi di finale, situazione di classifica al di sotto delle aspettative e degli investimenti. Ridare fiducia e morale a un gruppo in caduta libera sono solo alcuni degli impegni che aspettano al varco l'allenatore della nazionale serba. Un cammino tortuoso che nei piani della società e del tecnico dovrà portare la formazione della città scaligera più in alto possibile in classifica e soprattutto raggiungere una buona condizione fisica e mentale in vista dei playoff scudetto. L'organico è di primo piano, ma qualcosa nel motore gialloblù si è bruscamente interrotto. L'esperienza e le idee che porterà l'ex palleggiatore tra gli altri di Piacenza, Trento e Cuneo e ottimo conoscitore del volley italiano (ha giocato in Italia dagli inizi degli anni Novanta al 2013) serviranno per ricominciare a vincere.
Grbic, bentornato nel campionato italiano. Come sta Verona?
"E' la prima volta che entro a stagione in corso, anzi quasi a metà stagione. La situazione della Calzedonia è precipitata dopo aver perso qualche partita contro avversarie importanti: è subentrata una mancanza di sicurezza che come un virus, a piccoli passi, ha contagiato tutta la squadra. Una pillola non risolve subito il problema, c'è bisogno di tempo e pazienza per tornare a credere nelle proprie possibilità. Il cambio di allenatore aiuta, non risolve ogni cosa con un colpo di spugna".
A Perugia la medicina ha funzionato.
"Era una situazione diversa. Prima dell'arrivo di Lorenzo (Bernardi, ndr) la squadra non aveva mai giocato al completo, poi sono cambiate tante cose. C'è stato l'inserimento di Atanasijevic, un giocatore che per diversi anni ha tirato la carretta da solo, che ha ridato coraggio e fiducia all'intero gruppo. Qui la situazione è diversa, la strada è in salita: la squadra deve ritrovarsi da sola senza l'aggiunta di nessun campione. Le qualità per farlo ci sono".
Che cosa ha chiesto e chiederà ai ragazzi?
"Di lavorare con impegno e bene. Sono consapevole che ci vorrà del tempo prima di vedere una squadra che giochi bene, per questo le parole d'ordine di questo periodo sono tempo e pazienza. Verona deve adattarsi al mio metodo e i giocatori hanno bisogno di capire le mie esigenze e quello che gli chiederò. Un processo normale per una squadra con un nuovo allenatore. Solo così possiamo costruire qualcosa di importante. E poi sono qui da solo un giorno e faccio fatica a dire che cosa posso fare. Il mio focus è la squadra".
Prima di diventarne allenatore, dall'esterno che impressione aveva di Verona?
"Ho visto partite giocate con troppa poca pazienza, gli errori pesano troppo. Secondo me questa squadra ha bisogno di trovare tranquillità e precisione. Quando entrano in campo ai giocatori sembrano entrare in testa pensieri negativi. Per cancellare dubbi e perplessità serve un lavoro quotidiano. Il mio compito è trasmettere lucidità e tranquillità".
Quali saranno i primi passi per rilanciarsi?
"Pretendo massimo impegno e andare in campo sempre con "la testa". Per me è fondamentale essere precisi nella situazioni facili. I break si nascondono in ogni punto. Se non realizzi i punti facili, quando alla fine di un set ti trovi a giocarti la palla decisiva punto a punto pensi alle occasioni sprecate in precedenza. Comunque la squadra è buona, è solo insicura".
Questa squadra fin dove può arrivare?
"Troppo presto per dirlo. La squadra è costruita per arrivare in alto, comunque ricordiamo che ci dobbiamo confrontare con formazioni altrettanto forti e zeppe di campioni. Allora non posso parlare di obiettivi, però mi piacerebbe che la squadra riuscisse a lavorare bene per arrivare ai playoff nella migliore condizione. A quel punto ci sono le partite che contano veramente. A me interessa che ogni atleta faccia al meglio quello che sa fare".
Forse Verona avrebbe bisogno di un leader?
"Il leader all'interno di una squadra si crea da solo, sono i ragazzi stessi a trovarlo dentro lo spogliatoio. La pallavolo è uno sport di squadra e se i giocatori non si aiutano tra loro da soli non si vince. Il compito dell'allenatore è quello di dire chi è il capitano, il resto lo fa il gruppo. Adesso è necessario essere uniti, non avere il leader per vincere. Una squadra può avere tanti ottimi giocatori, ricordate la grande Treviso aveva diversi campioni e per vincere non aveva bisogno di un leader".
Grbic, bentornato nel campionato italiano. Come sta Verona?
"E' la prima volta che entro a stagione in corso, anzi quasi a metà stagione. La situazione della Calzedonia è precipitata dopo aver perso qualche partita contro avversarie importanti: è subentrata una mancanza di sicurezza che come un virus, a piccoli passi, ha contagiato tutta la squadra. Una pillola non risolve subito il problema, c'è bisogno di tempo e pazienza per tornare a credere nelle proprie possibilità. Il cambio di allenatore aiuta, non risolve ogni cosa con un colpo di spugna".
A Perugia la medicina ha funzionato.
"Era una situazione diversa. Prima dell'arrivo di Lorenzo (Bernardi, ndr) la squadra non aveva mai giocato al completo, poi sono cambiate tante cose. C'è stato l'inserimento di Atanasijevic, un giocatore che per diversi anni ha tirato la carretta da solo, che ha ridato coraggio e fiducia all'intero gruppo. Qui la situazione è diversa, la strada è in salita: la squadra deve ritrovarsi da sola senza l'aggiunta di nessun campione. Le qualità per farlo ci sono".
Che cosa ha chiesto e chiederà ai ragazzi?
"Di lavorare con impegno e bene. Sono consapevole che ci vorrà del tempo prima di vedere una squadra che giochi bene, per questo le parole d'ordine di questo periodo sono tempo e pazienza. Verona deve adattarsi al mio metodo e i giocatori hanno bisogno di capire le mie esigenze e quello che gli chiederò. Un processo normale per una squadra con un nuovo allenatore. Solo così possiamo costruire qualcosa di importante. E poi sono qui da solo un giorno e faccio fatica a dire che cosa posso fare. Il mio focus è la squadra".
Prima di diventarne allenatore, dall'esterno che impressione aveva di Verona?
"Ho visto partite giocate con troppa poca pazienza, gli errori pesano troppo. Secondo me questa squadra ha bisogno di trovare tranquillità e precisione. Quando entrano in campo ai giocatori sembrano entrare in testa pensieri negativi. Per cancellare dubbi e perplessità serve un lavoro quotidiano. Il mio compito è trasmettere lucidità e tranquillità".
Quali saranno i primi passi per rilanciarsi?
"Pretendo massimo impegno e andare in campo sempre con "la testa". Per me è fondamentale essere precisi nella situazioni facili. I break si nascondono in ogni punto. Se non realizzi i punti facili, quando alla fine di un set ti trovi a giocarti la palla decisiva punto a punto pensi alle occasioni sprecate in precedenza. Comunque la squadra è buona, è solo insicura".
Questa squadra fin dove può arrivare?
"Troppo presto per dirlo. La squadra è costruita per arrivare in alto, comunque ricordiamo che ci dobbiamo confrontare con formazioni altrettanto forti e zeppe di campioni. Allora non posso parlare di obiettivi, però mi piacerebbe che la squadra riuscisse a lavorare bene per arrivare ai playoff nella migliore condizione. A quel punto ci sono le partite che contano veramente. A me interessa che ogni atleta faccia al meglio quello che sa fare".
Forse Verona avrebbe bisogno di un leader?
"Il leader all'interno di una squadra si crea da solo, sono i ragazzi stessi a trovarlo dentro lo spogliatoio. La pallavolo è uno sport di squadra e se i giocatori non si aiutano tra loro da soli non si vince. Il compito dell'allenatore è quello di dire chi è il capitano, il resto lo fa il gruppo. Adesso è necessario essere uniti, non avere il leader per vincere. Una squadra può avere tanti ottimi giocatori, ricordate la grande Treviso aveva diversi campioni e per vincere non aveva bisogno di un leader".