Julia Ituma, la madre nella stanza dell'hotel di Istanbul: "Non posso credere al suicidio"
dalla nostra inviata Brunella Giovara , dalla nostra inviata Brunella GiovaraISTANBUL. Alla mamma si dice sempre la verità, forse. E l'ultima chiacchierata con Julia è stata vera e così sincera che "mi ha detto: mamma, abbiamo perso. Io ho fatto due punti, ma la squadra ha fatto schifo". E com'era, Julia? "Forte, come sempre. Era una ragazza molto forte, e non solo in campo. A 17 anni era in Serie A, quante sue compagne sono ancora in C. Aveva il successo nelle mani...". A 18 anni e qualche mese, Julia Ituma è sul lettino di un obitorio a Istanbul, un cadavere lungo 1,92 che ci sta appena, lì sopra. Suicidio, dice la polizia turca che sta facendo le indagini, ma non le ha certo già chiuse. Ci si può ammazzare a 18 anni? Succede, può succedere.
ISTANBUL. Alla mamma si dice sempre la verità, forse. E l'ultima chiacchierata con Julia è stata vera e così sincera che "mi ha detto: mamma, abbiamo perso. Io ho fatto due punti, ma la squadra ha fatto schifo". E com'era, Julia? "Forte, come sempre. Era una ragazza molto forte, e non solo in campo. A 17 anni era in Serie A, quante sue compagne sono ancora in C. Aveva il successo nelle mani...". A 18 anni e qualche mese, Julia Ituma è sul lettino di un obitorio a Istanbul, un cadavere lungo 1,92 che ci sta appena, lì sopra. Suicidio, dice la polizia turca che sta facendo le indagini, ma non le ha certo già chiuse. Ci si può ammazzare a 18 anni? Succede, può succedere.
Julia Ituma, la madre: "Non posso credere che si sia buttata"
Anche a una ragazza da Serie A, nata per la pallavolo, brava in tutto meno che nelle ricezioni, allegra e ruggente in campo, una predestinata a grandi cose, tra cui l'eredità di Paola Egonu, per fisico, ruolo (opposto), eleganza, potenza, e anche per l'origine nigeriana. E questo di lei dicevano tutti: dopo la Egonu ci sarà Titu, la ragazzina che andava all'oratorio in Bovisa, a Milano, la ragazza che subito è entrata nel Club Italia, quella che saltava più in alto di tutte, che amava giocare come nessuna, era tutto un peana e un lanciarla sempre più in avanti, Julia. Poi, si sa che anche questo è un bel peso da portare, che le corone da regina sono difficili da tenere sulla testa. Ma come dice la madre Elizabeth, "era così forte, la mia ragazza, che non posso credere che si sia voluta buttare da una finestra. E poi qualcuno mi ha detto che era un balcone, insomma io voglio vedere con i miei occhi, i documenti, il posto. E Julia".
Julia Ituma, le immagini delle telecamere dell'albergo prima della morte della pallavolista
Julia Ituma, il giallo dell'ultima telefonata
E su questa moquette da albergo si è spenta la vita breve di questa ragazza, alla fine di una serata certamente difficile, ma non solo per lei: perso 3 a 0 contro l'Eczacibasi Dynavit Istanbul. Semifinale di ritorno di Champions League, quindi fuori dai giochi. La squadra va a cena, poi tutti a dormire perché il giorno dopo si ritorna in Italia. Ma nessuno dorme granché, ci sono tante cose da dire dopo una vittoria e tantissime dopo aver perso, ma comunque alle 22 Julia chiama la madre, e chiacchierano un po', lei commenta la partita e poi ciao, a dormire. Ma Julia non dorme proprio, anzi esce dalla stanza che divide con la spagnola Lucia Varela, e decide di stare da sola nel corridoio. Le telecamere interne dell'albergo la inquadrano a lungo, tra le 22.30 e le 23.50. I pantaloni corti, la felpa nera con le maniche lunghe, le scarpe, quelle che troveranno davanti all'ingresso. Cammina su e giù, avanti e indietro. Ha il cellulare in mano, e ogni tanto lo usa, la polizia lo ha sequestrato per capire con chi ha parlato e a chi ha scritto.
Di sicuro ha parlato con un ragazzo, un suo compagno di scuola nel liceo privato di Novara dove studiava da quando è entrata nella Igor Gorgonzola. Hanno litigato, come succede ai ragazzi. Erano fidanzati? Non si sa, ma di certo hanno discusso e a lungo e pesantemente, tanto che quel ragazzo ha poi mandato messaggi a Lucia, per dirle quello che era successo, e voleva essere sicuro che Julia fosse tranquilla. E lei non lo era, perché il video la riprende poi seduta per terra sulla moquette, la schiena appoggiata alla parete. È davanti alla sua stanza, e lì sta tanto, e a un certo punto è proprio abbandonata a una disperazione evidente. La testa sulle ginocchia, quelle gambe lunghissime che erano la sua forza. Piange? Non si capisce bene. E poi si rialza, dà ancora un'occhiata al cellulare, fa un veloce stretching perché è rimasta indolenzita, e rientra in camera. Racconterà alla polizia la compagna Lucia che al suo rientro si sono messe a parlare, e così sono andate avanti fino all'una e mezza di mattina. Di cosa hanno parlato? Del litigio, sicuro. Della partita, probabilmente, e anche della loro vita di giocatrici professioniste, piccole di età ma già autonome (Julia aveva uno stipendio da 3mila euro al mese), sono indipendenti, grandi, talvolta famose, in carriera. E poi Lucia si è addormentata. L'altra ha aperto la finestra scorrevole, scavalcato il parapetto, e così se ne è andata.
Julia Ituma, la mamma: "Non sono ancora riuscita a piangere"
"E la sua compagna di stanza non ha sentito niente? Mi sembra impossibile", dice la mamma. "Io non sono ancora riuscita a piangere, perché non ci credo ancora. A Pasqua eravamo insieme, abbiamo festeggiato con la famiglia, noi e i suoi fratelli. Julia era contenta", e la zia Helen racconta che qualche sera fa avevano giocato insieme, "mi sfidava a una gara di ballo, un rap del nostro Paese di origine, la Nigeria. Si balla dimenando il sedere, e abbiamo tanto riso. Poi è diventata seria e mi ha detto che basta, doveva andare a dormire perché il giorno dopo aveva l'allenamento". Ma è così dura ricordarla così viva, mentre balla come una bambina scatenata, e ritrovarla poi morta, fredda, una storia finita.
La sua squadra è in lutto. Lo sgomento è enorme. Tutta la pallavolo è sotto shock, veramente, e ritornando indietro nel tempo, tutti quelli che in una manciata di anni hanno visto crescere Titu, dalla polisportiva San Filippo Neri del quartiere Bovisa al Club Italia, il nido delle promesse e future Egonu. Anche Paola ha postato un nastro nero sui social. "Non ti dirò di volare alto nel cielo, quello lo facevi già quaggiù" ha scritto sui social la sua ex compagna di squadra nel Club Italia, Stella Nervini, "Spero solo che tu possa trovare quella pace e quella serenità che qua non hai trovato. Proteggici, mia cara amica, giocherai sempre al mio fianco". Il suo procuratore, Donato Saltini, ieri diceva che Julia a Novara stava bene, era felice dello spazio che le veniva dato. "Stava imparando, crescendo molto". E via via che cresceva fino a quel metro e 92 centimetri, con i capelli nerissimi che poi aveva tagliato, adesso li aveva corti corti e lo sguardo più duro, quante cose si nascondono dietro gli sguardi delle persone, ma uno ci pensa solo dopo.