Tutte per Julia Ituma. Novara si rialza oltre il dolore: "Sempre con noi"
dal nostro inviato Maurizio Crosetti , dal nostro inviato Maurizio CrosettiCHIERI (TO) — Quanta vita in tutti i piccoli gesti dei corpi che resistono, gli esercizi per non andare a fondo, i sorrisi da trovare da qualche parte, nel buio. Mani che picchiano mani, le carezze appena sfiorate, i baci dolcissimi che Cristina appoggia sulla nuca di Anna nel minuto di silenzio, ed è un silenzio vero, assoluto. Lo rigano lacrime mute, poi lo interrompe il vagito di un neonato in braccio alla mamma. Quanta vita. Le ragazze di Novara in campo per la prima volta senza Julia Ituma, la loro compagna che una settimana fa si è uccisa, le ragazze che vincono al 5° set dopo avere perso i primi due. Era l’andata dei quarti di finale per lo scudetto. Julia la chiamavano Titu, ed è la parola che alcune giocatrici si sono disegnate sul braccio con il pennarello, Kenia ci ha messo anche un cuoricino blu. L’elastico nero del lutto graffia la pelle, gli occhi non sanno cosa guardare. Quelli di Lucia Varela, la compagna di stanza di Titu, l&…
CHIERI (TO) — Quanta vita in tutti i piccoli gesti dei corpi che resistono, gli esercizi per non andare a fondo, i sorrisi da trovare da qualche parte, nel buio. Mani che picchiano mani, le carezze appena sfiorate, i baci dolcissimi che Cristina appoggia sulla nuca di Anna nel minuto di silenzio, ed è un silenzio vero, assoluto. Lo rigano lacrime mute, poi lo interrompe il vagito di un neonato in braccio alla mamma. Quanta vita. Le ragazze di Novara in campo per la prima volta senza Julia Ituma, la loro compagna che una settimana fa si è uccisa, le ragazze che vincono al 5° set dopo avere perso i primi due. Era l’andata dei quarti di finale per lo scudetto. Julia la chiamavano Titu, ed è la parola che alcune giocatrici si sono disegnate sul braccio con il pennarello, Kenia ci ha messo anche un cuoricino blu. L’elastico nero del lutto graffia la pelle, gli occhi non sanno cosa guardare. Quelli di Lucia Varela, la compagna di stanza di Titu, l’ultima persona ad averla vista viva a Istanbul, puntano il vuoto. Lucia non entrerà in campo.
Attraversata la loro notte, le ragazze dell’Igor Gorgonzola Novara arrivano al palazzetto di Chieri ventiquattro ore dopo avere accarezzato la bara di Julia. “Silenzio e rispetto” c’è scritto sullo striscione dei tifosi della Reale Mutua Chieri. Ci sono anche una quarantina di novaresi che restano zitti, e lo faranno fino alla fine della stagione, anche sabato in gara-2. Hanno portato uno striscione bianco: “Sei sempre con noi”. Caterina, Giulia, Eleonora, Kenia, Cristina, Ebrar, Stella, che nomi bellissimi abbiamo dato alle nostre figlie. Il viso di Julia sorride dal maxischermo, il suo nome viene ritmato dal palazzetto che resta in silenzio fino al punto numero 15 del primo set, 15 era il numero di maglia di Titu. Nella distinta delle formazioni, i numeri di Novara scorrono dall’1 al 14, poi passano al 99 di Ebrar Karakurt. Nel vuoto di una cifra, tutta la possibile assenza. Julia Ituma era la più piccola del gruppo. E ci sono tante ragazzine come lei in questo luogo di sport, circondato da case color pastello tra i prati. Ci sono le mamme e i papà che le hanno accompagnate, i baci, le merendine. Il mistero dei nostri ragazzi, e del dolore che sembra non avere un senso. Il riscaldamento delle squadre avviene in un brusio sospeso, si fatica a reggere sguardi che sembrano qui, ma non lo sono. Le ragazze provano a darsi coraggio prendendo a sberle il pallone, c’è tanta vita anche in questo, e nel rumore che fanno le scarpette sul linoleum, nei tonfi e nei rimbalzi. Come nelle palestre a scuola dove tutto rimbombava all’infinito. Da quelle scuole, queste ragazze sono appena uscite, alcune le frequentano ancora.
Occorre più di un’ora all’Igor per entrare in partita. I primi due set sono di Chieri, quasi di slancio e sempre in vantaggio. Impensabile che le novaresi non si sentano altrove, un po’ perdute. Ma la resistenza dei corpi è anche una collana di piccoli punti messi in fila, una catena con l’ancora in fondo: si risale per non pensare o per pensare troppo, ogni pallone è per Titu. Così Novara vince il terzo set combattendo, e anche il quarto ma più facilmente, ormai il motore romba, c’è addirittura il miracolo di qualche sorriso vero, e ci sono abbracci forti. Quanta vita. Il volley è un luogo di famiglie e gentilezza. Le giocatrici del Novara le chiamano le zanzare, il logo sociale è un disegno buffo dell’insetto. “La famiglia bianco blu” sta scritto sulle magliette dei tifosi chieresi, che riprendono a cantare perché ogni cosa continua. “Canteremo anche per te, ciao Julia” c’era scritto su un altro striscione dei tifosi di casa. Ed è come se la notte si fosse lievemente diradata, la partita vera è il migliore ricordo per una ragazza che non c’è più. L’ultimo set è una scalata punto a punto che Novara va a prendersi prima di vincere davvero, prima di piangere davvero.